REDS:LA FILCAMS E LE VERTENZE CONTRATTUALI: IL PUNTO DELLA SITUAZIONE

03/10/2013

3 ottobre 2013

REDS:La Filcams e le vertenze contrattuali: il punto della situazione

Intervista a Mariagrazia Gabrielli segreteria nazionale in categoria:
"E’ utile e necessario in primo luogo fare il punto sulla situazione in categoria: quante e quali sono le vertenze contrattuali aperte?
Sul fronte dei contratti nazionali, per la prima volta, ci troviamo davanti una situazione inedita causa le scissioni in corso nelle associazioni datoriali.
Il 16 ottobre, conclusa la consultazione, si svolgerà l’attivo unitario dei delegati del settore Terziario e Distribuzione Cooperativa per il varo definitivo della piattaforma di rinnovo che vede anche la presenza di Federdistribuzione come soggetto di rappresentanza della Grande Distribuzione dopo la decisione di uscire da Confcommercio. La trattativa per il rinnovo del CCNL Turismo in Confcommercio sta vivendo forti difficoltà determinate sia dai contenuti che vengono posti al tavolo sia dalla disarticolazione interna alle associazioni con divisioni tra Federalberghi, Fipe e Angem.
In corso anche la trattativa per il rinnovo del CCNL Multiservizi; settore messo duramente in difficoltà negli ultimi anni anche dagli effetti della spending review.
Faticosamente stiamo provando a riattivare il confronto per il rinnovo del CCNL del settore termale e a breve partirà la trattativa per il CCNL studi professionali in scadenza al 30 settembre.
Come state affrontando le maggiori criticità? Siete in grado di far fronte allo “spezzatino” contrattuale proposto da controparti che stanno differenziandosi sul piano della rappresentanza degli interessi?
Come accennavo prima, il problema dello “spezzatino” contrattuale è inedito e soprattutto si è verificato in un lasso temporale molto breve che non ha consentito assestamenti e valutazioni ancora di prospettiva. La Filcams sui temi della contrattazione ritiene necessario il percorso della razionalizzazione del numero dei contratti e dell’unificazione tra settori; questo non significa e non può significare uniformità perché le specificità, in termini contrattuali, devono trovare delle risposte. Da diversi anni abbiamo proposto una struttura contrattuale con un corpo unico generale e
parti speciali per rispondere alle differenze e specificità; ossia un perfezionamento del modello esistente nel contratto del turismo e che avevamo anche proposto al precedente rinnovo del CCNL terziario. Un modello contrattuale funzionale alla riunificazione dei settori ma con elementi di flessibilità. Siamo però già entrati in una fase diversa e più complicata perché le spinte di autonomia nelle controparti e il riconoscimento dei singoli interessi passano attraverso la costruzione di nuovi contenitori contrattuali. Nella necessità quindi di mantenere attiva la riflessione su come frenare la scomposizione del mondo del lavoro continuiamo a rispondere proponendo un modello di unità. In questa direzione ci siamo mossi nel pensare al rinnovo del settore terziario e cooperazione presentando una piattaforma rivendicativa unica per tutte le controparti datoriali ragionando però anche su una parte specifica rivolta al settore cooperativo.
Come procede il dialogo con Fisascat, Uiltucs e UilTrasporti a proposito dei rinnovi contrattuali più impegnativi?
Abbiamo sicuramente un trascorso difficile che si è concretizzato nell’accordo separato del 2011 nel settore del terziario. I rinnovi contrattuali che ho citato all’inizio partono da piattaforme condivise unitariamente. Lo scenario di difficoltà che vive il Paese e che si riflette in maniera evidente nei nostri settori ha condotto ad una modifica dell’approccio; siamo probabilmente davanti ad una fase diversa, a partire dai recenti accordi sulla rappresentanza, dove la ripresa del dialogo è volta a fare dell’unitarietà un punto di forza per affrontare le complicazioni anche contrattuali che abbiamo davanti. A partire dalla Filcams, questo non significa annullare le differenze, le posizioni e scelte di cui ogni organizzazione resta portatrice.
