Reggio. I sindacati insorgono, dietrofront di Esselunga

31/10/2007
    mercoledì 31 ottobre 2007

      Pagina 11 – Cronaca

        Niente apertura straordinaria per Ognissanti; decisivo l’interesse della Curia

        I sindacati insorgono,
        dietrofront di Esselunga

          Le lacune di una delibera comunale datata 2001

            I sindacati erano già sul piede di guerra. Per la prima volta, un paio di supermercati cittadini avevano annunciato l’intenzione di aprire i battenti il primo novembre, festa di Ognissanti, insinuandosi in una lacuna dell’ordinanza comunale che regola aperture e chiusure degli esercizi commerciali. L’Esselunga di viale Timavo e l’Affare di Masone erano pronti a rompere questa regola non scritta. Poi ieri sera, il colpo di scena: «No, purtroppo giovedì siamo chiusi. Ce l’hanno comunicato mezz’ora fa».

            Così rispondeva una voce gentile al telefono della sede reggiana di Esselunga, ieri sera poco prima delle 18, aggiungendo: «Ce l’hanno comunicato soltanto mezz’ora fa da Milano: giovedì siamo chiusi, ma apriamo regolarmente domenica».

            Già da qualche giorno i sindacati erano sul piede di guerra per queste aperture date per certe, forti del fatto che Esselunga di viale Timavo, la propaggine reggiana del commendator Caprotti, aveva deciso di aprire in un giorno festivo al di fuori del calendario rituale.

            Fino a ieri mattina lo scontro sembrava concreto, quasi tangibile. Da una parte i sindacati che rivendicavano il diritto dei lavoratori a godersi le festività, dall’altra un’azienda decisa a sfruttare – in maniera legittima – la lacuna dell’ordinanza comunale.

            «Quello delle aperture degli esercizi commerciali durante le festività è un problema di natura sociale e regolamentare». Su queste basi, Cristian Sesena, segretario provinciale Filcams-Cgil, aveva commentato duramente la notizia di queste possibili aperture straordinarie.

            «Queste aperture – aveva detto – non sono positive né dal punto di vista sociale, perché tendono a trasformare i centri commerciali in luoghi di aggregazione, tanto più che le aperture sono spesso accompagnate da sfilate e intrattenimenti per attrarre la clientela né dal punto di vista delle vendite, che spesso non aumentano, e da quello occupazionale, perché anche se non è stabilita l’obbligatorietà per il lavoratore di prestare servizio, le aziende possono sanzionare l’assenza in modo disciplinare».

            Durante l’anno sono previsti 4 giorni di apertura festiva nel periodo prenatalizio, più 8 domeniche da suddividersi durante l’anno. L’ordinanza comunale che regolamenta aperture e chiusure, risale al 2001, e nello specifico della festività di Ognissanti non si esprime. Tra le date infatti, in cui è fatta obbligatorietà di chiusura, il primo novembre non figura. «La delibera comunale pone un punto di equilibrio ancora valido tra esigenze dei consumatori, del commercio e dei lavoratori – spiega Mimmo Spadoni, assessore alle Attività produttive – la scelta delle domeniche in cui tenere aperto, a parte alcune festività come il 25 aprile, il primo maggio, a Pasqua, a Natale e altre per cui facciamo rispettare l’obbligo di chiusura, è da ricondursi alle decisioni delle singole strategie aziendali regolate da accordi con i sindacati».

            Dunque nulla vieta ai su citati supermercati di aprire il 1° novembre ma, «in Regione è in discussione una delibera che dovrebbe imporre alle imprese la chiusura in alcune festività inderogabili – sottolinea il sindacalista della Filcams – e dovrebbe portare anche il Comune a ridiscutere la delibera del 2001 con i sindacati, che finora sono stati in una posizione di marginalità, in un approccio di consultazione più che di concertazione».

            Quanto alla vigente delibera comunale «non verrà ridiscussa – spiega Spadoni – anche se personalmente non credo che la città abbia bisogno di aperture continue delle attività commerciali, se venisse riaperta la discussione sorgerebbero diverse difficoltà nel chiuderla – continua – perché in questi anni la distanza tra grande distribuzione e sindacati è aumentata, e siccome si tratta di processi concertativi ci sarebbero non pochi problemi nel definire una nuova linea comune». Fin qui le diverse posizioni sul tema. Ma tornando alle ultime, convulse ore, resta da capire perché Esselunga abbia fatto questo clamoroso dietrofront.

            E’ soltanto un’ipotesi, ma è legata alle recenti performance politiche del patron di Esselunga, il commendator Bernardo Caprotti, da tempo impegnato in una battaglia senza quartiere contro la grande distribuzione legata alle cooperative rosse. E proprio nel bel mezzo di questa battaglia che ha portato Caprotti a dare alle stampe anche il libro «falce e carrello» che tanto fa discutere in queste settimane, il patron di Esselunga non vuole crearsi altri nemici. Ad esempio, sul fronte opposto rispetto a quello delle coop rosse. Ad esempio, sul fronte della Chiesa, da sempre contraria alle aperture domenicali e festive degli esercizi commerciali.
            Perché questa ipotesi? Perché qualcosa nelle convulse ore che hanno preceduto il dietrofront di Esselunga, si è mosso anche sul versante della Chiesa reggiana.

            Ieri mattina, assieme alla Filcams, hanno fatto sentire la loro voce, in una nota unitaria anche la Fisascat Cisl e la Uiltucs Uil. Nella nota, i sindacati di categoria sottolineavano come «la scelta di Esselunga e di Rossetto group ci pare irrispettosa delle convinzioni religiose in questo preciso caso dei loro addetti, assolutamente immotivata da ragioni commerciali che non siano quelle di differenziare l’offerta dai diretti competitori. Siamo convinti che fra le priorità dei reggiani per il primo novembre non vi sia quella di fare la spesa. Alcuni se ne staranno in famiglia, altri partiranno sfruttando il ponte che il calendario offre, alcuni presenzieranno alle funzioni religiose previste, altri faranno visita ai cimiteri. E ci auguriamo che queste inutili opportunità di shopping, non arrivino alla lunga a modificare questi, per noi corretti stili di vita e abitudini». Un accenno preciso ai riti religiosi. Rafforzato dal fatto che il documento dei sindacati, ieri mattina, è stato spedito anche al vescovo di Reggio Adriano Caprioli. Di fatto la Curia reggiana era già stata informata di questo rischio e tutto lascia pensare che qualcosa, proprio da via del Vescovado, si sia mosso.