“Referendum” I toni polemici non esorcizzano l’astensionismo (M.Franco)

20/06/2006
    marted� 20 giugno 2006

    Pagina 13 – Politica

    LA NOTA

    I toni polemici
    non esorcizzano
    l’astensionismo

      di Massimo Franco

        Gli elettori saranno pi� di 47 milioni. Ma sul fatto che si tratti di un dato teorico, nessuno ha dubbi. Il referendum sul federalismo di domenica e luned� prossimi continua ad essere insidiato dall’ombra di un astensionismo che potrebbe superare quello sulla fecondazione assistita del 2005. Allora, and� alle urne un quarto dell’elettorato. Stavolta, l’incognita �, se possibile, maggiore. E il tentativo di Silvio Berlusconi e della Lega di politicizzarlo, di �dare una lezione alla sinistra del "no"�, appare pi� un atto dovuto che la prova di convinzioni profonde. La prima pagina della Padania ha inneggiato alla vittoria dei �fratelli catalani� che hanno approvato l’autonomismo in Spagna. Ma a complicare la campagna dei �s� sembra proprio l’ipoteca del partito di Umberto Bossi sulla riforma costituzionale. L’appello fatto ieri dal capo dell’opposizione non gronda ottimismo, ma preoccupazione. Berlusconi usa la pedagogia della paura per mobilitare un fronte moderato che pure dopo le elezioni del 10 aprile si � dimostrato poco reattivo a questo tipo di appelli. �Poi non ci si potr� lamentare che le cose non funzionano, se si � andati al mare e non a votare per il "s�"�, avverte il Cavaliere. L’ex premier capta una stanchezza diffusa dopo �troppe campagne elettorali�, e teme il non voto.

        Il suo ha l’aria di un rimbrotto preventivo: una recriminazione col sapore dell’autodifesa, di fronte ad un risultato negativo. E non soltanto perch� l’esortazione a impartire una �lezione alla sinistra� potrebbe rivelarsi un boomerang: il vero cruccio berlusconiano � la diaspora del centrodestra. Ormai, nessuno si sente di escludere che una bocciatura del federalismo voluto dalla Lega, acceleri la strategia delle �mani libere� di Bossi. I segnali prereferendari sono stati confusi ma indicativi. Si � andati dall’ipotesi di una trattativa separata dei lumbard con l’Unione, alle minacce di un rigurgito secessionista.

        Risposte decise comunque in solitudine; e dunque tali da creare reazione a catena, che potrebbero acuire la crisi di una Casa delle libert� disorientata dalla sconfitta di aprile. Certo, l’ipotesi che dalle urne possa spuntare una sorpresa non va scartata a priori. La campagna contro il governo vede allineati tutti i partiti del centrodestra, Lega in testa. E Romano Prodi mette le mani avanti, spiegando che il referendum non pu� essere considerato �una rivincita� nei confronti del suo Esecutivo; e che gli italiani �non sono stati bene informati sui costi reali della riforma�.

        L’impressione, tuttavia, � che nonostante gli sforzi dei due schieramenti, la scadenza di domenica e luned� sia seguita con disincanto, se non con disinteresse; e che i toni esagerati di alcuni fautori del �s� e del �no� vengano accolti con freddezza: come se si trattasse di qualcosa che mobilita soprattutto la classe dirigente. La vera insidia referendaria pu� rivelarsi questa: che non essendo necessario un quorum, a decidere la sorte della Costituzione finisca per essere una minoranza. Nel 2001, al primo referendum confermativo, vot� il 34 per cento. Ma gi� bissare quella percentuale, si dice adesso, sarebbe un miracolo di partecipazione.