“Referendum” I non cattolici sono orientati verso il «Sì»

30/05/2005
    sabato 28 maggio, 2005

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    LE POSIZIONI DELLE ALTRE RELIGIONI SULLA FECONDAZIONE ASSISTITA
    Referendum, i non cattolici
    sono orientati verso il «Sì»
    Da musulmani, ebrei, buddisti ed evangelici nessuna indicazione di voto
    Ma in genere c’è una apertura «alle moderne tecniche di riproduzione»

      analisi
      Maria Grazia Bruzzone

        ROMA
        MUSULMANI, ebrei, buddhisti, evangelici: quale idea hanno dell’inizio della vita e come si pongono davanti alla fecondazione assistita al centro del prossimo referendum? Colpisce, nella diversità dei punti di vista e degli approcci più o meno prescrittivi, l’accoglienza affatto negativa o addirittura «liberale» verso le moderne tecniche di aiuto alla procreazione.

        Corano alla mano, la fecondazione assistita, purché non eterologa, in generale è ammessa, spiega Mauro Scialoia, responsabile della Moschea di Roma e capo della Lega musulmana mondiale. La bioetica islamica, basandosi su alcuni versetti del sacro testo, considera che l’embrione fecondato cessa di essere un’appendice dell’organismo materno e diventa individuo autonomo solo fra il 40° e il 100° giorno dal concepimento, a seconda delle interpretazioni più o meno letterali. Ciò significa che da un lato embrione e cellule staminali embrionali possono essere utilizzati a fini scientifici. Dall’altro che l’aborto è permesso nei primi tre mesi di gravidanza in molti Stati, mentre nei più tradizionalisti è consentito nelle prime 5-6 settimane.

        L’ostilità alla fecondazione eterologa è legata alla certezza della paternità. Il figlio deve essere il prodotto naturale dell’unione fra marito e moglie e ha diritto di sapere chi sono padre e madre. Su questa linea per l’Islam è anche proibito attribuire a un adottato il nome della famiglia adottiva, sebbene l’adottante venga incoraggiato ad allevare bambini come propri figli. Quanto alla fine della vita, vale il concetto di morte cerebrale e l’eutanasia è vietata ovunque. Detto questo, Scialoia ha scelto di non dare indicazioni di voto, anche perché, dei musulmani che vivono in Italia (tra gli 800.000 e 1,2 milioni), solo 50-55.000 sono cittadini italiani. Personalmente non vuol dire se voterà, «ma sicuramente voterei Sì al quesito sulla libertà di ricerca scientifica».

        Nessuna indicazione di voto e un secco no all’eterologa anche da parte del rabbino capo di Roma Riccardo Di Segni, medico ed esperto di bioetica, il quale però alla fine ammette che «grosso modo» le posizioni della religione ebraica indurrebbero a esprimere tre Sì. Lui andrà a votare, ma ha scelto di non dare indicazione perché «i quesiti non si spalmano esattamente sulle regole tradizionali». Che sono assai prescrittive, dal momento che la Bibbia stessa parla di «legge», ma in pratica si rivelano assai flessibili, mancando un’autorità religiosa unica.

        La maggioranza delle Autorità rabbiniche acconsente alla fecondazione artificiale, pur entro limiti precisi. Intanto, sono autorizzate a ricorrervi solo le coppie sposate in difficoltà, «per impedire il divorzio», mentre per i single «il No è preferibile», anche se non assoluto. Vietata – «in linea di massima» – l’eterologa, soprattutto quella che prevede la donazione del seme maschile. In questo caso, il marito non è comunque considerato il padre del nascituro.

        Per l’ebraismo la «capacità giuridica» piena della persona si acquista solo alla nascita. Vale a dire il diritto dell’embrione non prevale mai su quello della madre. L’embrione in vitro poi è ritenuto un «pre-embrione» e non è del tutto protetto «perché, finché non è impiantato nell’utero non è considerato vita potenziale, da difendere a tutti gli effetti». Anche quello nel corpo della madre del resto è ancora una «parte materna», e «prima di 40 giorni dal concepimento non è visto come un essere vero e proprio». Di conseguenza, non solo nella fecondazione gli embrioni si possono congelare, produrre e impiantare seguendo «il criterio del miglior successo» (anche più di 3), ma il loro impiego a scopo scientifico – purché concepiti in vitro, prima dei 40 giorni – è permesso. Col limite di non produrli a questo scopo e avere il consenso informato. Più protezioni gode il feto nel corpo materno, tanto che l’aborto è vietato, a meno che la madre non sia in pericolo, sebbene equivalga a un omicidio.

        Quanto al buddhismo, «per il suo carattere a-dogmatico e profondamente umanistico e per il fatto di non avere una gerarchia clericale strutturata e unitaria – spiega il maestro Tae Ri Sunim, della comunità Bodhidharma (orientamento zen coreano) – non fornisce tesi uniche ma presenta una varietà di posizioni che dipendono anche dall’esperienza dei vari maestri». Per i «tradizionalisti», per i quali il ciclo delle rinascite ha un’importanza centrale (molte scuole del buddhismo tibetano il cui maestro spirituale è il Dalai Lama) l’embrione, fin dal concepimento, è considerato la manifestazione karmica di un essere vissuto precedentemente ed è perciò dotato di coscienza. Distruggerlo è quindi giudicata in ogni caso un’offesa alla vita e una crudeltà.

        Altre fasce di persone che Tae Re Sunim definisce «adattabiliste», danno invece più importanza alla realizzazione in questa vita e ritengono che l’embrione sia dotato sì di una coscienza ma a un livello così germinale che un individuo già formato abbia una priorità. Dunque, se un embrione viene creato per produrre cellule utili alla cura di un individuo che soffre, allora tale metodo, pur non perfetto, è però giustificabile in mancanza di alternative migliori. Le stesse considerazioni valgono per la cura della sterilità con la fecondazione assistita. E l’eterologa? Questi buddhisti «pragmatici» fanno notare che, per quanto nel buddhismo alla famiglia venga dato un grande valore, è anche vero che altri modi di vivere sono stati incentivati dallo stesso Buddha, come modi eccellenti che conducono all’illuminazione. Se le circostanze sono favorevoli a una crescita sana e morale dunque, non importa quale sia il modello sociale impiegato, famiglia etero, omo. O comunità, come accade ai molti bambini asiatici tradizionalmente allevati nei monasteri. Ogni decisione è comunque affidata alla responsabilità e alla consapevolezza della persona, sulle quali il buddhismo di ogni scuola molto insiste, rifiutando di interferire in scelte politiche.

        Argomenti simili vengono portati dai cristiani evangelici, i quali sottolineano la responsabilità di ogni credente e optano per la laicità dello Stato. «La nostra impostazione teologica – spiega il pastore battista Massimo Aprile – ci spinge ad andare oltre il biologismo, per cercare una definizione di vita umana che comprenda le relazioni con Dio, il prossimo e la creazione». Sulla procreazione assistita, la pastora valdese Letizia Tommasone fa notare che viviamo in una società che vede una pluralità di figure genitoriali, sociali e biologiche, una pluralità di modelli affettivi, etero e omo, e una pluralità di riconoscimenti giuridici, coppie di fatto, conviventi, sposati: «Non è corretto invocare la tradizione cristiana perché, tanto nelle Scritture come nella storia, la famiglia ha avuto forme diverse ed evoluzioni».