“Referendum” I Ds: l’astensione è un trucco, c’è l’aborto nel mirino

07/06/2005
    martedì 7 giugno 2005

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    Referendum

    REPLICA GIOVANARDI: «LA 194 NON SI TOCCA. I VERI FURBI SONO QUELLI CHE ERANO PER IL NON VOTO SULL’ARTICOLO 18»
    I Ds: l’astensione è un trucco, c’è l’aborto nel mirino

      Flavia Amabile

        ROMA
        A sei giorni dal voto la confusione sembra regnare sovrana a proposito del referendum sulla fecondazione assistita. Si scava nelle dichiarazioni del passato e ne emergono valanghe di contraddizioni. Il fronte del Sì si scaglia con forza contro chi ha scelto l’astensione. «Un trucco» ha rilanciato ieri il segretario dei Ds Piero Fassino che pure nei giorni scorsi era apparso meno netto nei toni nel tentativo di non esacerbare i rapporti già tesi con Fracesco Rutelli, astensionista dichiarato e ulivista quasi pentito. Si rompono i fronti e se ne creano altri dopo che il ministro delle Pari Opportunità ha tirato in ballo la legge 194 sull’aborto e il suo timore che sia quello il prossimo obiettivo nel caso in cui prevalga l’astensione. «Se non vogliono cambiare la legge sull’aborto lo dicano chiaramente», chiede Fassino. E, dopo le numerose critiche ricevute, il ministro Prestigiacomo insiste: «Tanto nervosismo ed inquietudine da parte del fronte astensionista conferma la convinzione che non certo dal governo, bensì da quella maggioranza trasversale che votò la legge 40 e che oggi si oppone al referendum, ci sia in programma una revisione della legge 194. Non è certamente il fronte referendario a dover spiegare come superare le contraddizioni che esistono tra le due normative».

          Parole sconfessate dagli alleati della sua stessa maggioranza. Marco Follini, segretario dell’Udc, ha chiesto di «non fare di ogni erba un fascio, sono argomenti diversi e tali devono rimanere». Anche per il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Carlo Giovanardi, pure lui Udc, la legge sull’aborto «non si tocca». E se Giovanardi si è difeso poi dalle critiche alla scelta del non voto: «I veri furbi sono quelli che due anni fa erano per il non voto sul referendum sull’articolo 18, come Fassino e Melandri».

            Eccole le contraddizioni. Tirate in ballo anche da Riccardo Pedrizzi di An che cita una dichiarazione di due anni fa: «Se il referendum è sbagliato non possiamo che augurarci il suo insuccesso. Non vogliamo che vincano i sì a un referendum sbagliato. È un referendum dannoso e bisogna renderlo inutile, vanificarlo, sterilizzarlo, considerando al contempo il no inadeguato». Sembra il cardinale Ruini – accusa Pedrizzi – e invece «è Fassino in merito al referendum sull’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. Ecco, noi, per quanto riguarda i referendum che mirano a peggiorare gravemente la legge 40, la pensiamo come il Fassino di due anni fa».

              Contraddizioni quelle del ministro Prestigiacomo, ricorda Alessandra Mussolini che da tempo chiede le dimissioni del ministro per le Pari Opportunità e ora dopo il rilancio sulla legge sull’aborto sostiene che: «Chi oggi agita il fantasma della possibile inziativa contro la 194 dovrebbe vergognarsi perchè è una menzogna grande come l’ipocrisia che la muove. Non andare al voto significa lasciare la speranza che in Parlamento si facciano interventi per migliorare la legge. Chi la vuole cambiare oggi, dopo avere riacquistato la parola e cambiato idea spudoratamente specula sulla donna e sugli embrioni come ha fatto prima tacendo e lavandosene le mani».

                Fermamente contrario all’astensione il presidente dei Ds Massimo D’Alema che non ha remore nel dare del furbo a Francesco Rutelli. «Siamo di fronte ad una novità che mi pare abbastanza pericolosa – sottolinea – l’ idea che l’ignavia possa prevalere sulla partecipazione. Considero quella dell’astensione una scelta furbesca. Tra l’altro, Rutelli si è adeguato ad una scelta che non è stata fatta da lui». E al presidente del Senato Marcello Pera, anche lui fautore del non voto ricorda che: «l’unico modo per difendere l’operato del Parlamento è votare no».

                  Libertà di coscienza da parte delle Comunità Ebraiche, schierate compatte contro l’astensione, a favore del voto. Amos Luzzatto, presidente delle Comunità Ebraiche ha precisato che voterà quattro Sì. Identico il voto del rabbino capo Riccardo Di Segni. Diversa soltanto la posizione di Leone Paserman, presidente della comunità ebraica di Roma, che ha definito «un errore» l’iniziativa stessa di un referendum su questa materia. In ogni caso, poiché lunedì 13 è la festa di Shavahut, gli ebrei si recheranno alle urne domenica.