“Referendum” La parabola di Silvio&Umberto

27/06/2006
    marted� 4 giugno 2006

    Pagina 1 e 10 – Interni

    la storia

      La parabola di Silvio&Umberto
      dal patto del �93 alla sconfitta

        Il rito delle cene di Arcore tra eurofobia e lotta alle tasse

          Filippo Ceccarelli

            CON il voto di ieri, dopo un lungo volare, l�Angelo Sterminatore s�� fermato sull�alleanza Bossi-Berlusconi. O sull�Asse del Nord. O sul patto che per almeno sei anni ha tenuto strettamente legate Forza Italia e la Lega in nome del popolo delle partite Iva. E comunque: � su quell�accordo, su quell�accoppiata federalista, su quella risorsa d�interessi e d�intrattenimento, insomma, � su quella �cosa� l� che ieri pomeriggio � infine calata la spada dell�Angelo giustiziere della politica italiana.

            Adesso appare difficile e forse anche un po� presuntuoso delimitare il campo, certo catastrofico, della sconfitta. Valutare il numero dei caduti, la quantit� delle rovine. Pi� semplice � raccontare quale strano miscuglio di umori e di rendite sia uscito a pezzi dalla battaglia referendaria.

            Perch� Berlusconi e Bossi si �fidanzarono� nell�autunno del 1993, litigarono e fecero pace nell�estate del 1994, quando il Cavaliere prest� al Senat�r anche il pigiama per dormire ad Arcore. Ma poi ruppero di nuovo nell�inverno. Il ribaltone. Allora Berlusconi disse che Bossi – cos� si chiama di cognome Mamma Rosa, pure costretta a votarlo – era tecnicamente matto. Questi rispose alternando fin troppo documentate accuse di mafia e un campionario di indimenticabili volgarit�. Per� poi alla fine del 1999 si rimisero insieme. Tutto dimenticato, comprese le querele.

            Ma siccome giusto in quegli anni la vita pubblica italiana andava colorandosi di fasulla naturalezza e succedanei d�intimit� si scrisse che i due s�erano lungamente guardati negli occhi e da quel giorno si vedevano a cena tutti i luned�. Per chi prende in moglie un�attrice, precis� Berlusconi con il consueto buon gusto, era quella la sera che per anni egli aveva dedicato all�amore: ecco, �da adesso, invece, il luned� sera � dedicato a Umberto�. E non di rado finiva in baldoria, con tutti attorno al pianoforte.

            A questo rito meta-coniugale partecipavano in genere – anche se non s�� mai capito bene a quale titolo cerimoniale: testimoni? esecutori? eredi? – tanto il pirotecnico ministro Tremonti, gi� fondatore del Comitato "Emma Bonino for president", quanto l�assai schivo sottosegretario Brancher, gi� sveltissimo seminarista paolino arruolato dalla Finivest. Poi furono segnalati ad Arcore anche i ministri Calderoli, o Castelli, o Maroni, o addirittura il preteso delfino Giorgetti, l�incertezza e poi l�agitazione dei leghista aggravandosi in proporzione alla malattia di Bossi. Certo, all�inizio era tutto di pi� facile cura. Ma il cemento politico dell�intesa appariva chiaro a tutti fin da allora, anzi si trattava di un autentico dono di nozze: la devolution, come venne detta con sospettosissimo anglismo; in pratica, lo stravolgimento dell�impianto costituzionale.

            Come non si fatica a intendere, la convenienza del matrimonio era reciproca. E per giunta ben dispiegata alla faccia degli altri del centrodestra, Fini e Casini. Nel febbraio del 2000 si scrisse che l�accordo, segretissimo, era stato depositato presso un notaio di Milano; e nel luglio, proprio su Repubblica, vennero fuori gli aspetti economici. In pratica, la Lega aveva un sacco di debiti e il partito berlusconiano, che l�"assisteva finanziariamente", si faceva garante di un credito di due miliardi di lire presso la Banca di Roma.

            C�� anche da dire che n� il patto super segreto, n� la ricca ma soffocante fideiussione di Forza Italia trattennero mai i leghisti dal combinare i peggiori e fallimentari impicci della storia patrimoniale della Seconda Repubblica: cooperative e supermercati made in Padania andati a ramengo, villaggi vacanze mai costruiti, sale Bingo subito chiuse, improbabili casin� croati, sospette truffe latte, editoria dissestata e soprattutto il disastro della banca padana Credieuronord.

            Ma intanto, a suo modo, l�Asse del Nord tirava. O forse si manifestava in forme fin troppo smaglianti. Ci� che vale la pena di aggiungere � che senz�altro strattonava l�intero governo di centrodestra verso una logica di radicalismo estremistico. Sulle tasse da abbattere a ogni costo; sull�euro che aveva impoverito l�Italia e sull�Europa ridotta a �forcolandia�; sul pericolo incombente dell�Islam e su quello imminente della Cina e dei suoi dazi; sulla sicurezza, da rafforzare in termini di legge, ordine e repressione; sui �valori�, infine, che per� francamente sfumavano in una formale e indistinta esortazione alla Cristianit� e ad altri bla-bla teo-con. Mentre su un altro piano, non esattamente omogeneo ai suddetti �valori�, c�� da ritenere che l�accordo funzionasse anche per quanto riguardava le cordate bancarie e in particolare le scorribande del patron della Bpi Giampiero Fiorani, che tra l�altro si era preso l�impegno – o gli era stato affidato – di salvare a ogni prezzo la banchetta leghista affondata dai suoi incompetenti amministratori.

            Se il referendum ha ieri posto la pietra tombale sull�alleanza, � pure vero che l�ictus di Bossi aveva cominciato a minarla per tempo (marzo 2003). Deve aver confessato una volta Berlusconi al fondatore della Lega: �L�inizio della tua malattia segna la fine del mio governo�. Si trattava in realt� di una fine simbolica, o meglio premonitrice. Il venerd� santo del 2005 i ministri padani consegnarono a Bossi la bozza della nuova costituzione in un uovo di Pasqua di 5 chilogrammi che il piccolo Sirio estrasse a martellate.

            Tra domenica e luned�, 25 milioni di italiani hanno scartato quel testo, per sempre, si spera. Esito referendario secco, immediato e per una volta senza sospetti: classico lavoretto angelico. E anche se moltissimo adesso occorre fare, intanto addio alla Lega radicale del Cavaliere.