Reggio. Badanti, tremila clandestine senza speranza

10/05/2004

SABATO, 8 MAGGIO 2004
 
Pagina 3 – Primo piano
La Bossi-Fini non prevede nuove regolarizzazioni.
A Reggio metà non hanno il permesso
Badanti, tremila clandestine senza speranza
La Cgil esclude la possibilità di una sanatoria «Questo governo non la farà mai»
di Luisa Gabbi
 
     REGGIO. Sono tremila a Reggio le assistenti familiari straniere, ossìa le badanti, regolarizzate con la Bossi-Fini.
    A queste si aggiungono altre lavoratrici regolari arrivate dal Sud e altre clandestine che si ipotizza possano essere circa tremila: in tutto siamo oltre quota seimila e la cifra è destinata a crescere. La Bossi-Fini non dà più possibilità di alcuna nuova regolarizzazione, mettendo così le famiglie alle strette: o si trovano una collaboratrice già regolarizzata, o entrano nel mercato nero rischiando una denuncia penale e una sanzione di 6.500 euro. Come nel caso dell’anziano di Carpineti. A Reggio infatti, come confermano tutti gli enti che operano nel settore, nella maggior parte dei casi le famiglie ci tengono alla regolarizzazione. Ma altre badanti continunano arrivare, richiamate da stipendi 20-30 volte superiori a quelli che hanno in patria.
     «La Bossi Fini ha regolarizzato una situazione, ma l’ ha bloccata – afferma Ebe Quintavalla, dell’assessorato servizi sociali della Provincia e responsabile del progetto Madreperla – Le quote sono ferme, alcune donne hanno cambiato mestiere, altre sono rientrate, quindi il numero delle regolarizzate a Reggio sta calando».
     Questo comporta nuovi arrivi di regolari dal Sud, sapendo che al Nord si guadagna meglio, ma anche dall’Est di persone che a questo punto sono clandestine.
     «Le famiglie reggiane, in generale, cercano la regolarizzazione – spiega la Quintavalla – Essendo spesso famiglie di lavoratori, come hanno consapevolezza dei propri diritti, la hanno anche di quelli altrui». E in secondo luogo preferiscono non rischiare.
     In questo circuito gli enti raccomandano le famiglie reggiane di rimanere: badanti regolari si trovano ancora, e la richiesta sembra essersi stabilizzata. Le clandestine, in balìa di tutto, trovano risposte alle emergenze al Ceis, alla Caritas, alle stesse amministrazioni, ma a oggi non hanno altra speranza di regolarizzazione se non in un’iniziativa del governo, però improbabile: «Gli arrivi continuano anche perché si è sparsa la voce che ci sarà una sanatoria – afferma Teresa Debbi, della Filcams Cgil – Ma io dico che con il governo attuale non ci sarà di certo».
     
    ALLA LUCE DEL SOLE. Regolare o no, il percorso delle badanti, quando inizia, quando cercano lavoro, quando spediscono soldi a casa, è sempre affiancato da inquietanti ombre di pseudo-protettori o ricattatori. Un nuovo posto di lavoro, ad esempio, si può «comprare» al parco del Popolo, al costo di mezzo stipendio. Oppure i soldi spediti a casa, con corrieri che a loro volta si fanno pagare, a volte vengono intercettati da ladri o misteriosi esattori.
     «Abbiamo chiesto da tempo alla Provincia la possibilità di fare incontrare allo scoperto la domanda e l’offerta – afferma la Debbi – con i Centri per l’impiego. Fino a oggi non è stato possibile, anche se è previsto dall’accordo regionale». Un incontro è previsto nei prossimi giorni. «L’ente non può scaricare questo importante momento al volontariato – sostiene la Debbi – ma farlo diventare pubblico».
     
    UCRAINA TIEPIDA. Con il Progetto Madreperla la Provincia sta lavorando molto al tema, anche cercando di introdursi nei meccanismi impenetrabili e lì trovando resistenze.
     Una recente delegazione ha saggiato, in Ucraina, la difficoltà ad applicare i «percorsi di garanzia», dove si proponeva a diversi sindaci, un affiancamento in loco per creare percorsi protetti, e fare incontrare lavoratrici e famiglie, in un complesso, ma possibile, accordo di cooperazione internazionale. I sindaci, garbatamente, hanno rifiutato.
 
 
 Pagina 3 – Primo piano
 Il lavoro si compra con mezzo stipendio
      REGGIO. Per trovare una badante, si ricorre al «passaparola». Il lavoro, il più delle volte, viene «venduto», da una badante all’altra: lo si compra ai giardini, da colleghe che tornano a casa o che stanno per cambiare mestiere.
     Prima ci voleva un intero stipendio, 800-1.000 euro. Ora che gli enti ci si mettono di mezzo, che cioè si cerca di fare incontrare offerta e domanda di lavoro alla luce del sole, che anche le Acli o la Caritas possono aiutare l’incontro, il prezzo si è abbassato, 400 euro.
     «Purtroppo è così – spiega Nora Monti, del Centro di avviamento al lavoro del Ceis – Anche quando ci si rivolge a un amico fidato, che ha una badante fidata, quasi certamente la persona che viene proposta è semplicemente quella che ha pagato per avere il posto».
     E’ un meccanismo che le contiene, fuori dal quale è difficile muoversi e rispetto al quale è difficile assumere iniziative. Spesso può essere solo una «convenzione» tra badanti. Ma il mercato delle badanti, è troppo ricco per non attirare chi già controlla altri traffici, o vive di corruzione e imposizioni.
     Il recente delitto di Ferrara, dove un anziana e la sua badante sono state uccise, ha indotto le forze dell’ordine a indagare anche nella direzione di una mafia che tiri le fila del lavoro di cura affidato alle donne dell’Est.
     Anche il trasporto a casa di beni e di denaro, che avviene tramite un pulmino settimanale, può finire con un’amara sorpresa: «Qualche donna ci ha segnalato – afferma Teresa Debbi della Filcams-Cgil – che i soldi alla fine a casa non sono arrivati, perché il pulmino è stato rapinato. Oppure, quando sono arrivati al marito, qualcuno è andato a prenderseli».
    (l.g.)