Reazione a catena sotto la Madonnina

27/01/2011

Avvita. Svita. Avvita. Svita. Per tutta la vita. No. Solo per qualche secondo. Ma è più che sufficiente. Volete provare cos’è la catena di montaggio? Eccovi serviti, signore e signori a passeggio in piazza Duomo. Il gioco è semplice. Tre postazioni, un nastro trasportatore che non dà il tempo di pensare e due bulloni in mano. Cosa siete capaci di fare? Come colonna sonora, la sirena e un martellante rumore di fabbrica, tanto per creare l’atmosfera. Vi prestano anche la giacca come per entrare in parlamento: una bella tuta blu. La Fiom di Milano non ha usato solo parole convincenti per preparare lo sciopero dei metalmeccanici di domani (la manifestazione parte alle 9,30 da porta Venezia). Da una settimana hamesso in piedi una piccola catena montaggio in stile luna park a pochi passi dalla Madonnina. Il principio pedagogico è lo stesso dei laboratori per i bambini in età prescolare.Non sanno leggere e scrivere, e neppure parlare bene. Per capire e imparare hanno bisogno di fare pratica in prima persona. Funziona benissimo anche per gli adulti che sanno leggere e scriverema non riescono proprio a capire. Due giri di nastro e tutto è molto più chiaro. «Altro che dieci minuti di pausa in meno – spiega una signora elegante – io non tiro neanche dieci secondi a fare ‘sta roba». E allora tutti a firmare l’appello della Fiom. In pochi giorni le firmehanno superato quota settecento. E siccome non basta metterci nome e cognome c’è anche chi è disposto a metterci la faccia. In tanti si sono lasciati fotografare e stampare il volto sui volantini che arredano il singolare gazebo metalmeccanico (per partecipare a questo facebook molto speciale basta mandare una propria foto a amicidellafiom@libero.it) Sono facce di impiegati, insegnanti, dottori, architetti, attori, precari, studenti. È il segno più evidente che il No della Fiom ormai non è più solo una questione operaia. È uscito dalle fabbriche e sta contagiando il paese.
La manifestazione di domani sarà segnata dall’orgoglio metalmeccanico. Le assemblee nelle fabbriche sono state molto partecipate e gli operai sono pronti a scioperare anche a costo di perdere i pochi giorni di lavoro retribuito dopo lunghi periodi di cassa integrazione. Ma con la Fiom sfileranno studenti, precari e tanti lavoratori di altre categorie che per esserci, raccontano, «dovremo fare i numeri, in attesa dello sciopero generale di tutte le categorie».
La Lombardia resta la regione più produttiva del paese. La crisi da queste parti si sente fortissima. Le aziende che chiudono sono sempre di più e le ore di cassa integrazione hanno superato ogni record. Milano forse non è più la città delle fabbriche, è l’emblema del passaggio al terziario e alla speculazione edilizia sulle aree dismesse. Ma resta la città del lavoro. Tanti lavori diversi uniti solo dalla crescente precarietà e perdita dei diritti. Il segretario generale della Fiom Maurizio Landini domani sarà proprio qui. Concluderà il corteo in piazza Duomo. Con lui sul palco ci saranno Gad Lerner, don Gallo e Gino Strada in collegamento telefonico. Apparirà anche San Precario unito contro la crisi con i lavoratori della Maflow e di altre aziende in lotta. Prima di attraversare il corteo sarà in presidio permanente in viale Sarca davanti ai cancelli di un polo aziendale che comprende anche pezzi del gruppo Marcegaglia. Propagherà il verbo: «Siamo tutti precari». Garantiti e non garantiti, sulla stessa barca che affonda. Studenti medi, centro sociale Cantiere e Usb invece animeranno un altro corteo con partenza da piazza Cairoli. Nell’attesa e nel gelo la catena di piazza Duomo unisce tutti a fianco di una storica tutta rossa dell’Alfa Romeo e sotto un manifesto degli anni Settanta. Mimì metallurgico è tornato di moda? «No – spiega una giovanissima – io in fabbrica non ci voglio andare, ma i diritti per cui lottano gli operai di oggi sono anche i miei diritti. Non sono loro che sono vetero è il mondo che sta tornando indietro».