Ramazza e mimosa

11/03/2002



 
   


09 Marzo 2002



 



Ramazza e mimosa
Taranto, 500 pulitrici in lotta per il posto di lavoro
ANTONIO SCIOTTO

Troppe mimose possono essere soporifere, e le 500 pulitrici delle ditte Vega, Polignano e Bolognini di Taranto non possono certo permettersi il lusso di dormire. Il loro 8 marzo è stato un giorno di lotta, per difendere il proprio posto di lavoro. Un’assemblea nella scuola Acanfora, una delle sedi in cui si affaticano per 18 o 24 ore a settimana per portare a casa al massimo 750 mila lire al mese.
Le donne – tra di loro, comunque, c’è anche una minoranza di colleghi uomini – rischiano di rimanere senza lavoro dal prossimo giugno, quando scadrà l’ennesima proroga dei contratti di appalto per la pulizia di diverse scuole della provincia pugliese. Contratti attualmente attivati dal ministero della pubblica istruzione, ma che, grazie all’autonomia scolastica, da giugno passeranno ai singoli istituti. Le lavoratrici verranno dunque licenziate, dovranno attendere qualche mese in attesa dei rinnovi e poi chissà quante di loro e a quali condizioni (peggio delle attuali è possibile?) verranno riassunte. Già oggi, a parte il magrissimo stipendio e monte ore lavorativo, non vengono pagate durante le vacanze estive, a Natale, a Pasqua, insomma quando tutti i dipendenti "garantiti" hanno diritto alle ferie retribuite.
"Con la lotta che simbolicamente ricomincia proprio l’8 marzo – spiega Margherita Calderazzi, dello Slai Cobas – le lavoratrici vogliono uscire dalla precarietà selvaggia cui sono costrette da molti anni a questa parte. Avanziamo una richiesta precisa alle autorità, al ministero innanzitutto. Già tre mesi prima della scadenza di giugno bisogna scrivere dei precisi regolamenti attuativi in base ai quali dovranno essere bandite le nuove gare. E’ necessario che tutte le lavoratrici abbiano una base di certezza e di continuità da questi contratti: una durata di 5 anni senza sospensioni, e almeno 30 ore a settimana. Sono le condizioni minime di dignità per donne che portano avanti anche intere famiglie, dovendosi spesso sobbarcare altre ore di pulizie extra presso i privati".
Le donne di Taranto sono decise a proseguire la loro lotta: già nell’autunno scorso, dopo il licenziamento di 127 di loro, quelle che non si sono arrese hanno avuto la meglio e ottenuto di nuovo il proprio posto. E il lavoro, soprattutto nel Sud e per le donne, diventa anche un mezzo di emancipazione civile: un modo per affermare la parità con gli uomini, senza rimanere relegate ai fornelli e ad attaccare pannolini. "Già a settembre molte donne hanno portato i loro bambini alle manifestazioni – aggiunge la Calderazzi – Non vogliono essere risucchiate dalla famiglia, ma pensano anzi che i mariti e i figli possano affiancarle nelle proteste".
Il prossimo 15 marzo le pulitrici manifesteranno davanti alla prefettura di Taranto, per spingere le autorità – il governo soprattutto – a dare una risposta chiara al proprio bisogno di certezze. E si augurano anche che le scuole della provincia, consorziandosi insieme e bandendo delle gare serie, diano a loro volta un senso positivo alla autonomia che hanno di recente acquistato.