Reggio. «Escalation del crimine, serve più intelligence»

03/10/2005
    lunedì 3 ottobre 2005

      Pagina 7 – Cronaca

      Coopservice avvia propria inchiesta e spiega la procedura  
      «Era un viaggio come altri
      Si cerca complice interno» 

      REGGIO. «Quel trasporto non era eccezionale, anzi piuttosto routinario per noi. Certo, la cifra rapinata era di quelle importanti». Nessuna concessione, da parte della Coopservice, sulle reali dimensioni del colpo messo a segno giovedì sera da una banda di professionisti del crimine che – con una tecnica degna dei migliori polizieschi – ha portato a casa più di 5 milioni di euro.

       Un trasporto quasi di routine, quindi. E nemmeno tanto segreto, come sottolinea Roberto Olivi, direttore del settore vigilanza della Coopservice: «Se lei si piazza fuori dalla nostra sede, verso le 20 di quasi tutti i giorni vedrà uscire questo furgone navetta, un furgone adibito proprio a questo genere di trasferimenti, da caveau a caveau».


       Il furgone preso di mira dai banditi non è un furgone portavalori di quelli comuni. E’ una vera e propria cassaforte viaggiante. E si apre con una chiave, di cui i banditi possedevano una copia. Questo sì è un particolare che preoccupa i vertici della cooperativa reggiana, alle prese con una inchiesta interna che punta a scovare l’eventuale esistenza di un basista all’interno della stessa cooperativa. Un basista che avrebbe messo a disposizione la chiave da duplicare e creato le condizioni per inserire il lacrimogeno telecomandato nel furgione. Del resto, proprio questo particolare spiegherebbe perché i tre vigilantes si siano fermati davanti alla cortina fumogena che avvolgeva all’esterno il furgone. Se il fumo non fosse stato anche all’interno (uno dei tre agenti è rimasto intossicato) non vi era nessuna ragione per fermare la corsa del furgone. «Anche questo particolare dei fumogeni – dice Olivi – è per noi un’anomalia. In altri casi di rapine abbiamo visto i banditi avvicinarsi al furgone attaccando sul lunotto una specie di plastico, a simulare una immediata esplosione, in modo da far uscire i vigilantes e disarmarli. Qui hanno usato invece un’altra tecnica…». Ancora sulle indagini: «Le nostre indagini – spiega Olivi – non possono prescindere da quelle degli inquirenti alle quali ci atteniamo. Noi confermiamo che quel trasporto ha seguito tutti i protocolli previsti per casi di quel genere, sia per equipaggio che per scorta con tre agenti di esperienza».

      «Escalation del crimine
      serve più intelligence»

        La Filcams-Cgil esprime solidarietà ai lavoratori di Coop Service, vittime della rapina «I fatti accaduti, evidenziano ancora una volta la situazione di rischio continuo in cui si trovano ad operare i lavoratori della vigilanza privata. – spiega una nota – Dalle modalità con le quali si sono svolti i fatti, si evince che la “preparazione” tecnica dei malviventi si sta evolvendo.

        Da tempo le organizzazioni sindacali hanno sollevato il problema della sicurezza degli addetti del settore, attraverso una riforma del comparto che dia certezze giuridiche alla figura della guardia particolare giurata. A tutela degli addetti alla vigilanza, si chiede inoltre il rispetto di norme regolamentari uniche e non differenziate per singoli territori come accade ora»

          Preoccupazione per l’esclation del crimine arriva invece da Confsecercenti. «La rapina pone seri ed inquietanti interrogativi sulla presenza della criminalità organizzata nel territorio modenese. E’ indispensabile ridefinire l’approccio rispetto ai temi della criminalità. Ad essere chiamate in causa sono istituzioni, forze dell’ordine, ma anche la società civile, in tutte le espressioni: serve una risposta forte. Un dato emerge in modo oggettivo: è necessario rafforzare l’attività di intelligence e coordinamento perchè la tipologia di reati è cambiata».