Rapporto Isfol: Giovani e la difficoltà del lavoro

24/11/2005
    giovedì 24 novenbre 2005

    Pagina 16 Economia & Lavoro

    Giovani e la difficoltà del lavoro: il 25% dei trentenni non ha un’impiego

      Solo la metà degli occupati guadagna più di mille euro al mese. Il 40 per cento, per scelta o per necessità, vive ancora con i genitori. Il rapporto 2005 dell’Isfol

        di Augusto Pirovano/Milano

          Arrivare a trentun’anni e non avere ancora un lavoro. In Italia capita a un quarto dei nati nel ’74. E il resto non se la passa molto meglio. Solo la metà degli occupati guadagna più di mille euro al mese, gli altri si devono accontentare.

            E’ quanto emerge dal rapporto Isfol 2005, l’istituto per lo sviluppo della formazione professionale dei lavoratori, che quest’anno
            dedica una sezione ai trentunenni.

              Secondo il rapporto ben 4 su dieci vive ancora con mamma e papà. E più che lo stereotipo di italiano mammone la ricerca di Isfol fotografa una realtà diversa: quella che dei giovani sottopagati. Stare o meno in famiglia non è una scelta ma una necessità. Essere autonomi con meno di mille euro al mese, togliendo le spese di un affitto o un mutuo, è difficile. E in effetti secondo lo studio, solo il 7,5% dei trentunenni ci riesce, il 45% è coniugato, il resto rimane in famiglia.

                Se ce ne fosse ancora bisogno, l’indagine Isfol ribadisce l’ennesima differenza tra Nord e Sud. Nel Mezzogiorno il 40% dei 31enni è in cerca di un impiego, mentre i contratti a termine sfiorano il 20%, 5 punti in più rispetto alla media nazionale. Per i coetanei del Nord le cose vanno meglio, i giovani che lavorano sono l’87%, di cui 66% col posto fisso. Un altro dato che fa riflettere è quello sul numero di lavoratori a tempo determinato, quasi il 40% tra laureati, mentre scende a 20% per chi ha conseguito un diploma di scuola media superiore. Il motivo è semplice,secondo l’Isfol, i neo-laureati si trovano nelle fasi iniziali delle loro carriera e accettano stage, tirocini o semplici collaborazioni. Eppure a trentunanni la laurea è un ricordo abbastanza sbiadito (in Italia l’età media della laurea è 27 anni).

                  Bisogna poi ricordare che in molti sono costretti ad accettare tirocini sottopagati come i laureati in legge, 2 anni di praticantato prima di accedere all’esame di stato, che diventano tre per chi da economia vuole diventare commercialista o revisore, senza contare i 2 anni di Silsis per gli aspiranti professori, la specializzazione per medici e psicologi e la schiera di dottorandi (studenti-ricercatori che guadagnano circa 800 euro mensili) costretti a ritardare l’ingresso nel mondo del lavoro.

                    Secondo Claudio Trevis, coordinatore del dipartimento di politica attiva della Cgil, "il dato Isfol è dopato" e parte da un errore di fondo quando dice che tra i lavoratori di tutte le età l’occupazione nel 2004 in Italia è salita dello 0,8% contro una media europea dello 0,2%.

                      "Come ricorda sempre l’Istat nelle sue rilevazioni, da quei numeri andrebbero tolti 700mila lavoratori immigrati regolarizzati. Al netto di questo, nel 2004 l’ occupazione in Italia è scesa dello 0,2% contro il +0,2 della media europea" aggiunge Trevis. Ci separano inoltre ben 13 punti percentuali dall’obiettivo Ue per il 2010.