“Referendum” Passaparola della Chiesa: «Non andate a votare» (M.Feltri)

10/06/2005
    venerdì 10 giugno 2005

    pagina 5

    COM’E’ ORGANIZZATA LA MACCHINA INVISIBILE CHE PUNTA A NON RAGGIUNGERE IL QUORUM

      «Non andate a votare»
      Passaparola della Chiesa
      L’invito all’astensione, dai francescani di Assisi ai parroci
      durante la messa domenicale, diventa sempre più capillare

        retroscena
        Mattia Feltri


          ROMA
          CON quel viziaccio di abbellire le cose, di nobilitarle con l’aggettivo magnetico, c’è chi la chiama «attiva», alla maniera di Alleanza nazionale, e chi «informata e responsabile», alla maniera dell’Udeur di Clemente Mastella. E chi, confidando sulla forza del pensiero, la chiama semplicemente «astensione», come le élite vaticane. Sebbene i sostenitori del referendum sostengano di avere il quorum quasi in tasca, ancora ieri il sondaggista Nicola Piepoli diceva di contarci poco. Vuol dire che gli astensionisti, comunque vada e malgrado fossero privi di testimonial telegattoni, ci hanno dato dentro.

          «Spirito creativo e un po’ d’inventiva», lo ha definito il sito cattolico Korazym.org, uno delle centinaia raccolte attorno a comitatiscienzaevita.it. Perché c’è la grande armata dei vescovi, ma non solo. Le vette della fantasia sono state scalate, come vuole lo stereotipo, a Napoli e dintorni. Il parroco di Porta Capuana nella Chiesa di Santa Caterina a Formiello, don Franco Rapullino, nell’omelia della scorsa domenica ha promesso ai fedeli di portarli al mare, se rinunceranno al referendum, e di pagare loro il biglietto d’ingresso al lido flegreo Varca d’Oro. Ha poi parlato di provocazione, mentre non s’è addentrato nelle sfumature il sindaco di San Sebastiano a Vesuvio, Silvio Carpio, sostenuto dal centrosinistra, che per il prossimo fine settimana ha organizzato una crociera fra le superbe isole del Golfo.

          Tutto fa brodo, specie nelle piccole patrie. Ad Agrigento il sindaco Aldo Piazza (centrodestra) ha fatto affiggere per la città manifesti con scritto «l’astensione per difendere la vita», e ornati un po’ furbescamente dal logo del comune. Fa brodo persino Pino Rauti, capo del Mis (Movimento idea sociale), deciso a mobilitare un migliaio di iscritti, e fino a lunedì, per «raggiungere l’elettore fin davanti al seggio». Ma nonostante qualche deriva prossima al cialtronesco, gli astensionisti hanno cercato di mantenere un livello più credibile. A chi li accusa di aver sconfinato nell’illegalità, schierando pubblici ufficiali e ministri di culto nella propaganda per il non voto, hanno contrapposto la consulenza di centotré giuristi, condotti da due presidenti emeriti della Corte costituzionale (Riccardo Chiappa e Cesare Mirabelli), che hanno avvalorato col conforto dei codici la legittimità della campagna.

          E dunque l’iceberg, che ha per punta San Pietro e la Conferenza episcopale, possiede una base ampia e vivace. I francescani di Assisi hanno dedicato alla questione referendaria la copertina dell’ultimo numero del periodico «San Francesco Patrono d’Italia», titolando: «Insieme a San Francesco scegli la vita». Un articolo annota: «San Francesco vi ha insegnato a rispettare tutte le forme della natura, dal verme alle api, e quindi va tutelato anche l’embrione umano». Per il quotidiano Avvenire è stato l’impegno di ogni giorno, e il settimanale «Famiglia cristiana» ha infilato nell’edizione in edicola un inserto di quindici pagine sulle ragioni dell’astenersi. E proprio ieri è arrivata la notizia che «Vita», altro magazine cattolico, domani sarà in vendita con una poesia di Alda Merini: «Un punto è l’embrione / un secolo di vita / che ascolta l’universo / la memoria del mondo / fin dalla creazione».

          La prolifica frenesia cattolica ha fatto imbestialire i radicali. Il segretario dell’«Associazione Luca Coscioni», Marco Cappato, si è sentito sporgere pubblica denuncia: «Ogni domenica i sacerdoti trasformano la funzione religiosa in una funzione partitica. A questo si aggiungono sistematiche segnalazioni di utilizzo dell’ora di religione, della benedizione delle case, dei corsi prematrimoniali per indurre gli italiani a non esercitare il loro diritto di voto». Tutto vero e tutto organizzato alla luce del sole. Pochi giorni fa, alla basilica di Santa Maria Maggiore a Roma, monsignor Emilio Silvestrini ha presentato il suo decalogo, dieci indicazioni destinate ai colleghi di proselitismo per coordinarne e perfezionarne l’attività. Identico l’obiettivo di una trasmissione della Radio Vaticana, diffusa in diretta e in differita la scorsa domenica, con la partecipazione di alti prelati e uomini di scienza.

            Poi, naturalmente, c’è stata la mobilitazione delle immancabili nuove leve, da quelle di destra di Azione giovani ai ragazzi delle parrocchie, coi gazebo, i volantini e i poster. C’è stata la presa di coscienza trasversale, con gli appelli dei medici, dei giornalisti, dei sindacalisti della Cisl, degli agricoltori della Coldiretti, quelli in lingua tedesca dei prevosti altoatesini. C’è stato pure un «Giro d’Italia», che si chiuderà domani dopo aver toccato una trentina di città, con alla testa il presidente del «Movimento per la vita», Carlo Casini, e la presidente del «Comitato donne e vita», Olimpia Tarzia, che lo ha definito «un roadshow per la vita». Perché va bene astenersi, ma non dalla lotta.