Rapporto Censis, italiani delusi “E il paese ora rischia la deriva”

09/12/2002

 
SABATO, 07 DICEMBRE 2002
Pagina 18 – Cronaca
 
 
Nel rapporto annuale si descrive una nazione "con le pile scariche" . Calano i consumi, aumenta il risparmio, la casa è l´unico bene rifugio
Rapporto Censis, italiani delusi "E il paese ora rischia la deriva"
Giuseppe De Rita: "Siamo deboli nelle strutture economiche e istituzionali vittime di un dibattito politico troppo acceso. Diamoci una calmata"
Si riesce a vivere bene nel guscio protetto dei borghi, senza mai allargare l´orizzonte
Mancano infrastrutture per l´economia. Scuola e università sono ancora poco innovative

GIANCARLO MOLA

ROMA – L´Italia del 2002 ha le «pile scariche». Riesce a vivere bene nel guscio protetto dei borghi, nel piccolo delle comunità controllate e controllabili. Ma guai ad allargare l´orizzonte. Visto al grandangolo, il Paese è in preda a «una stazionarietà prolungata senza contraccolpi di reattività», incapace di rimuovere le barriere, vecchie e nuove, che ne bloccano lo sviluppo. È il Paese che non sa – o non vuole – cambiare, che continua a «galleggiare», sospeso tra il «non più» che è alle spalle e il «non ancora» che appare troppo distante.
Così l´Italia appare al Censis, che ieri ha presentato il suo rapporto annuale sulla situazione sociale del Paese: 660 pagine che descrivono una società «a rischio», delusa per i cambiamenti sperati, promessi e mai arrivati, ancora debole nelle strutture economiche e istituzionali, e vittima di un dibattito politico tanto acceso quanto fuori fuoco. «Damose na calmata», dice in perfetto romanesco il segretario generale del Censis Giuseppe De Rita. «I problemi veri sono troppo seri per essere affrontati nella turbolenza e con la turbolenza».
L´Italian way of life. Il marchio "Italia" ha successo in tutto il mondo. E i giornali europei non mancano di lodare l´attenzione degli italiani per la qualità della vita. «Forse sono stati solo nei comuni del Centro e non hanno mai visto Tricarico o Casarano», scherza De Rita. Che però prende sul serio il fenomeno, definito «ambigua deriva di curvatura concava della vita collettiva». Si tende a valorizzare, cioè, tutto quello che è strettamente legato alle sicure cavità della comunità di appartenenza, recuperando la cultura "borghigiana" a lungo creduta morta. Può essere un passo avanti verso la costituzione di una nuova identità. Ma attenzione: il rischio – spiega il Censis – è di «accentuare il deficit di reattività con cui stiamo affrontando le nostre difficoltà».
La stazionarietà. È l´altro grande tratto distintivo dell´Italia di oggi. Le aspettative sono sempre più negative. Il miraggio della ricchezza facile propagandato dalla new economy si è dissolto insieme alla bolla speculativa della borsa. Comprare casa, adesso, è meglio che comprare azioni. E virtuali, allo stesso modo, si sono rivelate le speranze di cambiamento a lungo alimentate negli anni ’90. Gli italiani sono più stanchi: la crisi non è grave, ma la forza (e la voglia) di reagire è davvero ai minimi termini.
Il rischio del declino. Le energie per uscire dalla secca, dice il Censis, ci sarebbero pure. Ma sono paralizzate dalla «debolezza delle strutture di accumulazione di sistema». Tradotto in parole semplici: mancano le infrastrutture che servono a spingere l´economia. In dieci anni i chilometri di autostrada sono cresciuti del 4,9% ma le auto che vi circolano del 30,8. Non migliora l´efficienza di porti e aeroporti. Scuola e università non sembrano in grado di affrontare la sfida dell´innovazione. Su questo, però, le responsabilità sono più chiare. «Non si cambiano le città, non si fanno le infrastrutture. Si fanno solo cartolarizzazioni fantasma», dice il direttore del Censis Giuseppe Roma. Ma anche De Rita se la prende con Giulio Tremonti: «Le strutture per l´accumulazione sono una responsabilità pubblica. E dopo dieci anni in cui tutto è stato affidato ai privati non posso sentire i ministri del Tesoro parlare di Colbert».
Le metamorfosi. «Attraversiamo il deserto con le immagini di prima», critica De Rita citando Ungaretti. Il Paese non trova la strada perché il passato è svanito ma il futuro non si vede ancora. Il sistema economico costruito sulle grandi industrie – lo dice il caso Fiat – è in crisi. Le piccole continuano a mostrare vitalità, le medie sono in crescita. Ma è ancora troppo poco per costruire un nuovo modello. E sospeso tra «non più» e «non ancora» è anche il sistema istituzionale. Il mito dello stato centralista si è sgretolato ma le autonomie locali non sono sufficientemente forti. La traversata, quindi, resta lunga. L´Italia del 2002 deve fare molta strada. Ma soprattutto trovare il mondo di uscire dalla sua «prigionia»: quella delle «immagini di prima».

