“Recedo (2)” «due lauree ma devo ancora farmi aiutare dai genitori»

16/05/2005
    domenica 15 maggio 2005

      TRE CASI EMBLEMATICI DI FAMIGLIE PER LE QUALI IL TENORE DI VITA E’ DECISAMENTE IN RIBASSO

      INSEGNANTE IN UN LICEO
      «Mi sono presa due lauree
      ma devo ancora farmi
      aiutare dai miei genitori»

        ROMA
        Il suo papà glielo diceva. La laurea in Lettere? Il Dams a Bologna? Non ti serviranno a nulla. La sua mamma era stata un po’ più diplomatica, ma l’ansia traspariva ad ogni pacco inviato da casa. I genitori abitavano in Calabria e avevano subito senza nascondere le perplessità la partenza della loro unica figlia per Bologna nei lontani Anni Ottanta.

        Emanuela Cazzuolo allora aveva diciannove anni, faceva parte di quel tipo di calabresi bionde, dagli avi normanni. A Bologna si era inserita splendidamente nonostante il clima. Casa in centro, divisa con due amiche, doppia laurea, una professionalità da critico d’arte. A trent’anni oltrepassati, e alcuni fidanzamenti spezzati, trovò finalmente il lavoro fisso: cattedra in un liceo classico, quarta e quinta ginnasio. Poco tempo dopo trovò anche un marito, Giovanni Baccelli, professore pure lui, in un istituto tecnico. Però il marito aveva una dote non da poco: la mamma e il papà gli avevano lasciato una casa. Si sposarono nel 1996 con la benedizione di tutti i genitori. I primi anni di matrimonio furono anni di sogni, viaggi, grande amore. Nel Duemila si decisero al grande passo: un figlio. In fondo avevano entrambi un lavoro sicuro e una casa, potevano permetterselo. Due anni dopo ebbero il secondo figlio, desiderio legittimo e normale. Peccato che nel frattempo la vita avesse deciso di correre molto più dei loro stipendi. Facciamo i conti. In due guadagnano sui tremila euro. Niente affitto, è vero. Ma la casa si trova in centro. Avete presente quanto costa dar da mangiare a quattro persone andando a comprare nelle salumerie del centro di Bologna? Vestirli? E pagare la tata per coprire le ore pomeridiane in cui sono impegnato con i consigli di istituto, e i colloqui con i genitori dei loro alunni? E garantire l’assicurazione di una vecchia auto necessaria per arrivare fino alla scuola, e comunque per portare in giro i bambini di domenica. E se poi si vuole ad esempio trovare una piscina, una palestra o altro? O – follia! – una vacanza al mare per sfuggire alla mefitica aria di Bologna in agosto?

          Conclusione: dopo una interruzione di qualche anno il papà di Emanuela ha ritrovato i suoi buoni vecchi motivi per brontolare contro la laurea in lettere e il Dams e la mamma ha ricominiciato a inviare i pacchi dalla Calabria con grande gioia delle Poste italiane.