Recessione finita Ma crescerà la disoccupazione

25/06/2010

I posti di lavoro continuano a diminuire; caleranno ancora, benché la ripresa stia andando un po’ meglio del previsto. Secondo i dati dell’Istat, nel primo trimestre 2010 il tasso di disoccupazione è arrivato al 9,1%, il livello più alto da 5 anni, quasi trecentomila persone più di un anno fa. Secondo calcoli del Centro studi della Confindustria, la crisi ha distrutto 528.000 posti di lavoro fino alla fine del 2009 e potrebbe cancellarne altri 246.000 nel biennio 2010-2011.
Gli ottimisti, come il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi, trovano un segno di speranza nei dati destagionalizzati sull’occupazione in aprile che l’Istat aggiunge a quelli sul primo trimestre. Da lì risulta nel quarto mese dell’anno una lieve inversione di tendenza, con uno 0,2% di occupati in più e stazionarietà nel numero dei disoccupati. L’Isae, l’istituto di studi pubblico stto minaccia di abolizione, intravede soltanto «alcuni segnali di attenuazione delle tendenze negative, limitati al Centro-Nord».
Nell’analisi degli esperti confindustriali, la maggior incognita al momento riguarda i cassintegrati. Per quanto tempo resteranno inattivi? Il ricorso alla Cig, prevede il Csc, toccherà il picco quest’anno con una media equivalente a 500.000 unità (più alta della media 2009 di 340.000). Potranno essere riassorbiti tutti? Secondo un sondaggio effettuato fra le imprese, i cassintegrati «ordinari» rientreranno al lavoro quasi tutti, mentre tra quelli «straordinari» o «in deroga» circa uno su due perderà il posto.
Occorre rendersi conto di quanto la produzione industriale sia stata colpita. Ancora nel primo quadrimestre 2010 alcuni settori industriali chiave, come macchinari, prodotti in metallo, tessili, apparechciature elettriche, erano circa il 35% sotto i livelli di produzione ragiunto prima della crisi. L’Italia resta la quinta potenza industriale del mondo (in una lista che ora vede al primo posto la Cina) ma le sue esportazioni, calate del 29,8% nel momento peggiore, sono per ora risalite solo del 13%. Nel suo insieme il commercio internazionale, trainato dai paesi emergenti, sta per recuperare il volume di prima della crisi, nel 2011 anzi lo supererà. All’Italia occorre ancora recuperare (per il gioco delle percentuali) il 20,7%; potrebbe riuscirci tra il 2012 e il 2013.
Gli ultimi sviluppi dell’economia mondiale hanno tuttavia portato il Centro studi della Confindustria ad alzare all’1,2% la previsione di crescita del prodotto lordo italiano nel 2010. «La ripresa c’è – dice la presidente Emma Marcegaglia – ma l’Italia cresce meno» di molti altri paesi, e «rimangono zavorre che potrebbero incidere sulla dinamica futura». Nel 2011 la crescita potrebbe toccare l’1,6%, ma al livello pre-crisi torneremo, di questo passo, solo nel 2013.
E’ un momento delicato per le previsioni in Europa, dato che la prima metà del 2010 è andata quasi ovunque meglio del previsto, ma nella seconda metà il clima potrebbe mutare. Molti analisti prevedono che la dinamica della ripresa si affievolirà. La manovra del governo, di cui la Confindustria difende la necessità, farà un po’ da freno; ma dovrebbe essere controbilanciata dall’effetto positivo dell’euro debole sull’export. Ci sono tuttavia due pericoli: che il recupero dell’evasione fiscale non ragigunga gli ambiziosi obiettivi del governo e che le Regioni si rifacciano dei tagli aumentando le imposte locali o tagliando gli investimenti.