Reggio. Presidio per denunciare salari e lavoro nero

19/11/2007
    sabato 17 novembre 2007

      Pagina 20 – Cronaca

        Un presidio per denunciare
        bassi salari e lavoro nero

          Maria Scardamaglia

          Primo round della due giorni di mobilitazione, ieri, per i sindacati del commercio, in lotta con la Confcommercio per il rinnovo contrattuale. I sindacati, ieri mattina, sono stati protagonisti di un presidio davanti alla sede della Confcommercio reggiana, in via Roma, dove – attraverso un volantinaggio – hanno avuto modo di sensibilizzare l’opinione pubblica sui problemi della categoria: dal precariato alle basse retribuzioni fino al lavoro nero.

          «Il 25 settembre scorso – dichiarano in una nota i sindacati di categoria Filcams Cgil, Fisascat Cisl, Uiltucs Uil – Confcommercio ha rotto le trattative per il rinnovo del contratto nazionale con modalità che hanno dell’assurdo. La rottura infatti si è consumata non su distanze di merito ma per pregiudiziali squisitamente politiche dell’Associazione che, non avendo firmato il Protocollo sul welfare con il governo e le altre parti sociali, ha ritenuto che non vi fossero più le condizioni per proseguire la trattativa. Nella piattaforma rivendicativa presentata vi è una richiesta di aumento salariale di 78 euro per il biennio 2007/2008: una richiesta estremamente equilibrata che però è stata ritenuta dalla controparte datoriale, esosa. Ci chiediamo – proseguono i sindacati – quale sia l’intento di questa Associazione che, mentre da un lato si inserisce nel dibattito politico lamentando salari troppo bassi e una conseguente crisi dei consumi, bacchettando il governo e le imprese, dall’altro si dimentica che più di due milioni di addetti del terziario sono pur essi consumatori e avrebbero bisogno anch’essi di risposte alla loro precarietà retributiva.

          Ricordiamo – prosegue il comunicato distribuito anche ieri mattina dai sindacati – che il contratto del commercio privato è applicato dai piccoli negozi dove ancora regnano forti sacche di lavoro irregolare, e dalle grandi catene della distribuzione che spesso salgono agli onori della cronaca per le condizioni vessatorie cui sottopongono i propri addetti».

          Pagina 20 – Cronac

          L’Ascom reggiana: «
          Trattiamo ma soltanto sugli aumenti»

            L’associazione dei commercianti è disposta a discutere sugli incrementi retributivi proposti dai sindacati, ma le altre richieste, a suo avviso, farebbero crescere eccessivamente il costo totale del lavoro. Si dice quindi pronta a riaprire le trattative sull’ipotesi di concedere un eventuale aumento in cambio di un «recupero di flessibilità oraria e di produttività misurabile».

            Ieri avevano scioperato i dipendenti delle imprese commerciali che operano da lunedì a venerdì. Oggi, mentre scendono in lotta quelli di vari punti vendita, tra cui Esselunga, Ipersì Meridiana, Quinzio, Lidl e rete Despar, il direttore di Ascom, Pier Paolo Occhiali, dichiara: «Non ci sono spazi per trattare insieme aumenti salariali, costi aggiuntivi e richieste normative, che riducono ulteriormente la flessibilità».

            Le organizzazioni di categoria Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl e Uiltucs-Uil vorrebbero 78 euro mensili in più per il biennio 2007-2008, una richiesta, a loro avviso, equilibrata. La Confcommercio ribatte: «La piattaforma sindacale arriva a costare complessivamente quasi il nove per cento, di cui circa il 6% per le retribuzioni e quasi il 3% per richieste non economiche. Il contratto del terziario, infatti, comprende altri costi, in particolare quelli dei fondi per la previdenza e l’assistenza sanitaria, che riducono i margini di trattativa sugli altri aspetti».

            Il vertice dei commercianti aveva rotto le trattative per il contratto nazionale il 25 settembre scorso con motivazioni, che i sindacati giudicano assurde, legate alla decisione di non firmare il protocollo sul welfare con il Governo e le altre parti sociali.

            Occhiali, a tal proposito, spiega: «Non abbiamo condiviso il protocollo, che si somma alla piattaforma, ma la rottura delle trattative non è un atto contrario al protocollo stesso e questo non deve essere materia di confronto con il sindacato».

            L’obiettivo più importante, per la Confcommercio, è incominciare a ridurre la forbice tra gli oneri aggiuntivi, che sono i più alti d’Europa, e i salari, che sono i più bassi. Il contratto nazionale, a suo parere, deve prendere in considerazione la produttività, che dipende dal costo del lavoro, dalla flessibilità nei modelli organizzativi, dal numero delle ore effettivamente lavorate e dall’organizzazione degli orari. (l.s.)