“Referendum” Fassino e Ferrara, duello pubblico sulla procreazione

01/06/2005
    mercoledì 1 giugno 2005

    LUNEDI’ PROSSIMO A ROMA L’INCONTRO-SCONTRO FRA UNO DEI LEADER DEL SI’ E QUELLO DELL’ASTENSIONE

      Fassino e Ferrara, duello pubblico
      sulla procreazione

        di Fabio Martini
        ROMA

          UNA trovata per accendere riflettori mediatici ancora appannati: lunedì 6 giugno il leader ds Piero Fassino e Giuliano Ferrara si «sfideranno» in un pubblico duello sui referendum per la procreazione assistita. Il match dialettico andrà in scena alle cinque della sera al Residence Ripetta di Roma e i due sfidanti hanno accettato l’idea di confrontarsi, convinti entrambi che l’evento in sé sia destinato a suscitare un effetto sui rispettivi «schieramenti». Piero Fassino, assieme a Marco Pannella, guida i sostenitori dei quattro sì abrogazionisti, mentre Giuliano Ferrara, assieme al Cardinale Ruini e assai più dei defilatissimi leader del centrodestra, sostiene le ragioni della astensione. E dunque dell’invalidamento dei referendum.

          I due, sfidandosi, sanno di poter assicurare un degno «spettacolo». Certo, Giuliano Ferrara è un direttore di giornale e sul suo «Foglio» già da diverse settimane ha sciorinato una ricca informazione sui temi del referendum, ma non ha certo fatto mistero delle sue idee. E quanto a Fassino – che conosce Ferrara dagli anni da lui trascorsi a Torino quando erano entrambi dirigenti del Pci – ha pensato che fosse il caso di correre il rischio di un match con un personaggio come il direttore del «Foglio», anche per dare una spinta ad una campagna referendaria che non è mai decollata del tutto.

          Esattemente un anno fa i Ds, dopo un’iniziale incertezza, avevano deciso di aderire alla raccolta delle firme promosse dai radicali e l’apporto della Quercia (oltrché della Cgil) alla fine è risultato decisivo per raggiungere i due milioni di sottoscrizioni. Ma per molti mesi i Ds si sono guardati dalla tentazione di «cavalcare» referendum sui quali la Cei ha finito per mettere una sorta di questione di «fiducia». Una iniziale cautela sulla quale ha pesato la posizione incerta e defilata del leader del centrosinistra Romano Prodi. Il Professore, dopo aver in qualche modo «sfidato» il verbo astensionista del cardinale Ruini, ha annunciato che lui sarebbe andato a votare e si è successivamente rinchiuso in un singolare riserbo: «Non parlerò più dei referendum».

          Ma oramai da un mese la Quercia – a parte il caso dei radicali – è l’unico partito ad aver investito significativamente nella campagna referendaria, con la diffusione di migliaia di manifesti, tra i più costosi perché di diversi colori e in parte occupati da fotografie. E nell’ultima settimana di campagna i Ds spareranno le residue cartucce: tutti i principali dirigenti saranno impegnati in iniziative capillari in tutto il Paese. E ieri sera, a «Ballarò» Piero Fassino ha confermato che per il suo partito la questione referendum non va affrontata come una crociata, che è «assolutamente legittimo che la Chiesa si esprima», ma che i quattro sì sono «sì per la vita».

          E anche se non ci sono conferme ufficiali, sembra che manchino poche ore all’annuncio della posizione di Francesco Rutelli. Dopo aver creato una certa attesa circa la sua posizione sui referendum, il leader della Margherita dovrebbe alfine pronunciarsi dopodomani nel corso di un convegno appositamente organizzato al Residence Ripetta. Cosa annuncerà Rutelli? Quel dunque dirà il presidente della Margherita ad appena una settimana dalla fine della campagna referendaria, non è dato sapere. Le previsioni, per una volta, sono concordi: Rutelli, sia pure a titolo personale, consiglierà di astenersi, sposando la linea Ruini, sia pure con argomentazioni diverse e lungamente meditate. Sarà così o Rutelli annuncerà la sua scheda bianca? L’attesa è stata alimentata in modo tale da avvolgere la risposta in un alone di incertezza e dunque soltanto venerdì 3 giugno, sul far della sera, si conoscerà la risposta.