Rebus copertura per gli ammortizzatori

05/04/2002

 
 
LAVORO E CONTI PUBBLICI
Governo al lavoro sul nuovo Welfare. Tremonti chiede più rigore ai ministeri

Rebus copertura per gli ammortizzatori

Maroni:"La riforma sarà costosa". Il Tesoro esclude una manovra-bis
          Pezzotta: "I soldi ci sono, perché sono stati trovati per le imprese"
          ROBERTO PETRINI


          ROMA – La mina degli ammortizzatori sociali rischia di rendere ancora più complicata la partita dei conti pubblici. Dopo l´allarme per la crescita del fabbisogno dei primi tre mesi dell´anno e le previsioni dell´opposizione che prevede la necessità di una manovra-bis, ieri è toccato al Tesoro contrattaccare. Richiami al rigore e alla fermezza sui conti pubblici sono giunti da tutta Via Venti Settembre: il ministro dell´Economia Tremonti ha invitato i colleghi degli altri dicasteri, in vista dell´assestamento del bilancio di previsione che dovrà essere varato entro il 30 giugno, ad «evitare proposte di aumenti di spesa non compensate e non vagliate con serietà» e a ridurre i consumi della pubblica amministrazione del 10 per cento. Il viceministro dell´Economia Mario Baldassarri ha assicurato che «non ci sarà nessuna manovra aggiuntiva». Autorevoli opinioni raccolte ai piani alti del ministero, dall´agenzia di stampa «Agi», indicavano invece l´intenzione di Tremonti di tenere duro: niente manovra, crescita al 2,3 per cento, pareggio di bilancio al 2003 e soprattutto deficit-pil allo 0,5 per quest´anno. Le stesse fonti confermano tuttavia che al momento il rapporto è poco sotto l´1 per cento, cifra del resto vicina allo 0,7 per cento evocato a Mosca mercoledì dal ministro. La chiave di volta per uscire dalla difficile impasse sarebbe ancora una volta la crescita: il governo conta di finire l´anno con un ritmo di crescita del 3 per cento e spera su un ultimo trimestre all´1,8 per superare la soglia del 2 sui dodici mesi. Resta dunque appesa alla performance del pil la scommessa dei conti pubblici.
          E´ proprio per questo che ieri il segretario della Cisl Savino Pezzotta ha invocato chiarezza sui conti pubblici lanciando il sospetto di un «uso strumentale», volto cioè a sostenere che la mancanza di risorse potrebbe impedire la riforma degli ammortizzatori sociali. «Il governo dica subito se il buco c´è o non c´è», ha osservato Pezzotta che ieri ha anche tenuto a quantificare, nella ridda di cifre, il costo della riforma per il primo anno in 1,5 miliardi di euro che salirebbero a 7,5 miliardi a regime. «Ho visto che i soldi per le imprese sono stati trovati – ha aggiunto Pezzotta – ora si possono trovare anche per gli ammortizzatori sociali e metterli nero su bianco nel Dpef». Stesso invito anche dal «numero due « della Uil Adriano Musi che ha detto di «attendere di misurare la reale disponibilità del governo dalle risorse che l´esecutivo deciderà di impegnare». Altre valutazioni attribuite al ministero del Lavoro – dove ieri è tornato a riunirsi il gruppo del «Libro Bianco» – indicano in 2 miliardi di euro il costo della riforma (7-8 a regime) e ieri il ministro Roberto Maroni ha ammonito che «una riforma vera sarà costosa». La riforma dovrebbe, tra l´altro, aumentare anche le indennità di disoccupazione. Su tutto ciò sarà comunque dirimente l´opinione del Tesoro che sarà espressa la prossima settimana, mentre tutto resta condizionato alla riapertura del tavolo e allo stralcio del fatidico articolo 18.