“Rating” Padoa-Schioppa: «Arrivano ora che il malato si cura»

20/10/2006
    venerd� 20 ottobre 2006

    Pagina 3 – Primo Piano

    Il ministro dell’Economia: �Le agenzie arrivano ora che il malato si cura�

      Padoa-Schioppa: �Si svegliano tardi
      Arrivano ora che il malato si cura�

      La vera sorpresa sarebbe stata se le agenzie di rating non avessero declassato l’Italia come avevano annunciato

        Sergio Rizzo

          �Si svegliano adesso, quando il malato inizia a curarsi�: la battuta gli � scappata quando � arrivata la cattiva nuova del declassamento del debito pubblico italiano. A dimostrazione del fatto che Tommaso Padoa- Schioppa non si era fatto nessuna illusione. Se l’aspettava. Di pi�. Secondo il ministro dell’Economia la vera sorpresa sarebbe stata se fosse accaduto il contrario, se cio� le agenzie di rating non avessero dato seguito alla promessa di declassare l’Italia, fatta nei mesi scorsi. Lo ha ripetuto anche al Consiglio dei ministri, dove � stato lui a portare la notizia. E mentre leggeva quel foglietto che qualcuno, da fuori, gli aveva passato, non volava una mosca. �Non � un dramma. Da questa decisione si capisce che le agenzie di rating riconoscono che abbiamo ricevuto una pesante eredit�. Il giudizio cambier�, si accorgeranno che con questa manovra stiamo raddrizzando i conti pubblici�, � stata la sua rassicurante conclusione. Forse il giudizio di Fitch, proprio quella che un giorno a Ballar� il leader di An Gianfranco Fini boll� sprezzante come �l’agenzia di rating che conosce solo Floris (Giovanni Floris, conduttore di quella trasmissione di Raitre, ndr) � cambier�. Forse cambier� anche quello di Standard & Poor’s. Forse i tassi sull’immane debito pubblico italiano non saliranno e i conti pubblici non si appesantiranno per una maggiore spesa sugli interessi, se � vero, come sostiene lo stesso ministro, che l’effetto declassamento � stato gi� �largamente scontato� dal mercato. Chiss�. Ma quel �me l’aspettavo� certamente non spazza via tutte le ombre. Come sa bene anche Padoa-Schioppa. Che anche se si dice �sereno� dopo il giudizio delle agenzie di rating, fiducioso sull’approvazione della manovra che anche qualche suo collega di governo vorrebbe smontare e convinto che il governo regger� alla prova cruciale della Finanziaria, non pu� ignorare che il momento non � per niente facile. Se � vero, come � vero, che questo passaggio non lascia tranquillo nemmeno il Quirinale, preoccupato per il margine esiguo della maggioranza al Senato ma anche per l’inasprimento dei rapporti con l’opposizione e le parti sociali.

            Cos�, se la botta delle agenzie di rating non � stata una sorpresa, dire che passer� come se nulla fosse, in una situazione politica complicata come questa, � sicuramente un azzardo. Per Prodi, poi, � arrivata nel momento peggiore. Soprattutto considerando il contenuto. Quello che davvero non � andato gi� � il modo con cui � formulato non tanto il verdetto di Fitch, quanto piuttosto quello di Standard & Poor’s: i cui responsabili, fra l’altro, erano andati appena pochi giorni fa in Via XX Settembre, a colloquio con il ministro, per farsi spiegare gli effetti della Finanziaria. Padoa-Schioppa non ha mancato di sottolineare che quel verdetto contiene �un giudizio politico sull’esecutivo e sulla maggioranza che non ha nulla a che fare con le questioni economiche e dei conti pubblici�. Oltre a rilevare, il ministro, �una rappresentazione distorta della manovra, che ho gi� avuto modo di confutare a Capri�, al convegno dei giovani imprenditori: analisi errate, che secondo Padoa- Schioppa viziano tutte le conclusioni di Standard & Poor’s. A cominciare dalla mancanza, nel rapporto, della considerazione che con questa manovra si inverte finalmente la tendenza negativa alla crescita delle spese correnti e alla concomitante diminuzione delle spese in conto capitale. Per proseguire con la critica, contenuta anch’essa nel giudizio, di una Finanziaria troppo sbilanciata sulle tasse, senza tener conto che buona parte del maggior prelievo � compensata da consistenti sgravi, come la riduzione del cuneo fiscale. �Errori� e �omissioni� presenti in un giudizio tecnico che appare al Tesoro molto simile a quello dato della manovra, qualche giorno fa, dal governatore della Banca d’Italia Mario Draghi.

              E che hanno contribuito non poco a una sentenza considerata tardiva. Padoa-Schioppa non � abituato, come invece i suoi predecessori Giulio Tremonti e Domenico Siniscalco, alle visite ai quartier generali londinesi. Fa capire di non viverla come una imprescindibile necessit�, soprattutto per un ministro dell’Economia, il quale semmai gli emissari delle agenzie di rating li riceve nel suo studio. Mercoled� prossimo sar� anche lui a Londra, per un incontro con il cancelliere dello Scacchiere Gordon Brown e una colazione con alcuni investitori istituzionali. E non approfitter� dell’occasione per un chiarimento con gli autori della bocciatura. Ma non per questo evita i contatti con loro e si dichiara digiuno della materia. �Da troppo tempo seguo le agenzie di rating per non sapere che spesso si limitano a registrare una situazione vecchia�, � la tesi di Padoa-Schioppa. Il quale, in privato, ricorre spesso a un esempio concreto: �� vero che l’ultima Finanziaria di Tremonti ha cercato di operare una forte correzione, ma � anche vero che i conti pubblici si sono aggravati a partire dal 2003. Ebbene, i giudizi delle agenzie di rating erano molto migliori negli anni delle una tantum e dei condoni, dove davvero i segnali di risanamento erano impalpabili, che oggi�. Anche se quei giudizi non sono sempre tutti concordi. Moody’s, per esempio, ha fatto sapere che non ha intenzione di declassare a sua volta il debito italiano, considerando sufficienti gli effetti della manovra.

                �Si pu� dire che la Finanziaria non piace, oppure che non basta. Ma non si � ancora sentito nessuno sostenere che ha peggiorato la situazione dei conti pubblici�, � l’argomentazione a cui ricorre il ministro dell’Economia, aggiungendo che se un effetto positivo hanno avuto i rapporti di Fitch e Standard & Poor’s � stato quello di �dimostrare che la manovra era necessaria�. E non soltanto per riportare il rapporto fra deficit e Prodotto interno lordo al di sotto del 3%, come prevedono gli accordi di Maastricht. Anche, e soprattutto, per cambiare la direzione di marcia del debito pubblico che aveva cominciato pericolosamente a risalire. �Abbiamo bisogno di ricostruire un cospicuo avanzo primario e di mantenerlo a quei livelli per molti anni�, ripete sempre Padoa-Schioppa. Insieme a una promessa: quella che le tasse potranno scendere, a partire dal terzo anno, se la lotta all’evasione fiscale dar� i risultati sperati. Sempre che questo basti in futuro a convincere Standard & Poor’s.