“Referendum” S.Prestigiacomo: «Da Benedetto XVI parole pacate ma la Chiesa non sia misogina»

31/05/2005
    martedì 31 maggio 2005

    Pagina 3 – Interni

    L´INTERVISTA
    Il ministro Prestigiacomo: "Sembra che i diritti della donna non abbiano più cittadinanza"
    «Da Benedetto XVI parole pacate
    ma la Chiesa non sia misogina»

      GIOVANNA CASADIO

        ROMA – «Un discorso fermo, ma anche molto pacato quello del Papa». Stefania Prestigiacomo scorre le agenzie di stampa che riportano l´intervento di Benedetto XVI, dopo avere concluso l´ennesima iniziativa pro referendum. In prima linea sul fronte del Sì, il ministro delle Pari opportunità, "liberal" di Forza Italia, riflette ad alta voce: «È più che altro un appoggio ai vescovi…». Parliamo innanzitutto, insiste, della «contraddizione tra la legge sulla fecondazione assistita e la 194: se viene confermata l´una, chiaro che sarà rivista l´altra». Un argomento che ritiene «fondamentale».

        Ministro Prestigiacomo, quanto peseranno le parole di Papa Ratzinger sulla decisione degli italiani di andare o no a votare?

          «Questo non lo so. Certamente il messaggio del Papa merita la più alta considerazione sia da parte dei cattolici che dei non cattolici, soprattutto perché invita alla riflessione sulla persona umana».

          Il Papa si schiera per l´astensione.

            «I cattolici rifletteranno se ricorrere alle pratiche di fecondazione assistita; se avvalersi di queste tecniche oppure no: il magistero del Pontefice è morale. Ma lo Stato è laico, e laicamente deve regolamentare la fecondazione assistita».

            I vescovi si sono mobilitati contro il referendum; di nuovo il cardinale Ruini ha invitato al non voto. I Radicali parlano di "inaudita ingerenza" delle gerarchie ecclesiastiche, lei condivide?

              «Diciamo che i vescovi si stanno molto impegnando per l´astensionismo»

              L´astensionismo, proclamato da un fronte politico trasversale, è una furbata?

                «Un escamotage su un tema che per la sua delicatezza meriterebbe ben altro confronto. Ma davvero, si ritiene l´astensione la risposta giusta ai dubbi sulla bioetica? Deve essere chiaro che se vincerà l´astensione non saranno stati il 50 per cento più uno a decidere, ma una minoranza che vuole sfruttare l´astensionismo fisiologico che è del 25 per cento, almeno. Quindi una minoranza vuole condizionare il paese»

                La Chiesa ripropone una visione misogina?

                  «Certamente quando tutta l´attenzione è rivolta all´embrione senza tenere in considerazione la salute della donna minacciata gravemente in alcuni articoli della legge 40 sulla provetta, ebbene davvero sembra che i diritti della donne non abbiano più cittadinanza».

                  Tornano toni da crociata come ai tempi di divorzio e aborto?

                    «Non ritengo utile francamente la contrapposizione con la Chiesa. Sono preoccupata per il rischio per la salute della donna messo in secondo piano rispetto alla tutela dell´embrione. Lo slogan degli astensionisti "Sulla vita non si vota" è ad effetto, ma sulla vita si è votato, si vota eccome. Ha votato il Parlamento sia quando è stata approvata la 194 che ora sulla 40, e allora perché i cittadini non dovrebbero avere il diritto di pronunciarsi? Il fronte del non voto gioca sull´emotività, ma quando il Parlamento non è in grado di sciogliere certi nodi ben venga la partecipazione popolare».

                    Nel governo Berlusconi solo lei, il vice premier Fini, Martino e La Malfa contro l´astensione: poche le voci pro referendum?

                    «Poche ma autorevoli».

                    Il premier Berlusconi andrà a votare, che lei sappia?

                      «Da cittadina rivolgo un appello al presidente del Consiglio perché dica se va o meno a votare; ovviamente lo deciderà in coscienza. Sarebbe importante dicesse ciò che farà».

                      L´indignazione nella Casa delle libertà, compresa la sua, poteva montare prima, non crede?

                      «La legge sulla provetta non è tutta sbagliata, ci sono parti importanti e indispensabili ad esempio la regolamentazione dei centri e i divieti alle pratiche estreme. Se siamo arrivati ai quesiti referendari è anche perché i progetti di miglioramento sono stati affossati. Voglio dirlo al presidente del Senato, Marcello Pera che ora suggerisce di correggere la legge in Parlamento: proprio in Senato sono state fermate proposte di revisione».

                      Lei lancia adesso l´allarme in difesa della 194, perché?

                      «La questione l´avevo già sollevata in precedenza: c´è una palese contraddizione tra la legge sulla fecondazione assistita e quella sull´aborto, in molti aspetti. All´articolo uno si attribuisce soggettività giuridica al concepito e lo si paragona in termini di diritto alla persona. L´embrione diventa intangibile; non si può fare la diagnosi pre-impianto, né la crioconservazione, bisogna impiantarlo per forza. Non si capisce come sia possibile che un embrione di 48 ore sia meritevole di più tutele di un feto di tre mesi: ma si tratta dello stesso embrione… È bene notare che anche chi vuole la modifica della 194 in questo momento non lo dice o fa marcia indietro ritenendola una proposta impopolare».