“Referendum” Fassino: «Noi faremo il vero federalismo»

27/06/2006
    marted� 4 giugno 2006

    Pagina 5 – Primo Piano

    intervista

      Fassino
      �Noi faremo il vero federalismo
      Anche Bertinotti si � impegnato�

        Antonella Rampino

          ROMA
          Esplode l’Italia al rigore degli azzurri, ma per fortuna la vittoria contro la devolution � stata tutt’altro che di misura: �E’ andato a votare il 53 per cento degli italiani, ed � la prima volta che un referendum torna ad avere, dopo tanti anni, una tale partecipazione. E per giunta, al termine di una stagione elettorale intensissima�. Comincia da qui il segretario della Quercia Piero Fassino, uno dei pochi leader politici ad essersi speso in una sia pur brevissima campagna referendaria. �Guardi, siamo di fronte a un risultato straordinario: vittoria del No netta, diffusa in tutto il Mezzogiorno, chiarissima nell’Italia centrale con un contributo decisivo delle cosiddette regioni rosse, e chiara anche nel Nord dove la riforma della Cdl ha vinto solo in 2 regioni su 7�.

            Per� i S� hanno prevalso in ampie zone della Lombardia e del Veneto. Questo sembra riconfermare la geopolitica dell’Italia uscita dalle ultime elezioni: � un dato di cui l’Unione dovrebbe preoccuparsi?

              �Veneto e Lombardia sono importanti, e sono due delle quattro regioni governate dalla destra, ma non sono tutto il Nord. Non � che Torino, Genova, Trieste e Trento stiano sotto l’equatore… E il No ha vinto a Milano, provincia e Brianza comprese. E’ poi noto che Lombardia e Veneto sono le zone in cui � pi� forte la Lega, che � quasi un partito a radicamento regionale. La diffidenza contro lo Stato e le istituzioni, l’avversione a Roma e a tutto ci� che � pubblico nelle vallate lombardo-venete � un sentimento antico, e si � manifestato anche stavolta. Eppure il S� in quelle zone � prevalso di strettissima misura�.

                Lei ha sempre detto che la vittoria del No avrebbe favorito un processo di convergenza tra maggioranza e opposizione in tema di riforma della Costituzione. Ma il primo ostacolo non sar� proprio l’implosione della Cdl, con la Lega che magari esce dalla coalizione, come ha a suo tempo annunciato?

                  �Credo che questa sconfitta, la terza in un crescendo di risultati per la destra sempre pi� negativi, dovrebbe porre una riflessione che mi auguro sia autocritica. Mentre lei e io parliamo, si son fatti sentire con dichiarazioni solo Bondi e Cicchitto, gli ascari di turno. A caldo, nessuna reazione da Berlusconi, Fini, Casini. Pu� darsi che nella Lega prevalga l’arroccamento, ma spero invece che si apra un dibattito, che Bossi non si chiuda in un atteggiamento secessionista. La Cdl ha perso le politiche e sperato di poter riequilibrare quel risultato con una vittoria nelle grandi citt� e al referendum: non � andata cos�, complessivamente si � trattato per loro di una grande sconfitta. Adesso che la lunga sequenza elettorale � terminata spero che elaborino il lutto, e si apra una discussione vera al loro interno�.

                    La Lega, lei dice. Sa che la sinistra dell’Unione gi� sospetta traffici tra i riformisti e i leghisti in materia di federalismo…

                      �La nostra posizione � chiara, da sempre. Nel programma dell’Unione c’� un federalismo vero, pieno, federalismo fiscale e Senato federale compresi. E abbiamo detto sin dall’inizio che chiamare gli italiani a votare No al referendum era l’unico modo per aprire la strada delle vere riforme costituzionali�.

                        C’� un punto che riguarda la maggioranza: ha vinto il No senza se e senza ma, o il No riformista? Glielo chiedo perch� Bertinotti ha gi� a suo tempo ventilato una pausa di riflessione, prima di rimetter mano alla Carta comune…

                          �Ripeto: tutta l’Unione ha chiesto il No in nome della volont� di aprire un percorso riformatore. E’ significativo che l’abbia detto anche Scalfaro, un uomo che viene caricaturalmente dipinto come chiuso a qualsiasi correzione costituzionale, mentre non � cos�. D’altra parte, il programma dell’Unione parla chiaro. Lo hanno firmato tutti i partiti del centrosinistra, compresa Rifondazione. Se quel programma vale per il ritiro dall’Iraq, vale anche per le riforme costituzionali�.

                            Lei ha ripetuto molte volte che il punto di partenza sar� la modifica dell’articolo 138 della Costituzione, di modo che non sia pi� possibile riformarla a maggioranza semplice. Questo sar� dunque il primo banco di prova nel dialogo con l’opposizione. Ma se la Cdl non parteciper� quella modifica, cosa farete?

                              �Noi siamo convinti che la Costituzione non si cambia sulla base delle convenienze di una maggioranza di governo, ma sulla base delle esigenze di stabilit� e modernizzazione del sistema democratico. Dunque bisogna introdurre la maggioranza qualificata, che induca a cercare larghe intese in materia di riforme istituzionali. Confermiamo quell’impegno. Se con il centrodestra si arriver� a condividere la modifica del 138 bene, altrimenti noi cercheremo comunque con loro un confronto sulle riforme. Si pu� avere una larga condivisione anche senza modificare il 138, basta che ci sia la volont� politica�.

                                Quando si aprir� il confronto, quale sar� la sede? Una nuova Bicamerale, una Convenzione, o semplici modifiche da apportare alla forma di governo, al federalismo, al bicameralismo?

                                  �Discutiamo in modo aperto anche la sede. Non ci sono proposte a priori, tra le molte in campo. Un’Assemblea costituente, che mi sembra molto complessa dal punto di vista procedurale. La possibilit� di adottare il modello della Convenzione europea. Oppure si pu� procedere in Parlamento sulla base dell’articolo 138, meglio se modificato. Se vogliamo fare le riforme insieme, con la Cdl bisogna condividere anche lo strumento, oltre che il progetto di riforma costituzionale�.

                                    Cosa farete se la Cdl si chiuder� al dialogo, a partire dalla modifica del 138?

                                      �Vedremo. Ma intanto dico: perch� dobbiamo partire dall’idea di una loro chiusura? Io mi auguro che dopo questa sconfitta riflettano. E avendo il centrodestra sempre detto che vuole riformare le istituzioni, non credo che i suoi leader si arroccheranno. Smentirebbero davanti ai cittadini e ai loro elettori la tanto proclamata volont� riformatrice�.