“Referendum” G.Epifani: «I vescovi sbagliano sull´astensione vedremo se i cattolici li seguiranno»

06/06/2005
    venerdì 3 giugno 2005

    Pagina 13 – Interni

      L´INTERVISTA

        Guglielmo Epifani, il leader della Cgil: rispetto Pezzotta, non accetto chi organizza la diserzione delle urne
        «I vescovi sbagliano sull´astensione
        vedremo se i cattolici li seguiranno»

          GIOVANNA CASADIO

          ROMA – «C´è Machiavelli nella scelta di far fallire il quorum; c´è la teoria del fine che giustifica i mezzi: non mi pare un principio e un valore cristiano». Guglielmo Epifani va dritto al problema: quante possibilità ci sono che la campagna per il "non voto" vanifichi il referendum contro la legge sulla procreazione assistita? «Siamo lì, lì… « calcola il segretario della Cgil, tra raggiungere il quorum oppure no. «Maggiore è l´attenzione nelle grandi città, meno nel Mezzogiorno e nei centri più piccoli».

          Epifani, lei è schierato per il Sì, ma l´astensione è costituzionalmente legittima, non crede?.

            «Il singolo cittadino ha tutto il diritto di non andare a votare o di andare e non ritirare la scheda, ma l´astensione organizzata colpisce al cuore l´istituto referendario. M´inquieta un appello all´astensione che fugge dal confronto di merito: è una posizione disinvolta e poco responsabile».

            Irresponsabile perché?

              «Il referendum è un istituto di democrazia diretta, importante: lo prevede la Costituzione, sta in tutti gli ordinamenti democratici, serve a temperare, sul versante dei diritti dei cittadini, il potere legislativo. Sta in una sfera più generale di equilibrio tra i poteri e fa capo direttamente al cittadino. Negli ultimi dieci anni il quorum è stato raggiunto una sola volta, c´è una tendenza strisciante a superare questo istituto di democrazia. E gli appelli anti referendum sulla provetta compromettono l´esercizio del diritto di voto di chi invece partecipa. Tutto ciò mi fa dire che l´istituto del referendum andrebbe riformato».

              In che modo?

                «Ad esempio alzando il numero delle firme; autorizzando la raccolta firme dopo che la Consulta ha dato il via libera all´ammissibilità del quesito; stabilendo un referendum-day non suscettibile di scelta politica; e decidendo che ci sono materie per cui il quorum può essere abbassato».

                La bioetica è tra queste?

                «No, è una materia importante e richiede un quorum pieno».

                La Chiesa ha alzato un muro anti referendum e rivolge inviti pressanti all´astensione.
                «Non è bene alzare muri anzi, bisogna parlarsi con rispetto. La scelta dei vescovi per l´astensione oltre a essere poco convincente è il segno di una Chiesa ripiegata su se stessa, che sente il bisogno di riaffermare un´identità chiudendosi e non confrontandosi. Ma non sappiamo quanti cattolici seguiranno la Chiesa e quanti una diversa scelta della propria coscienza, come è accaduto negli anni ‘70 su divorzio e aborto».

                Ammetterà che decidere sull´indissolubilità del matrimonio non è paragonabile, sul piano etico, alla scelta sulla vita e la manipolazione degli embrioni?

                  «Certo, anche perché c´è un tema che trascende questo referendum ed è quello del relativismo etico. Il pensiero teologico dell´ultimo decennio si è spinto fino far diventare l´accusa di relativismo etico la critica più forte alla modernità: ecco io credo che un credente abbia una possibilità in più…»

                  Lei è credente?

                  «No, lo sono stato. Dicevo: un credente ha una possibilità in più rispetto a un non credente, ma la fede in un Dio trascendente fonda una morale di qualità superiore? Perché se si assegna un primato alla morale fondata sull´esistenza di Dio, allora difficilmente questa morale rinuncerà a diventare fondamento delle scelte dello Stato».

                  Cosa teme da una sconfitta del referendum?

                    «Che i toni siano esacerbati e la contrapposizione più forte. Lo Stato laico è l´espressione più alta del rispetto della libertà individuale in cui non ci può essere una morale che si considera superiore a un´altra. Le comunità ebraiche, i valdesi hanno un altro atteggiamento sul referendum: sono anche loro figlie del relativismo etico? San Tommaso, che per secoli ha definito in maniera diversa da come fa oggi la Chiesa l´origine della vita, è anche lui un po´ relativista?».

                    Per l´astensione è schierato Pezzotta, però a livello personale, e senza impegno per la Cisl. E la Cgil?

                      «Rispetto quella di Pezzotta perché è una posizione personale. Organizzare la diserzione dalle urne è invece incomprensibile. Io voterò quattro Sì per la libertà di ricerca che deve avere paletti ma non i divieti della legge 40; perché considerare un embrione titolare degli stessi diritti di una madre è inaccettabile; perché ci sono sfere di scelte individuali da rispettare. La Cgil ha invitato i suoi iscritti ad andare a votare e abbiamo dato un giudizio negativo sulla legge 40. Non c´è un´indicazione precisa di voto, però abbiamo cercato di informare e dibattere nei luoghi di lavoro».

                      Se Berlusconi annunciasse l´astensione, pensa che provocherebbe una reazione uguale e contraria, cioè "tutti alle urne"?

                        «Questi sono temi che riguardano tutti i cittadini, chi crede e chi no, chi è di destra e chi è di sinistra: non penso che si possano affrontare per rigidi confini di partito».