“Regionali 1″ Undici a due, crolla la Maginot del centrodestra

05/04/2005

    martedì 5 aprile 2005

      NON C’È STATO IL TEMUTO ASTENSIONISMO (ALLE URNE IL 71 PER CENTO) E NEMMENO L’«EFFETTO MUSSOLINI», IRRILEVANTE A ROMA E NAPOLI
      Undici a due, crolla la Maginot
      del centrodestra
      Anche Piemonte e Lazio al centrosinistra, ma la grande sorpresa è la Puglia

      Alessandro Barbera

        ROMA
        Undici governatori per l’Unione, solo due riconferme al Polo (Lombardia e Veneto), nessun «effetto Papa» sul voto. Per il centrodestra le Regionali 2005 si tramutano nel peggiore degli scenari immaginati. Perde ovunque e nettamente: nelle regioni «rosse», in Campania, come in quasi tutte quelle in cui governava. In Calabria, Liguria, Abruzzo e nelle tre che costituivano la «linea Maginot» della maggioranza, quelle in cui i presidenti uscenti erano considerati candidati forti alla riconferma. A conti fatti da oggi l’opposizione guida in sedici regioni su venti. Cade Enzo Ghigo in Piemonte contro l’ex presidente della provincia di Torino Mercedes Bresso. Nel Lazio vince Piero Marrazzo e perde Francesco Storace nonostante il risultato deludente di Alessandra Mussolini. L’esito più inaspettato è quello pugliese, dove Nichi Vendola di Rifondazione, vincitore a sorpresa delle primarie, ha avuto la meglio su Raffaele Fitto, fino a qualche settimana fa considerato imbattibile.

          I POLI E I PARTITI
          Ancora ufficioso il quadro totale dei voti raccolti dai due poli così come quello dei singoli partiti. Le prime indicazioni confermano la vittoria per il centrosinistra: 52,9% contro il 45,1% del Polo, pari ad oltre due milioni e mezzo di voti di differenza. Le liste raccolte in «Uniti nell’Ulivo» (Ds, Margherita, Sdi) raccoglierebbe il 34,2% (31,7% un anno fa, il 32,9% cinque anni fa) e in molte delle otto regioni in cui si è presentata sotto un unico simbolo è in testa: in Liguria (34% circa), Lazio (27%) e lotta per il primato con Forza Italia in Veneto e Lombardia con il 25% circa. In Campania e Calabria, due delle regioni in cui non correva insieme ai diesse, gli ultimi risultati danno in testa la Margherita. Nel Polo il risultato più rilevante è il forte calo di Forza Italia: le proiezioni Nexus di ieri notte parlano del 18,4% a livello nazionale contro il 21% di un anno fa e il 25,6% delle regionali del 2000. Stabile l’Udc (al 5,6% contro il 4,8% di un anno fa e il 6,1% del 2000), cala An (10,5% contro il 13% di cinque anni fa), può sorridere la Lega: i dati della notte la accreditano al 5,9% contro il 5,1% del 2000.

            POLO IN CALO ANCHE DOVE VINCE
            Un’occhiata alle ultime regionali dimostra un calo dei consensi anche nelle Regioni in cui il Polo esce vittorioso. Roberto Formigoni viene confermato alla guida della Lombardia con circa il 9% in meno dei consensi: dal 62,3% del 2000 scende al 54% circa. Tutti voti transitati al candidato dell’altro Polo: Mino Martinazzoli si era fermato al 31,5%, Riccardo Sarfatti raggiunge il 42% circa. Cala anche Giancarlo Galan in Veneto: dal 55% di cinque anni fa scende al 50%, mentre Massimo Carraro recupera altrettanto rispetto al candidato di allora Massimo Cacciari.

              IL «FATTORE AS»
              O meglio il «fattore Mussolini». Nonostante l’enorme spot gratuito per la sua lista (bocciata e riammessa) in Lazio, la leader di «Alleanza Sociale» non ha sfondato né contro Francesco Storace né in Campania. Le ultime proiezioni la accreditavano infatti al 2% mentre lo scarto fra Marrazzo e Storace raggiungeva i quattro punti percentuali. Non ha granché pesato né l’«effetto Rotondi», la lista democristiana che si è presentata in Piemonte (1,1%) e Campania, né l’«effetto Panto» in Veneto. La lista dell’industriale autonomista «Progetto nordest» strappa comunque un cospicuo bottino elettorale a Galan: quasi il 7%. Difficile stabilire per ora che ne sia stato dei consensi radicali. In questo caso la risposta dovrà venire dall’analisi dei flussi elettorali, anche se si può presupporre che il loro voto si sia concentrato fra il centrosinistra e l’astensione.

                AFFLUENZA STABILE
                Non c’è stato il temuto effetto «distrazione» dovuto alla morte del Papa. L’affluenza complessiva alle Regionali è infatti solo lievemente inferiore a quella delle ultime consultazioni: il 71,4% contro il 73,1%. «Non ci sono state variazioni apprezzabili», ha detto il ministro Pisanu. Fatta salva Torino (+0,9%), il calo si è sostanzialmente concentrato al nord, mentre in diverse province del sud l’affluenza è aumentata: fra le altre Roma (+1,2%), Caserta (+1,1%), Bari (+0,7%) e Reggio Calabria (+1,5%). Da segnalare un aumento complessivo dell’affluenza nelle due Regioni in cui lo scontro elettorale è stato più seguito dai media: nel Lazio dello scontro Storace-Mussolini (72,6% rispetto al 71,6%) e nella Puglia delle primarie del centro-sinistra (70,5% rispetto al 70,2%). Il maggior calo dei votanti è stato in Veneto, Toscana (-3,2%), Emilia e Lombardia (-3%). Maglie nere per Sondrio (-5,3%), Rimini (-5,1%), Prato (-4,7%) e Bergamo (-4,6%).