Referendum sull´art. 18, Billè lancia il «No day»

21/02/2003





PER CONFCOMMERCIO SI RISCHIA DI «SOFFOCARE LA LIBERTA´ D´IMPRESA». SACCONI: NON VOGLIAMO EVITARE LA CONSULTAZIONE
Referendum sull´art. 18, Billè lancia il «No day»

21/2/2003

ROMA
La contesa sull´articolo 18 dello statuto dei lavoratori, torna a riaccendersi in corrispondenza con l´approssimarsi del referendum (previsto per maggio, ma in una data non ancora fissata). Confcommercio ieri ha illustrato una iniziativa a sostegno del «no», denominata «No Day», che partirà sottoforma di tour per l´Italia già da lunedì prossimo e toccherà 13 città. Sempre ieri il governo, nella persona del sottosegretario al Lavoro Maurizio Sacconi, ha illustrato in Senato gli emendamenti al disegno di legge 848 bis, sul mercato del lavoro, tra cui anche quello relativo all’art. 18 che prevede la deroga per le imprese che assumendo crescono al di sopra dei 15 dipendenti. Nella fattispecie, quello relativo al contestato articolo è costituito – secondo le parole del sottosegretario – «da un testo esattamente uguale a quello allegato al Patto per l’Italia». Non si tratta quindi, secondo il governo, di una iniziativa legislativa orientata ad evitare il referendum. Per quanto riguarda il «No day», Confcommercio – che è la maggiore organizzazione imprenditoriale italiana per numero di iscritti (circa 800 mila) e costituita, per lo più, proprio da aziende medie, piccole e piccolissime – ha voluto promuoverlo in quanto una vittoria del «si», secondo il presidente Sergio Billè, «metterebbe alle corde il mercato e soffocherebbe la libertà di impresa». Dunque, dal 24 febbraio, inizierà un itinerario di manifestazioni che durerà due settimane e toccherà 13 città italiane: un motorhome, un pullman e due tir, percorreranno l´Italia, fino all´11 marzo, «per sensibilizzare l´opinione pubblica e spiegare le ragioni che hanno portato Confcommercio a dire no al referendum sull´articolo 18», che si dovrebbe tenere a maggio (la data non è stata ancora precisata). La prima tappa di questo tour per l´Italia, sarà Pavia, lunedì prossimo con la presenza del ministro del lavoro Roberto Maroni, l´ultima sarà martedì 11 marzo a Milano. In mezzo ci sono: Alessandria, Modena, Venezia, Ancona, Campobasso, Firenze, Terni, Lecce, Palermo, Napoli e Brescia. «La proposta di riforma che emerge dal referendum – ha spiegato Billè nella conferenza stampa tenuta ieri nella sede romana di Piazza Belli – è irricevibile e inaccettabile. Il referendum tende solo a scardinare proprio quella parte del sistema produttivo che oggi appare in grado di produrre nuovi posti di lavoro. Rappresenta un’opportunità solo per chi vuole aumentare l’area del sommerso, dell’abusivismo e dell’economia illegale». Billè ha parlato anche della collaborazione che si sta avviando con le altre organizzazioni imprenditoriali per valutare se aderire ai comitati per il «no» già costituiti o se non convenga costituirne di nuovi. L´organizzazione, comunque, inviterà gli imprenditori associati ad aderire ai Comitati. Su questa materia il Governo resta fermo a quanto previsto dal Patto per l’Italia, e ha ribadito il suo «no» a qualsiasi ipotesi di legge per evitare la consultazione, come ha spiegato Maurizio Sacconi dopo aver presentato gli emendamenti al Ddl 848 bis alla Commissione Lavoro del Senato. «L’emendamento proposto – ha detto Sacconi – è quello legato al Patto per l’Italia. Il nostro dovere è di dare esecuzione a quel Patto e di riformare il sistema degli ammortizzatori estendendo le tutele a partire dall’indennità di disoccupazione». L´opposizione, che ha visto ripresentare esattamente la norma su cui il sindacato si era spaccato, ha preso malissimo l´iniziativa di Sacconi. «Pervicacemente il governo ritorna all’attacco dell’art.18 – ha commentato l´ex ministro del Lavoro Cesare Salvi, ds – riproponendo esattamente la stessa formulazione che l’anno scorso aveva suscitato nel Paese una mobilitazione dei lavoratori e una protesta fortissima. Dietro parole apparentemente rassicuranti si configura un attacco ai diritti del tutto simmetrico a quello sferrato al diritto allo sciopero».

Raffaello Masci