Referendum, patto tra i poli

19/05/2003

ItaliaOggi (Economia e Politica)
Numero
116, pag. 4 del 17/5/2003
di Teresa Pittelli


L’intesa emersa dal vertice tra Maurizio Sacconi e i rappresentanti di An e Ds.

Referendum, patto tra i poli

Cdl e Ulivo schierati per l’astensione militante

Via al patto di desistenza tra maggioranza e opposizione sull’articolo 18. Sia la Cdl che l’Ulivo si schierano per ´l’astensione militante’, in modo da evitare il raggiungimento del quorum. E iniziare a dialogare subito dopo il fallimento della consultazione, per tentare una riforma condivisa delle tutele dei lavoratori. L’intesa è emersa ieri dal dialogo tra Maurizio Sacconi, sottosegretario al welfare, e Andrea Ronchi (An), da un lato, Enrico Letta (Margherita) e Nicola Rossi (Ds) dall’altro, messi a confronto a Roma in una tavola rotonda organizzata da Il Riformista.

In controtendenza con il nuovo orientamento, però, il ministro del welfare Roberto Maroni ha ribadito che al referendum del 15 giugno per l’estensione dell’articolo 18 alle piccole imprese voterà no. ´Anche se la scelta di molti partiti e associazioni è stata di astenersi dal votare’, ha detto ieri Maroni ai microfoni di Radio Padania, ´personalmente la scelta è di andare a votare e scrivere un no convinto, perché un esito positivo del referendum può produrre solo danni gravi’.

Maroni si è anche augurato che ´i sindacati ritrovino l’unità e la Cgil torni a dialogare’. Anche se ha sottolineato che ´la polarizzazione tra destra e sinistra, alla quale il sindacato in passato era rimasto estraneo, oggi è sempre più forte, e forse è fatale una caratterizzazione più accentuata che in passato’.

- Articolo 18, spunta il fronte trasversale. L’espressione ´astensionismo militante’ è stata coniata da Sacconi, ma riassume, per una volta, le intenzioni tanto della destra quanto dell’Ulivo. E cioè boicottare il referendum in modo da avviare, insieme, una stagione di nuove riforme del welfare. E di dialogo su quelle già fatte, ma che ancora devono essere attuate (vedi i decreti delegati della legge Biagi n. 30 del 2003), o approvate dai due rami del parlamento (il disegno di legge 848 bis con la modifica sperimentale all’articolo 18). Un progetto che ha l’appoggio, nel sindacato, di Cisl e Uil, entrambe promotrici di una strenua battaglia per l’astensione. E di un larghissimo fronte di imprenditori, dalla Cna alla Confindustria, che pur avendo fatto campagna unitaria per il no sono ormai orientati a non andare a votare. ´Sarebbe assurdo, visto il larghissimo fronte pro-astensionismo, andare a votare no rischiando di far raggiungere il quorum al referendum’, spiega Cazzola, che insieme a Renato Brunetta ha fondato il primo comitato per il no. Semmai lo slogan è ormai quello del ´no al referendum’, come quello della Confcommercio, che dal 20 maggio percorrerà tutta l’Italia con un pullman per sensibilizzare l’opinione pubblica contro ´un referendum che vuole mettere alle corde il mercato e soffocare la libertà d’impresa’.

- Via al dialogo per il dopo referendum. Per quanto Sacconi ieri si sia detto disponibile a una trattativa a 360° con l’opposizione sull’estensione delle tutele dei lavoratori, una volta chiusa l’esperienza referendaria, l’accordo tra maggioranza e opposizione si presenta difficile già in partenza. I Ds hanno chiesto al governo, infatti, di stralciare l’articolo 10 del ddl 848 bis (all’esame della commissione lavoro del senato), che prevede la sospensione per tre anni del reintegro in caso di licenziamento ingiustificato in tutte le imprese che, con nuove assunzioni, superino la soglia dei 15 dipendenti. Ma Sacconi ha risposto con un secco ´no’, in quanto ´la norma è frutto dell’accordo con le parti sociali sottoscritto nel patto per l’Italia’, e dunque ´intoccabile’.

- Sempre caldo il fronte pensioni. Allo stesso modo difficile, nonostante i segnali di distensione lanciati in questi giorni da Maroni ai sindacati, il dialogo del governo con Cgil, Cisl e Uil sulla riforma delle pensioni. È sempre attuale, infatti, la minaccia di introdurre disincentivi ai pensionamenti anticipati con una normativa europea o nazionale. E in attesa di avere chiarimenti dai vertici del governo, che hanno in programma un vertice su questo tema la prossima settimana (ma è dubbio che una risposta chiara arrivi prima delle elezioni amministrative), i sindacati minacciano lo sciopero generale.