«Referendum sugli scioperi»

16/02/2004




        Sabato 14 Febbraio 2004



        «Referendum sugli scioperi»

        Regole & diritti – La relazione di Martone (Commissione di garanzia) sulle proteste selvagge


        ROMA – Referendum preventivo tra tutti i lavoratori interessati prima della proclamazione di una protesta. Ricorso allo sciopero virtuale con la definizione degli obblighi a carico del datore di lavoro. Introduzione, in via sperimentale, della comunicazione preventiva di adesione ad un’agitazione per determinati settori (come le scuole materne ed elementari) per consentire di organizzare il servizio, sia pure in misura ridotta. Sono alcune delle proposte indicate dal presidente della Commissione di garanzia, Antonio Martone, nella relazione annuale illustrata ieri alla Camera di fronte al presidente della Repubblica e alle massime autorità dello Stato. Martone ha sottolineato come nel 2003 si sia verificato soprattutto in alcuni settori (trasporti e igiene ambientale) un progressivo incremento della conflittualità, sia a livello nazionale che locale, sotto la spinta di una difficile situazione economica che ostacola gli accordi («anche per le incertezza tra il rapporto tra i diversi livelli di contrattazione») e di una frammentazione della rappresentanza sindacale.
        Tra le soluzioni proposte c’è il ricorso allo sciopero virtuale che ha avuto qualche timida applicazione nel 2003 (tra i piloti): «Il lavoratore che presta il servizio durante l’agitazione destina l’equivalente della retribuzione per finalità sociali o assistenziali – ha aggiunto Martone – e altrettanto deve essere richiesto al datore di lavoro. Il quantum potrebbe essere definito con un lodo della stessa Commissione».
        Per essere efficace, tuttavia, lo sciopero virtuale deve trasformarsi in «un vero strumento di pressione che abbia una risonanza di fronte all’opinione pubblica, con adeguate forme di pubblicità». L’altra proposta, quella del referendum preventivo, è considerata «valida soprattutto in determinati settori per evitare che un ristretto numero di persone possa bloccare l’intero servizio, a condizione che la consultazione venga estesa a tutti i lavoratori interessati». Martone chiede anche di rafforzare organico e poteri della Commissione per assicurare la completezza delle informazioni, sia sulle motivazioni delle proteste che sull’esito degli scioperi, per porre fine alle guerre di cifre. Quanto alle sanzioni, secondo Martone «la tempestiva ed effettiva applicazione si rivela più efficace rispetto ad un aggravio della loro entità».
        Il presidente dei Garanti da un lato sollecita l’attenuazione del principio dell’automatica prevalenza dello sciopero proclamato per primo per evitare la «corsa alla proclamazione», affidando alla Commissione «la possibilità di valutare preventivamente l’impatto delle singole agitazioni e di poterle concentrare nella stessa giornata». Dall’altro chiede più rigidità per quanto riguarda la facoltà di revoca dello sciopero alla vigilia della sua effettuazione, «per evitare i disagi creati dal cosiddetto effetto annuncio». Reazioni. Positivo il giudizio espresso dal sottosegretario al Welfare, Maurizio Sacconi, che dichiarandosi favorevole al referendum preventivo tra tutti i lavoratori rilancia proponendo: «l’effettività delle sanzioni dirette verso i singoli, sarebbe meglio garantita trasferendo dalle imprese ai prefetti il potere di comminarle». Per Sacconi occorre «rompere il tabù che non si possa conoscere preventivamente l’adesione agli scioperi dei singoli, in settori delicati come quelli dell’assistenza all’infanzia o degli ospedali». Dai sindacati il leader della Cgil, Guglielmo Epifani sottolinea come «quando il mondo della scuola è in subbuglio quotidianamente, quando categorie come piloti o come medici scendono in sciopero, quando non solo operai pensionati ma anche ceti medi protestano, si vede che c’è un malessere reale che affonda le sue radici nei problemi delle persone. Non si può far finta che tutto questo non esista». Critiche dal segretario generale Fit-Cisl, Claudio Claudiani, nella relazione «sorprende il timido riferimento alle cause della conflittualità» che «vanno ricondotte al degrado pauroso subito negli ultimi tempi dalle relazioni industriali, in particolare nel comparto dei trasporti».

        GIORGIO POGLIOTTI