Rebus Autogrill per Edizione Holding

13/01/2004





FINANZA
lunedi 12 Gennaio 2004
pag. 30

La famiglia ha dato mandato a Goldman Sachs di studiare un bond emesso dalla finanziaria trevigiana e convertibile in azioni della società di ristorazione, anche se per il momento l’operazione è sospesa. Ma sul mercato molti pensano che potrebbe anche vendere, per ridurre i debiti

Rebus Autogrill per Edizione Holding


PAOLO POSSAMAI


Annata straordinaria il 2003, in casa Benetton. Straordinaria per via dell’Opa record su Autostrade, costata 6,5 miliardi. Ma fuori dall’ordinario è pure la raffica di aumenti di capitale cui Edizione Holding, cassaforte del gruppo, ha dovuto fare fronte per una serie di partecipate. L’adesione pro quota alle ricapitalizzazioni di Olimpia (129 milioni), Pirelli (51 milioni), Antonveneta 29 milioni) ha implicato un esborso complessivo di 209 milioni di euro. Nel frattempo Benetton Group, ossia l’origine delle fortune della famiglia trevigiana, impatta in una congiuntura internazionale delle più sfavorevoli e la società procede verso una importante ristrutturazione del modello industriale sin qui applicato, con i costi conseguenti. Tutti elementi che hanno suscitato a più riprese rumor che insinuano la volontà dei Benetton di fare cassa smobilizzando una delle storiche controllate. In gioco c’è Autogrill. Il quartier generale di Ponzano Veneto smentisce l’intenzione di vendere la controllata, puntualizza di avere chiesto a Goldman Sachs di studiare l’opportunità di lanciare un prestito obbligazionario in capo a Edizione Holding e convertibile in azioni Autogrill. E’ troppo presto per stabilire la misura del bond e poi, effetto della peste Parmalat, del tutto intempestivo concepirne il lancio a breve (ma sono molti a credere ad una possibile vendita, magari entro un paio d’anni, tanto che sul dossier Autogrill hanno intanto acceso un faro alcuni fondi chiusi, fra cui Apax, e sembrerebbe molto interessato anche un suo competitor inglese).
Il presidente Gilberto Benetton e l’amministratore delegato Gianni Mion vanno dicendo, a proposito del bond Autogrill, che non c’è fretta alcuna. Abbandonati i panni di direttore amministrativo di Marzotto, sceso a Ponzano Veneto nell’88 quando il gruppo aveva un giro d’affari di 2mila miliardi di lire, Mion può oggi vantare un bilancio consolidato di Edizione con un fatturato di 5,5 miliardi di euro. E’ lui il regista delle diversificazioni. Oggi a Edizione fanno capo quote in Autogrill (57,09%), Benetton Group (70%), 21 Investimenti (57%), Olimpia (16,8%), Schemaventotto (60%), Sagat (24,38%), Eurostazioni (31,67%), Antonveneta (5%), Pirelli & C. (5,28%), Acegas (2,99%) e molte altre minori. L’anno scorso Edizione ha lasciato Amps Parma (17%), Compagnia finanziaria di investimento (27%) e Autostrada TorinoMilano (2%). Tirando le somme di questa galassia e nonostante tante iniziative, Benetton e Mion evidenziano che la posizione finanziaria netta tende a migliorare. Nel luglio scorso Edizione ha rimborsato un bond da 300 milioni, convertibile in azioni Benetton Group. E non ci sono altri bond in scadenza nel 2004. Al 31 dicembre 2001 il debito netto consisteva in 2,41 miliardi di euro, sceso a 2,175 nel 2002 e calato di altri 70/80 milioni l’anno passato, a circa 2,1 miliardi. A comporre quest’ultima somma sono in particolare i debiti netti di Benetton Group (500), di Autogrill (870), di Edizione e altre subholding (670). In calo pure i debiti lordi consolidati nella cassaforte benettoniana, dato che valevano 3,432 miliardi al 31 dicembre 2001 e 3,063 nel 2002. Accanto a questi dati va posto il valore del patrimonio, ammontante a 3,25 miliardi. Ne deriva un rapporto di leva assai equilibrato.
Fin qua il perimetro di Edizione. Ma appena fuori dall’orizzonte del consolidamento c’è un colosso chiamato Autostrade spa. Quando Schemaventotto il 9 marzo 2000 ha rilevato il 30% di Autostrade, ha sborsato 2,5 miliardi. Metà di questa cifra consisteva in equity apportato dai soci Benetton, Unicredit, Generali, Fondazione Crt, Abertis e Brisa, mentre l’altra metà derivava da debiti contratti con il sistema bancario. Il debito di Schemaventotto è rimasto da allora pressoché stabile, quindi pesa circa 1,2 miliardi (per il 60% riferibile a Edizione). Una cifra importante. Ma se si tiene presente che Autostrade ai prezzi correnti è stimata 8,2 miliardi, emerge chiaramente come mai il sistema creditizio volentieri presta denaro a Schemaventotto e, non di meno, al gruppo Autostrade. Per effetto della successiva Opa, che ha portato Schemaventotto al 62,1%, interamente architettata come Lbo, Autostrade è stata caricata di un debito ulteriore di 6,3 miliardi e quindi, al 30 settembre 2003, l’indebitamento lordo del gruppo guidato da Vito Gamberale pesava 9,43 miliardi. Detraendo 1.047 milioni di attività e crediti a breve, risulta un saldo debitorio netto di 8,38 miliardi. Elevatissimo poi il rapporto debiti finanziari/capitale netto.
Tuttavia ai molti debiti fa da contrappunto in Autostrade la forte capacità di generare cash flow e solidi margini reddituali. Il giudizio del mercato è riassumibile in un paio di cifre: un anno fa di questi tempi, l’Opa assegnava un valore di 10 euro a ciascuna azione, oggi il titolo di Autostrade è stabilmente sopra 13 euro. E il mercato ha accolto senza tremori un mese fa l’annuncio di un piano di emissioni obbligazionarie per complessivi 6,5 miliardi, la cui prima tranche dovrebbe essere emessa nel corso di questo mese.
Benetton non consolida i debiti di Schemaventotto, né quelli indirettamente di propria competenza di Autostrade, ma le due poste sommate rappresentano un’esposizione netta di 3,82 miliardi. Se queste cifre venissero aggiunte ai debiti netti di Edizione, il totale lieviterebbe fino a sfiorare i 6 miliardi di euro.
Poi va ricordata la partecipazione Benetton in Telecom. Quando Edizione, un paio d’anni fa, ha acquisito la partecipazione in Telecom, via Olimpia (16,8%), ha dovuto sborsare 1.040 milioni di euro. Il 2,86% di Telecom che fa capo ai Benetton ai valori correnti è stimato 220 milioni. Gilberto Benetton tiene duro, sebbene già nel bilancio 2002 abbia dovuto svalutare a 985 milioni le quote di Olimpia (il che ha contribuito a mandare in rosso per la prima volta i conti della finanziaria). Non può sorprendere che Benetton e Mion volentieri passerebbero la mano.