“Referendum” Fini mette in guardia i professionisti

06/06/2006
    marted� 6 giugno 2006-06-06

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      Fini mette in guardia i professionisti

        Ecco la lettera che il presidente di Alleanza nazionale invier� in 700 mila copie alle categorie. Per l’ex ministro chi vota no al referendum condanna gli ordini

          di Luca Saitta

            Alleanza nazionale bussa agli studi dei professionisti italiani per cercare di blindare il referendum sulla devolution. E lo fa attraverso una lettera scritta dal presidente, Gianfranco Fini, che partir� da via della Scrofa il prossimo 10 giugno, diretta a oltre 700 mila tra architetti, ingegneri, avvocati e commercialisti di tutto il paese.

              Il documento, che ItaliaOggi ha potuto consultare in anteprima, � un pressante invito a sostenere, il 25 e il 26 giugno prossimi, la riforma varata dal centro-destra e a esprimere un �convinto s� in una battaglia per la difesa dell’autonomia e della libert�’ delle categorie. Un voto che rappresenta la sola ancora di salvezza, sostiene Fini, a disposizione dei professionisti per tutelare i propri interessi di lobby.

                Il rischio, in caso di vittoria del no, � quello di una �secessione normativa’. Ovvero, scrive il leader di An, confermare il vecchio assetto costituzionale promosso dal centro-sinistra significherebbe lasciare invariata anche l’attribuzione alle regioni della competenza legislativa concorrente in materia di professioni.

                  Aprendo, di fatto, la strada a provvedimenti normativi diversi in ogni area del paese, fatti �a piacimento e in contraddizione su aspetti della materia non marginali’.

                    �Si dovr� scegliere se mantenere una riforma che diminuisce il numero dei parlamentari, elimina il bicameralismo perfetto (fonte di enormi ritardi nella formazione delle leggi), ripristina l’interesse nazionale e restituisce allo stato numerose competenze legislative delegandone solo alcune alle regioni’, scrive Fini, �o se cancellare il pi� grande tentativo di dare al nostro paese istituzioni pi� moderne ed efficienti rispettando i valori e le potenzialit� delle autonomie locali’.

                      La lettera, secondo quanto risulta a ItaliaOggi, verr� spedita a 700 mila professionisti su un bacino totale di oltre 2 milioni di potenziali interessati, per un’operazione dal costo di oltre 200 mila euro.

                        Ma il monito di An non si ferma qua. Se la devolution andr� a picco, aggiunge infatti il presidente, si dar� �l’occasione ai sostenitori della abolizione degli ordini e del valore legale del titolo di studio di lanciare l’offensiva contro il sistema delle professioni italiane che la stessa Ue oggi prende a modello di rigore e di garanzia per i diritti dei cittadini’. Insomma: secondo An votare no equivarrebbe per architetti, avvocati & c. a puntarsi da soli una pistola alla tempia.

                          �Per potere vincere un referendum confermativo che non prevede il quorum e dove � lecito supporre una scarsa affluenza alle urne, stiamo cercando di risvegliare l’attenzione di un elettorato qualificato: un elettorato, cio�, che ha un forte interesse professionale legato all’abolizione o alla conferma della riforma’, afferma a ItaliaOggi Antonino Lo Presti, ex responsabile di An del settore libere professioni e oggi responsabile del partito in materia di tutela dei consumatori. �Ebbene, vogliamo fare capire a questo numero cos� elevato di persone i rischi che correranno in caso di adesione agli sterili inviti della sinistra’.

                            Secondo Lo Presti a tutelare la devolution targata Berlusconi dal rischio della deriva secessionista denunciata da quella che oggi � la maggioranza di governo � l’avere ripristinato, proprio su forte impulso di An, il principio �dell’interesse nazionale’.

                              �Un passaggio che riconduce ogni intervento regionale al quadro dell’unitariet� generale’, continua Lo Presti, �i professionisti italiani su questo punto devono stare sicuri: cosa che non possono fare, invece, con l’attuale riforma voluta dalla sinistra, che ha gi� visto diverse regioni tentare di scardinare l’assetto degli ordini attraverso norme tutte poi puntualmente impugnate dalla Corte costituzionale e bocciate’.

                                Il pericolo � la �regolamentazione territorializzata’, continua Lo Presti, �che in un settore delicato come quello delle professioni sarebbe non solo un danno per gli interessati ma per tutti i cittadini. Ma questo, a ben vedere, � il meno’. Secondo l’esponente di An, infatti, il no al referendum �darebbe stura a chi sostiene con forza la necessit� di procedere all’abolizione degli ordini’. �Sarebbe come dire loro di andare avanti per questa strada e colpire al cuore, cos�, tutti i professionisti italiani’, conclude Lo Presti, �il cuore del problema � questo. Stiano, dunque, attenti i professionisti, anche al di l� degli aspetti tecnici legati strettamente al tema della concorrenzialit� tra le regioni. In questo referendum il vero dato politico � rappresentato dal pericolo di infondere linfa vitale a chi sostiene l’abolizione degli ordini. Posizioni sostenute dal ministro Emma Bonino e da esponenti della sinistra radicale in merito all’abrogazione del valore legale del titolo di studio possono trovare, in futuro, un terreno fertile per riproporsi con forza, in maniera ancora pi� pericolosa’. (riproduzione riservata)