Il Risparmiatore

BOOM DEL MATTONE
Scende la Borsa, sale il mattone. Dal 2000 al 2002 le persone intenzionate ad acquistare immobili sono passate dal 15,8% al 20,7%. In crescita anche gli investimenti in titoli a reddito fisso (dal 29,2% al 31,4%). Diminuiscono invece gli italiani che puntano sui fondi di investimento (dal 21,6% al 20,2%) e soprattutto in azioni (dal 16,8 al 15%). A fine ’99 il 55,7% del risparmio familiare era destinato al circuito privato: all’inizio del 2002 la quota è precipitata al 44,1%

Il Consumatore

OCCHIO AI PREZZI
Il 20% delle famiglie, nell’autunno del 2002, ha deciso di ridurre i consumi. Il 37,9 ha affermato di fare più attenzione ai prezzi. Solo per 39 famiglie su cento le abitudini sono rimaste immutate. La griffe conta soprattutto nell’acquisto di beni durevoli (70,4% dei casi), e di generi alimentari (56,2%). Meno nell’abbigliamento (38,1%). Quattro adulti su dieci si concedono «piccoli e grandi lussi quando ne vale veramente la pena»

Il Lavoratore

VINCE IL POSTO FISSO
La crescita del tasso di occupazione rallenta (dal 2,1% del 2001 all’1,2% del 2002). Ma soprattutto non sembra giovare della flessibilità introdotta negli ultimi anni: nel 2000, su cento ingressi nel mondo del lavoro, 36 erano atipici. Fra essi, a un anno di distanza, il 37,9% è diventato un posto di lavoro a tempo indeterminato. La flessibilità, quindi, è ancora in prevalenza un momento di passaggio verso rapporti di lavoro di tipo classico, che continuano a farla a padrone

L’Imprenditore

MEDIO È BELLO
La crisi della grande industria sta portando ad un rafforzamento della media. È il suo affermarsi la vera novità, che può essere riassunta con quattro "i": essa è innovativa (il 77,8% possiede un sito Internet), internazionalizzata (il 38% della produzione è destinato all’estero), intraprendente (il 35,7% è impegnato in acquisizioni, fusioni e joint venture), incisiva (nel 2001 il fatturato è cresciuto del 3,2%, rispetto allo 0,5% del settore industria in generale)

Il Lettore/spettatorre

IL TRIONFO DELLA TV È la televisione il media più usato dagli italiani (98,5%). Seguono il telefonino (75,3%), la radio (65,4%), i quotidiani (56,1%), i settimanali (44,3%), i libri (42,5%), il pc (36,4%), Internet (27,8%), i mensili (24%), la tv satellitare (12,3%). Ma per otto milioni di persone il contatto con i mezzi di comunicazione si limita a tv e cellulare. I «multimediali» (utenti di tutti i media) sono anche il target preferito dai pubblicitari: scelgono i prodotti di cui hanno visto spot o inserzioni nel 43,5% dei casi

Lo Studente

ALL’ESTERO MAI
Gli studenti italiani non amano viaggiare. Solo il 10,9 per cento dei partecipanti al progetto Erasmus arrivano dal nostro paese (contro il 13,1% della Spagna e il 16,4% della Germania). Ma l’università italiana si rivela anche poco attraente per gli stranieri: gli atenei accolgono solo il 2% degli studenti stranieri che studiano all’estero. Gli Usa (28%) sono la meta preferita. Peggio ancora per la ricerca: l’87% dei «cervelli in fuga» dichiara di essere partito a causa delle patologie del sistema

L’Adolescente

IL SOGNO DELLA FAMA
I più giovani, pur dimostrando maturità fisica e intellettuale, stentano a praticare «il nucleo essenziale della maturità: la responsabilità». Così il 34% degli adolescenti dichiara di non avere modelli di riferimento. I luoghi più frequentati sono i bar e pub (63,5%), la strada e la piazza (43,4%) e le case degli amici (41,9%). Tra le aspirazioni, al primo posto quella di diventare una persona influente (22%) o un attore, un cantante e uno sportivo famoso (18,6%)

L’Anziano

OLTRE LA PENSIONE
Per gli italiani con più di 65 anni, la pensione rappresenta solo il 72% del reddito mentre il lavoro è arrivato a toccare il 17,1%. Fra quelli più abbienti, i redditi da lavoro costituiscono il 28,6% del totale. Gli anziani sono quindi sempre più presenti nel tessuto produttivo del paese. Non è un caso quindi che il 57,8% degli italiani sia favorevole a strumenti di incentivazione fiscale per coloro che accettano di rinviare l’età della pensione

Il Burocrate

VOGLIA D’INNOVAZIONE
I dipendenti della pubblica amministrazione scoprono le tecnologie. Secondo il rapporto del Censis, tra coloro che hanno partecipato a programmi speciali di informatizzazione, gli «entusiasti» sono addirittura il 31,7 per cento. I «fiduciosi» sono ancora di più (34,5 per cento). In minoranza gli «sfiduciati», che sono il 14,9%. Resta però una buona percentuale (19,9%) di dipendenti della pubblica amministrazione che continuano a dirsi «disinteressati»