“Recedo (3)” «Stavo da signore a Napoli, adesso tiro la cinghia a Roma»

16/05/2005
    domenica 15 maggio 2005

      TRE CASI EMBLEMATICI DI FAMIGLIE PER LE QUALI IL TENORE DI VITA E’ DECISAMENTE IN RIBASSO

      UN DIRIGENTE BANCARIO
      «Stavo da signore a Napoli
      adesso tiro la cinghia a Roma»

        ROMA
        Prendiamo Maurizio Tonelli, trent’anni di carriera in un grande istituto di credito. Fino a un certo punto tutto era rientrato negli schemi: casa a Napoli a pochi passi dal lungomare Caracciolo pagata dall’azienda. Ci si poteva concedere una pizza senza considerarla un lusso, una motocicletta oltre ad un’auto per scarrozzare moglie e figli, e qualche altro sfizio. Si riusciva a risparmiare quanto bastava per regalare una casa ciascuno ai due figli, volete che non ci si sacrifichi per la prole? E così, a cinquant’anni avanzati, quando tutto sembrava procedere per il meglio, viene trasferito a Roma. Maurizio trasloca. Non vogliamo parlare della perdita del mare, dei piccoli grandi piaceri in grado di trasformare una vita come il gommone ormeggiato a pochi metri dal lavoro per un bagno rapido nella pausa di pranzo o alla fine della giornata quando il sole è ancora alto sul golfo e l’afa non invoglia a fare altro che un tuffo in mare. No, non vogliamo parlare delle ore di fila bloccato sul raccordo anulare a cui ora è costretto.

        Preferiamo accennare alla questione casa. Maurizio ha dovuto cercare un appartamento in affitto. Escluso, il centro. Nella capitale Maurizio ha messo piede nel 2002, annus horribilis per i non-proprietari. Gli affitti si aggiravano intorno ai duemila euro per cinquanta metri quadrati con terrazzo a Trastevere. Alternativa meno solatìa e più rumorosa: 1500 euro per 90-100 metri quadrati al primo piano tra i vicoli di Campo de’ Fiori o del Pantheon, schiamazzi notturni compresi. L’ha trovato in una zona di prima periferia, tre stanze da letto e un salone per salvare le apparenze quando si organizza una cena a casa. Ma sono comunque 1300 euro, e poi l’auto, la benzina, il cibo. E allora quando si guadagna sui quattromila euro al mese c’è poco da scherzare con l’idea del ceto medio-alto o con l’agiatezza. Si va avanti facendo attenzione e dimenticando alcune comodità del passato.

          Molti ristoranti in meno. Regali ai figli, certo, ma diversi. E si inizia a pensare al futuro senza tanto entusiasmo: perché quando tra pochi anni si andrà in pensione si dovrà tagliare ancora sulle spese. Alla faccia della laurea, della carriera e della qualifica di dirigente bancario.