Dal 1993 le politiche contrattuali s’intrecciano con la politica economica e le scelte dei governi. La fine della concertazione e l’accordo separato hanno posto fine alla concertazione come quadro di riferimento. Le liberalizzazioni e la deregolazione dei rapporti di lavoro hanno devastato il mondo del lavoro che la Filcams organizza e rappresenta. Avete fatto un bilancio? Vi siete “attrezzati”?
Non siamo mai stati indifferenti alla politica perché le scelte assunte o spesso non assunte dalla politica hanno un effetto diretto sulla vita delle lavoratrici e dei lavoratori e sulle politiche contrattuali. Le liberalizzazioni per il nostro settore sono l’esempio più evidente e devastante.
Si è deciso di abbracciare un modello sociale dove si è millantato che la modernizzazione del Paese era connessa alla libertà del settore distributivo di essere sempre aperti h 24 e 365 giorni all’anno. A questo hanno legato anche l’idea che si sarebbe messo in moto un effetto virtuoso con la creazione di posti di lavoro e di crescita complessiva delle imprese. Il bilancio è facilmente verificabile perché non c’è stato alcun effetto benefico. L’unico dato certo è il peggioramento delle condizioni di lavoro e di reddito di chi opera nel settore. Questo è riscontrabile nelle aziende della
Grande distribuzione Organizzata dove la contrattazione ha subito un forte attacco per ridefinire a ribasso i costi economici della prestazione in giornata domenicale e nei festivi. La liberalizzazione connessa alla situazione di forte crisi economica ha alimentato la spinta ad una contrattazione tutta restituiva perché a volumi di vendita in calo, il problema diventa il costo del lavoro come indicatore che può fare la differenza per contenere il conto economico.
“Gli effetti delle liberalizzazioni pesano anche sulle aziende medio-piccole che non hanno gli stessi strumenti competitivi per sostenerle e dove, in assenza di qualsiasi contrattazione, i lavoratori continuano a non vedere riconoscimenti economici per la maggiore prestazione e la completa deregolamentazione nella gestione della loro settimana lavorativa”. Lo spiega Maria Grazia Gabrielli, segretaria nazionale Filcams, rispondendo alle domande di Reds. Aggiunge la dirigente sindacale: “Dopo aver condotto per anni, anche in solitudine, una battaglia sul lavoro domenicale e festivo, e va detto che oggi la sensibilità sul tema è comunque cresciuta seppur con spinte contrapposte, è necessario continuare ad agire la leva contrattuale ma anche lavorare per una diversa legge sugli orari che superi il decreto sulle liberalizzazioni”.
Il settore, aggiunge la sindacalista, “ha vissuto e continua a vivere anche di una precarietà che persiste e che alcune volte cambia volto: la precarietà del reddito, del part time, i contratti a termine, somministrati, gli associati in partecipazione e i co.co.pro”.
L’obiettivo della contrattazione, dunque, “segue il filo conduttore dell’inclusione anche sperimentando strade per costruire la stabilità del lavoro: penso – sostiene Gabrielli – a tutta l’attività svolta contro le forme contrattuali atipiche e su cui sono stati fatti importanti accordi dove centinaia di lavoratori hanno visto un rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato e l’applicazione del contratto nazionale di lavoro”. Si tratta di “un’azione continua che ha prodotto risultati anche nella contrattazione aziendale ma che da sola non è sufficiente, se si pensa ancora alla presenza di lavoro irregolare in ampi settori e la fuga a ribasso per adottare le forme contrattuali più precarie.
La Filcams dichiara che sul salario le piattaforme sono più avanzate rispetto a quanto prospettato nell’accordo separato sulla contrattazione. Molti ne dubitano, facendo calcoli diversi. Che ne pensi?
