Regali e consumi, la ricetta anticrisi «Via libera ai saldi tutto l’anno»

11/12/2009

Proposta di Sangalli (Confcommercio). I negozianti sono divisi

ROMA — Liberalizzare gli sconti. La disponibilità a parlarne, espressa ieri dal presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, cade in pieno shopping natalizio e divide i commercianti che si stanno preparando ai primi saldi del 2 gennaio.
«Io dico che c’è da fidarsi certamente dei saldi — ha affermato il leader della categoria —. Se non possiamo cambiare oggi le regole, perché non puoi cambiarle quando sei in corsa, noi non abbiamo nessuna difficoltà a metterci intorno a un tavolo e a ragionare su un’eventuale liberalizzazione delle vendite straordinarie ». Ma che significa «ragionarci » sopra? Sul punto interviene il vicepresidente vicario di Confcommercio Lombardia-Imprese per l’Italia, Renato Borghi: «Siamo disponibili a valutare ulteriori liberalizzazioni delle vendite straordinarie, ma siamo al contempo convinti che i saldi al 2 gennaio rappresentano vendite d’inizio più che di fine stagione… ». Insomma per Confcommercio bisogna distinguere: «Ci sono le liquidazioni che vanno fatte quando si vuole vuotare il negozio — spiega Borghi —. Poi ci sono le vendite promozionali che sono episodiche. E infine i saldi, a fine stagione, su quello che è rimasto in negozio». L’associazione dei commercianti non è favorevole a consentire a ciascun negoziante di fissare i saldi di fine stagione quando vuole: «Anzi ritengo che andrebbero fatti iniziare in un’unica data: dal 15 gennaio — dice Borghi —. Prima di quel termine le rimanenze non ci sono ancora».
Dunque niente saldi tutto l’anno. Confcommercio è invece pronta a togliere il divieto, vigente in alcune Regioni, come Lombardia e Lazio, alle vendite promozionali nei 45 giorni precedenti i saldi e durante gli stessi. «In questo modo — conclude Borghi — le vendite promozionali potrebbero essere fatte tutto l’anno». Ma cosa ne dicono i commercianti? «Sono d’accordo — dice Stefano Mencarini, titolare di un negozio storico al centro di Roma —: i saldi hanno ragion d’essere a febbraio. Se me li mettono il 2 gennaio io, che tratto cappotti e piumini, non ne vendo più fino a quella data ». La pensa diversamente Marcello Brighenti, presidente dei commercianti romani di via Frattina: «Sono per la liberalizzazione dei saldi perché tanto la normativa attuale la rispettano solo i piccoli negozianti. Quelli grossi fanno come pare a loro». Per Pasquale Cammino, che presiede l’associazione di Corso Venezia a Milano, «ormai regna la confusione più totale» ma non per questo bisogna liberalizzare, «anzi una disciplina più ferrea sarebbe gradita».
E i consumatori? «Lasciamo a chi vende la scelta — propone per l’associazione Altroconsumo, Paolo Martinello —: per un negozio in montagna i saldi a gennaio sono troppo presto, in città no». Ma secondo Giovanni Siri, psicologo dei consumi e docente all’Università San Raffaele di Milano, «il consumatore razionalmente concorderebbe con la liberalizzazione dei saldi come occasione di risparmio. Ma psicologicamente è legato a questa sorta di festa laica che cade in certi periodi dell’anno: è un rito ». Guai a chi la tocca.