Record di Silvio: sesto sciopero generale

18/11/2005
    venerdì 18 novembre 2005

      Record di Silvio: sesto
      sciopero generale

        A pieno ritmo l’organizzazione della protesta
        che fermerà il Paese tra una settimana

        di Laura Matteucci / Milano

          CENTO PIAZZE - Guglielmo Epifani a Roma, Savino Pezzotta a Milano, Luigi Angeletti a Palermo. Contro la «Finanziaria 2006, una manovra nella direzione sbagliata», come recita il manifesto unitario, si sta ultimando l’organizzazione dello sciopero generale del 25 novembre indetto da Cgil, Cisl e Uil. Il sesto sciopero generale contro il governo Berlusconi. Cento piazze in tutta Italia, con manifestazioni, cortei e comizi saranno coinvolti milioni di lavoratori, pensionati, studenti, chiamati a scioperare contro una Finanziaria «dannosa e inutile per lo sviluppo», ma anche per una vera politica di sviluppo, in grado di rafforzare il potere d’acquisto di salari e pensioni, in contrasto con le politiche economiche e sociali del governo Berlusconi.

            Dalle finte coperture che sfasciano la finanza pubblica ai tagli a comuni, province e regioni che si traducono in meno servizi per i cittadini. Dalla riduzione di 100mila posti di lavoro precari nell’amministrazione pubblica all’assenza di risorse per gli ammortizzatori sociali. Dai tagli alle infrastrutture a quelli per il Mezzogiorno. Dall’indiscriminato utilizzo delle cartolizzazioni alle mancate coperture dei contratti pubblici alle (non) politiche abitative, soprattutto dopo l’ultima boutade di Berlusconi di voler regalare una casa a tutti. Le stesse motivazioni peraltro portano i sindacati dei pensionati a manifestare anche questa mattina un po’ in tutta Italia.

              Sono decine e decine le assemblee nei luoghi di lavoro che si stanno tenendo in queste settimane per preparare lo sciopero: dopo quella unitaria di mercoledì a Napoli, oggi Epifani sarà a Cuneo tra i lavoratori della Michelin.

                Il 25 saranno molte le categorie in piazza anche a sostegno delle proprie vertenze contrattuali (in tutto sono sei milioni i lavoratori in attesa di rinnovo), a partire dai tre milioni di dipendenti del pubblico impiego, per i quali o il governo non ha proprio aperto i tavoli di trattavia, oppure non ha mai erogato i finanziamenti necessari.

                  Tutto il pubblico impiego, infatti, lavoratori di ministeri, amministrazioni locali, sanità, scuola, università, nonostante lo sciopero generale sia di quattro ore, prolunga a otto.

                    E non è l’unica categoria: un’intera giornata anche per le Poste, la ristorazione, le farmacie, le imprese di pulizia (quella urbana compresa), per il commercio e gli edili. Su base territoriale, otto ore anche per Abruzzo, Basilicata, Calabria (dove si svolgeranno tre manifestazioni, e dove la giornata di lotta assume il significato aggiuntivo di sostegno della legalità), e per le province di Udine, Frosinone, Latina, Viterbo, Perugia, Lecce, Caltanissetta, Sassari.

                      Il personale delle Ferrovie dello Stato si ferma dalle 9 alle 13, mentre per il trasporto pubblico, autobus, tram e metropolitane gli orari vengono stabiliti a livello locale (si tratterà comunque di quattro ore).

                        Ancora da definire le modalità per il trasporto aereo, il cui personale era stato inizialmente escluso dalla protesta con un’ordinanza del ministro Lunardi; adesso che gli scioperi dei controllori di volo indetti per il 18 e 19 sono stati revocati, e che quindi non c’è più l’ostacolo del periodo minimo che deve intercorrere tra una protesta e l’altra, gli addetti Enav si stanno organizzando.

                          I metalmeccanici, che ormai hanno superato le 40 ore di sciopero di categoria per il rinnovo del contratto, aderiscono con 4 ore (ma alcune aziende raddoppiano, come la Sirti). E preparano intanto un altro sciopero, con manifestazione nazionale a Roma il 2 dicembre .

                            Il Sud è uno dei «pezzi centrali» della piattaforma del 25, «soprattutto alla luce dei tagli che il governo reitera in questa Finanziaria», 15 miliardi in tre anni solo di cofinanziamento dei progetti europei. E la presenza a Palermo del segretario della Uil, Angeletti, è motivata anche dalla necessità di dare ai siciliani una speranza di riscatto dall’arretratezza e dalla mafia.