“Referendum” Comunione e Ristorazione (M.Travaglio)

10/06/2005
    venerdì 10 giugno 2005

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    Comunione e Ristorazione

      Marco Travaglio

        Al pellegrinaggio al santuario di Loreto, in programma per sabato notte a cura di Comunione e Liberazione, parteciperanno anche il patriarca di Venezia Angelo Scola, il segretario della Cisl Savino Pezzotta e il direttore del Foglio Giuliano Ferrara. Che cosa induca due laici come Scola e Pezzotta a mescolarsi con il noto clericale, non è dato sapere. Quel che è certo è che anche il Platinette Barbuto, con grave sprezzo del pericolo, percorrerà a piedi la strada da Macerata a Loreto. Già allertata la Protezione civile, per ogni evenienza, con apposite carrucole. La conversione dell’ex sessantottino, ex comunista, ex craxiano, ex Cia, ex Parmalat, postberlusconiano e neodevoto al bigottismo ateo (Ferrara crede in Bush e in Ruini, ma non in Dio), ricorda l’immortale battuta di Montanelli: «De Gasperi e Andreotti entrano in chiesa. Ma De Gasperi parla con Dio, Andreotti col prete». E rinverdisce la nobile tradizione dell’intellighenzia italiota, sempre dalla parte del più forte di turno. Però sta creando notevoli smottamenti nella redazione del Foglio, che ormai pare la succursale di Guantanamo. I vicedirettori Ludovico Festa e Oscar Giannino sono fuggiti a gambe levate qualche mese fa, alle prime avvisaglie della metamorfosi del direttore in arciprete. Ma per i redattori superstiti sono tempi duri.

          Di prima mattina, tornei di rosario in sala riunioni, seguiti dall’ omelia dell’Arciprete Giuliano, che ormai parla in gregoriano stretto. A ogni rintocco del pendolo, orazioni carponi in direzione Arcore: lodi mattutine, ora media, terza, sesta, nona, vespri e compieta. Poi esercizi liberi di levitazione, da cui il direttore è per ora esentato, in attesa che il jogging Macerata-Loreto sortisca gli effetti sperati. Severamente vietato nominare il nome di Ruini invano. Rigorosamente proibito masturbarsi, per non uccidere i genitori dell’embrione, cioè gli spermatozoi. Consigliata la confessione una volta al giorno, nell’ufficio dell’Arciprete, che infligge penitenze draconiane: particolarmente temuta la lettura ad alta voce dell’opera omnia di Antonio Socci, prima e dopo i pasti. Per i recidivi è prevista una nuova forma laica di mortificazione: Ferrara che divora un vassoio di supplì dinanzi al penitente digiuno e genuflesso su un tappeto di ceci secchi. Entusiasti i redattori ciellini e Carlo Panella (già autore di un’ agiografia dell’ayatollah Khomeini), un po’ meno i vecchi miscredenti, come Vincino, Pace, Marcenaro e Boncompagni.

            Poi si passa alla confezione del Foglio, che ormai è la versione noiosa dell’Osservatore romano e della Riza Psicosomatica. Un festival di trattati e trattatelli su gameti, ovociti, spermatozoi, ovaie, crioconservazioni e fecondazioni (immortale un titolo dell’altroieri: «Caravaggio e l’embrione»). Senza dimenticare il pensiero neocon che fa da sfondo alla mattanza irachena e alle torture di Guantanamo e Abu Ghraib (non trattandosi di embrioni, ma di vite già formate, possono pure morì ammazzate). Poi gli scritti dei 120 cardinali del conclave su su fino all’incolpevole papa Ratzinger, comprese le liste della spesa e i segnapunti dei tornei di rubamazzo, con glosse di Socci e testo latino a fronte. Ciò che l’organo vaticano ritiene troppo ostico per i suoi lettori, lo passa al Foglio. Ieri, raschiato il fondo del barile, il quotidiano platinettiano dedicava un’intera pagina alle dichiarazioni di voto di redattori e collaboratori, fra i quali spicca un certo Nicola Dell’Arciprete (quasi certamente uno pseudonimo del direttore). Su 96 interpellati, 52 andranno a votare, quasi tutti Sì. L’appello di Platinette all’astensione ha sortito l’effetto opposto. Risolutivo l’argomento da lui usato al dibattito con Fassino: «Ho il diabete, la fibrillazione e l’obesità: nel 1952 mi avrebbero cancellato». Un punto decisivo in favore della diagnosi preimpianto.

              Sempre ieri, il Foglio ha inaugurato un nuovo filone,con l’ultimo discorso integrale di Francesco Rutelli. Due agili paginoni di piombo illustrati da gigantografie di Er Cicoria sotto un titolo sobrio: «Una guerra culturale, un leader coraggioso». La chiosa dell’Arciprete è struggente, da crioconservare: «Rutelli ha sorpreso tutti. Si è presentato con in mano pochi fogli di appunti. Una lezione di biopolitica di un’ora e mezzo. Rutelli ha parlato a braccio, da uomo politico e con competenza. Ha analizzato, esemplificato e ragionato in modo laico e rigoroso. Ascoltandolo, abbiamo provato un brivido di piacere…». A questo punto, anche per la legge sulla privacy, abbassiamo le luci e lasciamoli soli.