“Recedo (1)” Ricchi-poveri al tempo della recessione

16/05/2005
    domenica 15 maggio 2005

      TRE CASI EMBLEMATICI DI FAMIGLIE PER LE QUALI IL TENORE DI VITA E’ DECISAMENTE IN RIBASSO

        Ricchi-poveri al tempo
        della
        recessione

          inchiesta
          Flavia Amabile

            ROMA
            BELLI, i poveri di una volta! Quando bastava essere operai o muratori per uscire di casa con un tegamino pieno di maccheroni per il pranzo, e tornare la sera sapendo di essere realmente, a volte persino fieramente poveri. Tutto era chiaro, allora: i soldi erano pochi, le tentazioni di spenderli anche a dire il vero. E si andava avanti così, con la certezza che però si procedeva lungo una linea retta e che prima o poi sarebbe andata meglio. La tecnologia, il progresso ci avrebbero resi tutti ricchi e felici.

            Forse fu negli Anni Ottanta che gli italiani provarono l’ebbrezza collettiva dell’agio. Durò poco: il tempo di far crollare un Muro in Germania, la Prima Repubblica in Italia, e le borse di mezzo mondo. Nel calderone si ritrovò anche la lira, finita al macero in compagnia delle principali monete europee. Ce n’era a sufficienza per stravolgere le famose linee rette e le certezze degli Anni Ottanta. Contrordine, dunque. Nel Terzo Millennio chi parla più di borghesi? E il ceto medio-alto non se la passa poi così bene.

            Avere soltanto una laurea può servire a diventare al massimo un precario. E forse può servire di più essere proprietari di una casa. Già, la casa. Nell’Italia dell’euro il discrimine è questo: alla fine del mese hai un affitto, un mutuo, o nulla da pagare?

              E’ in base a questo che si rimescolano le categorie. E il progresso e la ricchezza risultano soltanto belle e lontane parole. Quanto alla felicità, non ne parliamo.