Referendum sull’art. 18, al via il comitato per il no

17/02/2003




Sabato 15 Febbraio 2003
ITALIA-LAVORO


Referendum sull’art. 18, al via il comitato per il no

Iniziativa di Confartigianato – D’Amato: il fronte è amplissimo

RICCARDO FERRAZZA


ROMA – «Entro dieci giorni costituiremo un comitato per il no al referendum sull’estensione dell’articolo 18 cui prenderanno parte tutte le organizzazioni imprenditoriali, compresa Confindustria». L’annuncio è arrivato ieri dal presidente di Confartigianato, Luciano Petracchi, nel corso di un convegno organizzato dalla confederazione degli artigiani su «Europa e allargamento». L’ipotesi di un fronte unico delle imprese contro la consultazione popolare voluta da Fausto Bertinotti era stata promossa proprio da Confartigianato che, a fine gennaio, aveva lanciato alle altre organizzazioni un invito a coordinare le proprie iniziative per opporsi al referendum che punta all’applicazione dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori (reintegro in caso di licenziamento senza giusta causa) anche alle aziende con meno di 15 dipendenti. «Abbiamo avuto un’ampia adesione da parte di tutte le organizzazioni – ha spiegato ieri Petracchi – ed entro dieci giorni ci troveremo intorno a un tavolo comune per formalizzare il comitato per il "no"». La conferma è venuta dal presidente di Confindustria, Antonio D’Amato che ha parlato di «un fronte amplissimo del no» e ha poi liquidato l’iniziativa referendaria come «una questione interna tutta alla sinistra». Il numero uno di Confindustria, a Pescara per inaugurare l’anno accademico del corso di laurea in Economia e management, ha aggiunto: «L’estensione dell’obbligo del reintegro a tutte le dimensioni di impresa rappresenta un ritorno al Medioevo e farebbe crescere il sommerso. Questo referendum – ha concluso D’Amato – è un modo molto strumentale per ritardare un processo di riforme che deve andare avanti». E che «il referendum sull’articolo 18 non passerà» è l’opinione di Adolfo Urso, viceministro alle Attività produttive, presente al convegno di Confartigianato. «La consultazione referendaria – ha detto Urso – è contro i deboli del sistema produttivo, siano essi aziende o lavoratori». Urso ha anche sottolineato il rischio che «in attesa del risultato referendario le piccole e medie imprese, in particolare, possano bloccare le nuove assunzioni, con conseguenze negative sul piano occupazionale generale». Intanto sull’altro tema che in questi giorni ha caratterizzato il dibattito sindacale, il decreto legislativo sull’orario di lavoro, è intervenuto ieri alla Camera, il sottosegretario al Welfare, Maurizio Sacconi, che ha auspicato «l’apertura del confronto ma nel rispetto delle scadenze imposte dall’Ue». Sacconi ha ribadito che «il normale orario di lavoro non è in contrasto con la direttiva, il problema si pone per gli istituti come lo straordinario o il riposo». Il sottosegretario ha anche assicurato la disponibilità «al confronto parlamentare e a qualunque tipo di perfezionamento del testo» e ha ricordato che «l’unico vincolo posto al Governo è quello di evitare che all’Italia sia comminata una sanzione pecuniaria qualora la direttiva non sarà trasposta nell’ordinamento interno entro il marzo 2003». Sacconi, infine, ha chiarito che «quando le parti sociali hanno prodotto l’avviso comune del 1997, il cosiddetto accordo interconfederale, hanno realizzato un’intesa fra di loro che ha ricalcato l’impianto attuale, incompatibile con quello europeo».