Ravenna. Raddoppiati i lavoratori ‘flessibili’

02/10/2002







Ravenna 2 ottobre 2002




            Raddoppiati i lavoratori ‘flessibili’
            «Il mercato del lavoro, in particolare nel settore del turismo e dei servizi, sta arrivando a degenerazioni allucinanti. Le imprese fanno sempre più ricorso ai contratti cosiddetti Co.co.co, cioè di collaborazione coordinata continuativa, al posto dei normali contratti di lavoro dipendente, mettendo in atto una elusione fiscale e contributiva». A lanciare l’allarme sono i sindacati di categoria Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl e Uiltucs-Uil, i cui segretari provinciali (rispettivamente Giancarlo Marchi, Antonio Cinosi e Carlo Sama) si dicono molto preoccupati per la tendenza in atto. «In un anno — afferma Cinosi — i contratti Cococo in provincia sono raddoppiati. Attualmente si aggirano sulle tremila unità, di cui la maggior parte nel settore turismo e servizi dove arrivano a toccare percentuali circa del 25 per cento rispetto ai contratti di lavoro dipendente». I contratti Cococo sono nati nel ’97 e rileva Sama, «hanno avuto grande sviluppo dal 2000. Il vero ‘boom’ è stato quest’anno, con centinaia di contratti di questo tipo utilizzati negli stabilimenti balneari, applicati per lavori quali baristi o camerieri in alberghi e ristoranti, senza contare campeggi o addirittura cassieri e commesse nei negozi del centro. Abbiamno saputo anche di cantieri edili in cui tutti i lavoratori avevano tali contratti». Ma, aggiunge Marchi, «questi sono utilizzi impropri dei Cococo nati per lavori di intelletto quali progettisti, amministratori di condominio, consiglieri di amministrazione, lavoratori impegnati nella formazione professionali o come promoter o nelle fiere. I Cococo non prevedono vincoli gerarchici e di orario per il lavoratore, nè di subordinazione. E le imprese che li utilizzano risparmiano circa il 20 per cento per quanto riguarda i contributi e ‘punte’ fino al 30 per cento per quanto concerne la retribuzione. In pratica questi lavoratori vengono utilizzati per mansioni normali, quindi con precisi limiti di orario e di subordinazione, ma pagati poco, senza alcun tutela per quanto riguarda il licenziamento e senza ferie, tfr o malattia». I sindacati chiedono allora innanzitutto maggiori controlli da parte degli enti preposti, dall’Inps all’Inail all’Ispettorato del lavoro, e di aprire un confronto con le istituzioni, con gli organi di controllo e con le associazioni di categoria, «prima di arrivare allo sgretolamento del mondo del lavoro. Tra l’altro le imprese che fanno massiccio ricorso ai contratti Cococo si ‘macchiano’ di concorrenza sleale nei confronti delle imprese che lavorano onestamente. Ma quello che ci fa più pensare è che anche aziende municipalizzate o pubbliche fanno ricorso a tali contratti in maniera inappropriata».
            Luca Suprani