Referendum, parte della Cgil contraria al sì

28/04/2003

              lunedì 28 aprile 2003

              C’è chi dà Cofferati intento a fare pressing per cambiare
              gli equilibri in gioco E a Corso d’Italia dicono:
              questo pronunciamento non lo voleva nessuno
              ‘‘
              C’è attesa per il direttivo della confederazione.
              Nella segreteria 7 per il sì, 5 per la libertà
              di voto. Ma molto dipenderà da quanto dirà Epifani

              Referendum, parte della Cgil contraria al sì
              Consensi per la posizione espressa da Ghezzi su “l’Unità”. Nerozzi: decidere a maggioranza non è un terremoto

              Bianca Di Giovanni
              ROMA Una (troppo?) lunga vigilia prepara il direttivo Cgil in cui si deciderà sul referendum sull’articolo 18. Le posizioni all’interno della più grande confederazione sindacale del Paese sono note ormai
              da giorni. A dirla con i numeri della segreteria, si è a 5 (più propensi verso la libertà di voto) contro 7 (segretario incluso) più inclini al sì. Le due fazioni si confrontano per ora sulle pagine dei giornali. È di ieri l’intervento di Carlo Ghezzi sull’Unità che spiega le ragioni della sua scelta con una graffiante citazione: «Non è la nostra battaglia, né un uomo, né un soldo». Il dibattito ormai pubblico dà la stura anche
              a numerose (a volte velenose) interpretazioni politiche, che disegnano
              e ridisegnano nuovi equilibri interni. C’è chi tira Sergio Cofferati
              per la giacchetta, tentando di infrangere il suo «voto» del silenzio (parlerà dopo il direttivo). Chi lo dà all’opera nella sua «ex» organizzazione per cambiare le carte sul tavolo di Epifani. «Pura fantasia» replicano nelle stanze di Corso d’Italia da tutti e due gli schieramenti. Le due parti si incontreranno a porte chiuse tra
              una settimana, nella segreteria che precede il direttivo del 6 e 7 maggio. Per ora i giochi sono ancora fluidi: non si sa se si arriverà a più documenti. E viste le «esternazioni» pubbliche della «minoranza»,
              non si sa neanche se quel 5 a 7 sia un risultato immutabile.
              Molto dipenderà dalla relazione di Guglielmo Epifani al direttivo.
              Si sa, invece, che quel referendum in Corso d’Italia non lo voleva (quasi) nessuno. «Un primo risultato negativo l’ha già ottenuto – dichiara Marigia Maulucci, anche lei membro della “pattuglia” della segreteria più incline alla libertà di voto – Si vede già da oggi
              che è una consultazione che divide, quando sulla strategia dell’estensione dei diritti la Cgil non ha nulla da imparare
              da nessuno. Tant’è che nonostante le diverse articolazioni, la Cgil è unita nel criticare la scelta referendaria che punta a dividere».
              Dai toni si capisce anche un’altra cosa: chi si aspetta strappi laceranti è
              destinato a rimanere deluso. «L’unità non è messa in discussione – dichiara Paolo Nerozzi, schierato per il sì – Non mi aspetto neanche un terremoto. Discussioni all’interno della segreteria ci sono sempre state, non è la prima volta che avvengono. Si discute, e poi il giorno dopo si continua a lavorare insieme». «La divisione piacerebbe a tanti, ma non c’è – aggiunge Carla Cantone, anche lei tra i 7 inclini al sì – Il gruppo
              dirigente della Cgil è abituato a discutere e lo farà anche stavolta. Oggi per fortuna l’autonomia è alta». Per chi sostiene il sì è cruciale
              «battere chi vuole ridimensionare i diritti» (Cantone), per aprire la
              strada alle battaglie future (quella sull’abrogazione della modifica all’articolo 18 introdotta con il Patto per l’Italia e quella sulla legge 30 che precarizza il mercato del lavoro). Sull’altro fronte si pensa invece
              che lo strumento referendario non sia in linea con le battaglie della Cgil.
              Ma la cronaca politica non si ferma al merito. Così si parla di «salto a sinistra» di Epifani. «Solo 15 giorni fa, quando ha detto “torniamo a fare sindacato” per tutti i giornali era un moderato – commenta Nerozzi – Oggi sarebbe un estremista. Mi viene da ridere. Queste non sono considerazioni sul merito, che è quello che la Cgil deve fare di fronte a
              questo referendum». «Con il sì Epifani non si sposta a sinistra – aggiunge Cantone – ma dà continuità alla battaglia di questi ultimi mesi. È pura fantasia politica.
              Queste forzature vengono sempre da chi si permette di dare consigli agli altri invece di pensare a casa propria, dove l’unità manca».
              L’allusione è al mondo della politica, e in particolare dell’opposizione che ancora una volta procede disunita. I Verdi sono tra i promotori, la Margherita per bocca di Enrico Letta si avvicina al no. I ds non hanno ancora preso una decisione, ma già si sa che nella Quercia i distinguo non mancano. La partita è appena cominciata.