“Rating” La strada maestra (M.Riva)

20/10/2006
    venerd� 20 ottobre 2006

    Prima Pagina e Pagina 25 – Commenti

    La strada maestra

      Massimo Riva

        Ha un bel dire il presidente del Consiglio che l�allarme suonato dalle agenzie di rating era �ampiamente previsto� dato che, nella sostanza, conferma i preoccupati giudizi espressi fin dal primo giorno dal suo governo sulla pesante eredit� ricevuta dai predecessori. Che si trattasse di porre urgente rimedio ai guai contabili provocati dall�allegra gestione Berlusconi-Tremonti, una seppur piccola maggioranza di italiani lo aveva capito anche prima delle varie Fitch o S&P. Tanto che, nelle ultime elezioni politiche, ha scelto di affidare il timone della barca proprio a Romano Prodi e alla coalizione di centro-sinistra. Nell�implicita convinzione o comunque speranza che dagli effimeri lustrini della finanza creativa si passasse finalmente a fare sul serio, con fermezza di propositi e di decisioni.

        N� serve granch� chiedersi come mai Fitch e Standard & Poor�s si sveglino soltanto oggi a denunciare la pericolosit� del debito italiano, mentre le stesse agenzie sono rimaste silenti e immobili nell�ultimo biennio, cio� proprio quando quel debito aumentava di mese in mese nell�irresponsabile indifferenza del governo di centro-destra. Pu� anche darsi che gli occhiuti esperti internazionali siano rimasti irretiti dalle stregonerie contabili tremontiane. Ma forse � pi� probabile che avessero date ormai per perse le fortune politiche di Berlusconi e, come quella piccola maggioranza di italiani sopra richiamata, avessero puntato su una vittoria elettorale del centro-sinistra con conseguente svolta risanatrice nella gestione dei conti pubblici.

        Scommessa che, al principio della scorsa estate, aveva ricevuto caldo conforto dal decreto Bersani sulle prime liberalizzazioni e, soprattutto, dalle linee di intervento in tema di finanza pubblica, previdenza e sanit� annunciate nel Documento di programmazione economica (Dpef). Tanto che la pur sempre incombente minaccia di un declassamento del debito pareva allora scongiurata per l�oggi e anche per l�indomani, come testimoniava sui mercati il differenziale minimo fra titoli italiani e tedeschi. Da quel momento felice, per�, � trascorso appena un paio di mesi, che oggi sembrano anni.

        Che cosa � accaduto nel frattempo? In primo luogo, c�� stata la presentazione dell�articolato di una legge finanziaria che solo in parte rispettava gli impegni indicati nel Dpef, soprattutto quanto a interventi su spesa pubblica e previdenza. Ma questo � stato ancora il meno perch�, comunque, risultava indicato il cammino di rientro sotto il fatidico tetto del 3 cento di deficit a fine 2007, in modo da evitare censure e penalit� da parte dell�Unione europea. Al riguardo va notato che perfino Fitch, nel suo sommario giudizio, ha riconosciuto la presenza di uno �sforzo serio� sebbene aleatorio nella manovra governativa. Saremmo, dunque, in presenza di una contraddizione fra motivazioni e dispositivo nella sentenza delle agenzie di rating?

        Purtroppo, no. Non � mai accaduto che una Finanziaria uscisse dal Parlamento uguale a come era entrata: non c�� stato governo che non l�abbia in corso d�opera modificata, talora anche in profondit�. Ma � altrettanto vero che uno spettacolo di annunci e controannunci, di misure dette e poi contraddette come quello cui si sta assistendo quotidianamente, questo proprio no, non si era mai visto.

        Dapprima si � esclusa la tassa di successione per ricorrere surrettiziamente ad aumenti delle imposte catastali e di registro, poi si sono abbandonate quest�ultime per tornare sulla via maestra. Ma anche qui con una franchigia (un milione) che nella versione Visco contraddice vistosamente i "parecchi milioni" di esenzione promessi da Romano Prodi in campagna elettorale.

        E non basta, Sempre in materia fiscale c�� stato un convulso va e vieni in tema di Iva per i subappalti, di sgravi per le auto meno inquinanti, nonch� di tassazione delle rendite finanziarie sulle quali il vice-ministro � arrivato perfino a far passare per una generosa concessione il fatto francamente ovvio di non voler gravare sui rendimenti del passato. Quanto al resto, che dire dell�avanti e indietro su cuneo fiscale, Tfr, aliquote Irpef?

        Altro che il messaggio forte per il risanamento dell�economia, sollecitato da un padre della patria come Carlo Azeglio Ciampi. Ci si pu� meravigliare che in una simile situazione le agenzie di rating abbiano preso le distanze lanciando un allarme?

        O non sarebbe pi� corretto essere loro grati di aver suonato una campana che si spera possa mettere fine a questa troppo lunga ora di ricreazione ministeriale?

        Palazzo Chigi pu� anche limitarsi a minimizzare questi richiami e a replicare agli attacchi di un�opposizione dalla faccia di bronzo ricordando che il governo Berlusconi ha nel suo medagliere due declassamenti di rating nel 2003 e 2004. Ma deve essere chiaro che su questa via del teatrino polemico si aggrava il danno per il paese e si va al suicidio del governo. La strada maestra indica che il presidente del Consiglio si decida a fare d�urgenza quello che finora non ha fatto: fermare lo zigzagare dei ministri e coordinarne l�attivit� come prescrive l�art. 95 della Costituzione e come soprattutto impone il caos politico del momento. Romano Prodi non pu� continuare a ripararsi dietro deleghe a sottosegretari.

        A tratti la situazione appare pi� farsesca che seria: ragione di pi� perch� il presidente del Consiglio prenda e regga fino alla fine nelle sue mani la manovra finanziaria con annunci stabili e definitivi alla pubblica opinione. Insomma, se c�� un inquilino a Palazzo Chigi, � ora e tempo che batta un colpo. L�importante accordo con le parti sociali sul Tfr � un buon segnale di reattivit�. Ma ora va consolidato.

        Oltre all�affidabilit� del governo � in gioco, prioritariamente, il risanamento e il rilancio del paese. Non c�� prezzo politico che tenga dinanzi a questi obiettivi.