Rapporti/Turismo: Abete: nessun sostegno per il dopo Twin Towers

22/05/2002

Rapporti


INTERVISTA

Abete: nessun sostegno per il dopo Twin Towers

Fr.Ba.
Puntare sulla qualità dell’offerta, abbinata alla formazione del personale e alla valorizzazione del patrimonio artistico e culturale dell’Italia. Sono gli ingredienti della ricetta di Giancarlo Abete, presidente di Federturismo, per superare la crisi del settore turistico dopo l’attentato alle Torri Gemelle.
Presidente, come sta andando il turismo italiano nel 2002?
Rispetto all’ultimo trimestre dello scorso anno, ci sono segnali di ripresa. Il settore dimostra vitalità anche se sicuramente il recupero non consente di raggiungere i valori preventivati prima dell’attentato alle Twin Towers. È difficile fare una valutazione complessiva, perché il turismo è una realtà trasversale. Alcuni hanno beneficiato della maggiore domanda di prossimità, mentre il venir meno delle presenze internazionali, soprattutto di giapponesi e americani, ha penalizzato le città d’arte e la fascia alberghiera di qualità.
Gli interventi urgenti chiesti al Governo dopo l’11 settembre, in materia di ammortizzatori sociali e defiscalizzazione degli oneri, non sono arrivati: le richieste restano le stesse?
Alle autorità chiediamo innanzitutto maggiore attenzione verso un settore fatto da una miriade di imprese e che per questo fatica a far sentire la propria voce. Continueremo a domandare quegli interventi di sostegno, che neanche la Finanziaria 2002 ci ha concesso.
Qual è il suo giudizio sulla legge quadro varata lo scorso anno?
La legge quadro è un notevole passo avanti per riconoscere l’importanza del settore turistico nel nostro Paese. L’abbiamo attesa per 18 anni e risponde a diverse priorità: dà una definizione di impresa turistica più ampia in linea con l’evoluzione del settore nel corso degli anni. Importante è anche la previsione dei sistemi turistici locali, che possono essere trasversali a Province e Regioni: in questo modo c’è un arricchimento della competizione dal basso e si punta al concetto di filiera, intesa come offerta integrata di beni culturali, ambientali, attrazioni turistiche e prodotti tipici.
Le Regioni rivendicano la potestà legislativa assoluta in materia di turismo, cosa ne pensa?
Va bene valorizzare le diversità regionali, ma serve una cabina di regia a livello nazionale. Va portato avanti un progetto di made in Italy, senza correre il rischio che le Regioni si muovano da sole. È molto positiva la Dichiarazione d’intenti siglata dal ministero delle Attività produttive e le Regioni il 31 gennaio scorso, che ha fatto decollare la legge quadro con l’adozione delle linee guida e la ripartizione dei fondi. L’Italia rischia di perdere posizioni a livello internazionale? Fatichiamo a tenere il passo della competizione, anche rispetto a Francia e Spagna. È aumentata la concorrenza internazionale, sono aumentate le possibili mete, ci sono nuovi competitori. È importante, anche a livello di politica Ue, l’adozione di provvedimenti ad hoc a favore del turismo, che se da un lato non interessano molto a certi Stati del Nord, dall’altro devono essere sollecitati dai Paesi mediterranei, che vivono sul turismo. Spero che il semestre di presidenza spagnolo di quest’anno e quelli di Grecia e Italia del 2003 diano buoni risultati.
Nonostante la crisi attuale, consiglierebbe ai giovani di entrare nel settore?
Possibilità di lavoro ce ne sono, ma è necessaria una formazione di alto livello e una buona dose di capacità di adattamento. Il turismo è un settore in cui ognuno è imprenditore di se stesso. Le opportunità da cogliere ci sono perché nel terzo millennio, con l’orario di lavoro che si riduce, aumenta la domanda di tempo libero e quindi il mercato si amplia. Penso che il settore turistico sarà una delle maggiori aree di sviluppo dei prossimi anni, sia in termini di valore aggiunto che di occupazione.

Mercoledí 22 Maggio 2002