Rassegna.it – Come scope in uno sgabuzzino

24/03/2020

Stefaniya ha 66 anni, vive a Roma da quasi 15 e lavora come colf presso 5 o 6 famiglie. Con i soldi che guadagna – circa 1.000 euro al mese – paga l’affitto e le bollette, mantiene il marito quasi in età da pensione in cerca di lavoretti e manda qualche soldo a casa, in Ucraina, per permettere al nipote Bohdan di continuare a studiare pianoforte. Lui è il suo vero orgoglio. Nel suo paese di origine, Stefaniya era un’insegnante di musica, pianista e fisarmonicista, infatti molti suoi datori di lavoro, scherzando, ogni tanto la chiamano “professoressa”. Bohdan, a nemmeno 14 anni, è un promettente concertista che gira il mondo per esibirsi.

In questi giorni, guardando la televisione, Stefaniya si commuove quando sente della marea di morti senza nome e senza volto uccisi in Italia dal Coronavirus. Le si manifestano similitudini spiazzanti con i numeri dei migranti che muoiono nell’attraversare il Mediterraneo. Si sente vicina al dramma della popolazione italiana, ma a sua volta è costretta a fare i conti con il suo lavoro che è sparito all’improvviso. Ha dei regolari contratti di assunzione, potrebbe uscire di casa per andare a lavorare, ma le famiglie per le quali presta servizio le hanno chiesto di non andare più a fare le pulizie per evitare rischi di contagio.

Difficoltà e incertezze non da poco. Pur stando in casa, Stefaniya e suo marito devono continuare a vivere e all’inizio del mese prossimo dovranno pagare nuovamente l’affitto. Allo sportello che la Filcams da anni dedica alla categoria – Roma, via Buonarroti, 12, sesto piano. La consulenza è gratuita – ci confermano che per colf e badanti il governo non ha previsto alcun tipo di ammortizzatore sociale. Ci sono stati anche casi drammatici: badanti straniere licenziate dopo un regime di convivenza che, nella situazione di emergenza divenuta globale, hanno tentato di far ritorno nel loro paese. Alcune di loro sono state respinte alle frontiere e si sono trovate improvvisamente senza alcun posto dove andare.

“Il decreto esclude espressamente dalla tutela del reddito il lavoro domestico – ci spiega Luciana Mastrocola, segretaria nazionale della Filcams –, ma se è la famiglia che chiede alle collaboratrici di rimanere a casa per paura del contagio, come prevede l’articolo 19 del contratto nazionale, il costo della mancata prestazione resta in capo a loro. Il lavoro domestico non è tra quelli posti a restrizione da parte del governo, quindi per colf e badanti non sono previsti gli ammortizzatori sociali come, per esempio, per i dipendenti di una parruccheria.

Per Luciana Mastrocola è una situazione inedita, non c’è la volontà delle parti, bisogna tutelare situazioni che francamente possono diventare difficili. “La maggior parte di loro sono straniere, non possono nemmeno contare sulle reti familiari e rischiano di trovarsi senza nessuno che possa dare loro una mano. Si tratta di donne fondamentali nel reggere l’equilibrio delle nostre famiglie, in un paese vecchio, con un welfare in certe regioni inesistente. Se riusciamo a vivere la nostra vita, ad andare a lavorare, fare carriera, è proprio perché ci sono loro. In un momento di difficoltà come questo, nessuno se ne sta occupando. Sappiamo che i soldi sono pochi, ma bisogna trovare il modo di offrire una copertura anche a loro”.

La Filcams, insieme alle altri parti che siedono al tavolo del contratto nazionale (Fisascat e Uiltucs e le parti datoriali Fidaldo, Domina e Federcolf), ha sottoscritto un avviso comune in cui chiedono tutele per il reddito di queste lavoratrici. Le domestiche sono peraltro già escluse dai congedi parentali riconosciuti dopo la chiusura delle scuole. Per questa categoria è prevista una contribuzione bassa e quindi non hanno diritto a tutto quello che l’Inps eroga sotto forma di assistenza, come i congedi della legge 104 e l’indennità di malattia.