Rapina ad alta fedeltà

28/10/2002




          28 ottobre 2002

          PRIMA PAGINA


          Rapina ad alta fedeltà

          Microcriminalità - Vittima un supermercato a Messina

          Due volte al mese i banditi alla cassa e nessuno se ne cura
          C’è un supermercato a Messina, l’Alis, appartenente al gruppo commerciale Gicap snc, che gestisce in tutta la provincia circa venti punti vendita, localizzato in un quartiere periferico. Questo supermercato ha subito, in meno di un anno, venti rapine. Con modalità diverse ed "incassi" differenziati. Tutte rapine compiute comunque quasi irridendo ai sistemi di sicurezza via via introdotti (sistema di telecamere a circuito chiuso) e trasformando quel supermercato in una sorta di "bancomat" ove si effettua, al bisogno, un prelievo illegale. Questa la notizia che oggi appare nelle pagine di cronaca dei quotidiani locali, soliti a riassumere le singole rapine, subite in città da operatori commerciali, nella tradizionale "breve".Tre osservazioni a commento. Intanto, il supermercato del quale parliamo rischia di chiudere e 25 dipendenti temono sul loro futuro occupazionale. Del resto, è più che comprensibile una prospettiva del genere in una situazione di contesto che allontana i clienti e presenta rischi potenziali quasi incalcolabili e comunque insostenibili dal punto di vista puramente gestionale. C’è poi da sottolineare la relativa "normalità" con la quale viene accolta la notizia stessa. Paradossalmente, l’allarme non viene dalla constatazione della frequenza di rapine ma dalla loro inusuale concentrazione nel tempo. Una singola rapina, insistiamo, di per sé, non sembra provocare automaticamente indagine e contrasto come del resto gli effetti della micro-criminalità sulle attività economiche. Ancora. Secondo le forze dell’ordine, il fenomeno è difficile da fronteggiare perché non si dispone di un sufficiente numero di uomini e mezzi (ma in questo senso il PON nazionale per la sicurezza non riesce a fornire risorse addizionali?). Mentre secondo gli imprenditori interessati, d’altro canto, costa troppo, ed altera ovviamente il tasso di profitto, ricorrere, in un supermercato, per di più se collocato in un’area "povera" dal punto di vista dei consumi, a sistemi di vigilanza privata come quelli utilizzati dalle banche, tanto per capire. Ed allora? Saranno potenziati i controlli è la risposta dei soggetti responsabili della sicurezza locale (Prefettura). Ma, c’è da chiedersi, quale è il numero ideale di rapine e la loro frequenza temporale, variabili da trasformare in un’equazione, che fanno scattare il potenziamento dei controlli? È possibile che un numero di rapine, inferiore evidentemente o a un tasso fisiologico o ad un indice "ottimale" di pericolosità, entrambi sconosciuti, non sia sufficiente a determinare l’intensificarsi di indagini, appostamenti, sorveglianza camuffata? Gli indici e l’equazione sono segreti per evidenti ragioni, risponderebbero a domanda gli interessati. Ora, davvero, nella difesa contro la micro-criminalità siamo affidati ad un’equazione?
          Mario Centorrino