Possiamo fare una comparazione e approfondire le opinioni divergenti. Il punto vero è che tutti dovrebbero porsi il problema che esiste una questione-reddito e una tassazione sul reddito da lavoro che non riesce a trovare soluzioni e, tanto meno, le risposte adeguate vengono fornite dalle intese che noi non abbiamo condiviso. Come è problematico, davanti ad una crisi che ancora persiste, riuscire a gestire e non far debordare la trattativa dei rinnovi contrattuali davanti al tentativo, che si ripete ogni volta, di spostare la discussione dalla piattaforma sindacale al problema costo del lavoro, con le conseguenti ripercussione sui diritti e sul salario.
All’interno dei rinnovi contrattuali gioca un ruolo rilevante la questione degli orari; tema particolarmente importante in una categoria nella quale l’utilizzo del part time non è certo secondario. E’ possibile orientare maggiormente il confronto su un più massiccio utilizzo del tempo pieno? Come riuscire a conciliare al meglio tempo pieno e part time?
E’ una battaglia che portiamo avanti da anni e che resta, insieme a tutto ciò che attiene l’organizzazione del lavoro, il tema centrale e sensibile della vita dei lavoratori e della nostra iniziativa contrattuale. Sono vere entrambe le situazioni: da una parte interi settori, come quelli della grande distribuzione, dove il modello organizzativo poggia sul part time con annesse flessibilità spesso “forzate”; dall’altra modelli aziendali opposti che poggiano sul tempo pieno
dove il problema per una lavoratrice è quello di poter chiedere e vedersi riconoscere il passaggio temporaneo o definitivo a part time.
E’ evidente come il part time non risponda più ad una scelta volontaria delle persone (questo vale per il settore del commercio e turismo ma ancora di più per i lavoratori che operano in regime di appalto) e che tale prospettiva di lavoro costringe ad una forma anomala di “precarietà nella stabilità”. Infatti, il contratto part time anche a tempo indeterminato limita le condizioni di reddito e conseguentemente condiziona le prospettive di vita così come i requisiti per la pensione. Negli ultimi rinnovi contrattuali si sono fatti dei passi in avanti per aumentare la base contrattuale
del part time. Il problema è però ancora molto presente e punto di forti divergenze con le controparti, perché ogni volta bisogna aprire lo scontro sui modelli organizzativi dell’azienda.
E’ necessario continuare così, mantenendo e rafforzando la combinazione tra contrattazione nazionale e contrattazione di secondo livello aziendale come strumenti fondamentali per agire in tema di orari e di organizzazione del lavoro.
In vista di eventuali accordi si pone sempre il tema della validazione delle intese medesime. Qual è la tua opinione sull’effettiva rappresentatività? Come porre all’attenzione con efficacia l’annosa questione della democrazia sindacale? Quanto pesano nella categoria l’intese raggiunte con Confindustria e cooperazione, che rappresentano una parte soltanto delle controparti?
Le intese fino ad oggi raggiunte con Confindustria e con la cooperazione sono un punto di riferimento importante e un passo avanti significativo sui temi della democrazia e della rappresentanza. Democrazia, rappresentanza, validazione degli accordi sono temi imprescindibili che devono trovare declinazione in tutti settori rappresentati dalla Filcams. Per la prima volta si è riusciti ad aprire un tavolo di confronto su queste materie anche in Confcommercio che auspichiamo abbia lo stesso percorso positivo a cui far seguire ulteriori intese.
Siamo consapevoli che la struttura spesso parcellizzata e polverizzata di molti settori, come ad esempio gli studi professionali, rende più complesso costruire un sistema di regole su questi temi ma lo sforzo di ricercare i giusti adattamenti va comunque percorso. La validazione delle intese da parte delle lavoratici e dei lavoratori è elemento di democrazia e di certezza; una norma di civiltà ed esercizio del diritto di voto per chiudere un capitolo di scelte che non ha visto il coinvolgimento dei diretti interessati e che ha prodotto divisioni tra i lavoratori e le organizzazioni sindacali."