Rapporti/Turismo: Persi 70mila posti di lavoro e nel 2002 assunzioni incerte

22/05/2002


Rapporti


OCCUPAZIONE
Persi 70mila posti di lavoro e nel 2002 assunzioni incerte
Settantamila posti di lavoro in meno. Tra settembre 2001 e febbraio 2002 l’industria del turismo si è ritrovata con tanti addetti persi rispetto allo stesso periodo di dodici mesi prima. La flessione è stata quantificata dalle realtà del settore durante le trattative per il rinnovo del contratto (ancora in corso). Nel 2001 gli addetti erano 2,1 milioni – 1,6 sono impiegati direttamente nel settore – e le imprese 350mila. Confturismo poi ha rilevato che, nel 2001, 375mila persone hanno lavorato in proprio, mentre i dipendenti erano 506mila (appena 3mila i dirigenti, 7mila i quadri, mentre il grosso è composto dai 402mila operai o subalterni). Nel settore poi lavorano principalmente uomini, il 62,5% del totale. Dal 1993 allo scorso anno l’occupazione ha avuto una crescita costante del 3,8%, ma nessuno sa prevedere se sarà confermata nel 2002. Tuttavia, Sergio Billè, presidente di Fipe-Confcommercio, ha dichiarato che, se il nuovo contratto introdurrà nuovi elementi di flessibilità, si potranno anche creare 30-40mila posti di lavoro in più. Lo scorso anno poi il mercato, esclusi i 90mila stagionali, ha assorbito quasi 50mila nuovi lavoratori. Ma di questi solo 1.543 erano figure manageriali. Va detto che il settore risente di strutture rigide (le imprese sono spesso a conduzione familiare), mancano i grandi gruppi e l’offerta turistica non è delle più ampie. Anche per questo si spiega perché solo 386 nuovi assunti siano laureati. Nota al riguardo Claudio Visentin, docente di Sociologia del turismo al l’Università di Bergamo: «Le imprese tendono a privilegiare la formazione interna, considerano quella esterna molto giovane. Si preferisce che i dipendenti attraversino tutti i gradini interni dell’azienda prima di fare carriera. E chi è specializzato trova posto più facilmente nei servizi-sistema. Penso alle guide di qualità, agli addetti negli Apt, negli uffici turistici, nell’enogastronomia o nei nuovi turismi culturali, nel l’editoria specializzata». A rendere poco attraente la filiera industriale per chi è specializzato sono anche i contratti offerti: nel 2001 solo il 48,8% (contro il 60% della media degli altri settori) è stato assunto con contratto a tempo indeterminato. E intanto c’è la trattativa sul rinnovo del contratto di categoria, scaduto lo scorso 31 dicembre. I sindacati chiedono un aumento medio mensile di 85 euro e la costituzione di una polizza sanitaria, ma si discute anche su sviluppo delle professionalità, riconferma delle normative contrattuali, formazione e contrattazione di secondo livello.

a cura di Francesco Pacifico

Mercoledí 22 Maggio 2002