Rallentano i consumi: il retail inizia a soffrire

01/10/2002


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          sabato 28 settembre 2002



          Rallentano i consumi: il retail inizia a soffrire


          Il quadro economico in Eurolandia non è incoraggiante. Il graduale deterioramento dei principali indicatori evidenzia che la ripresa economica procede più lentamente del previsto. E se fino a oggi la maglia nera spettava all’export e agli investimenti, da qualche settimana inizia a farsi largo l’ipotesi che anche la domanda interna potrebbe subire un arresto. In questo quadro le cose non si mettono bene per il settore retail, che pure da inizio anno ha dimostrato una certa tenuta. «Sostanzialmente – spiega Luca Montorfano , responsabile Europa di Ras A.M. – per due ragioni: primo, è un settore esposto al business del food, decisamente difensivo; secondo, è sostenuto dai consumi finali che sono rimasti stabili. Per esempio, l’inglese Tesco , presente nel food, ha perso solo il 15% a fronte di una perdita molto più elevata dei mercati. Ma anche alcuni general retail come Mark&Spencer , Dixons , presente nell’elettronica di consumo e la svedese H&M , attiva nell’abbigliamento, hanno fatto bene. Ma in prospettiva, se ci si avvia verso uno scenario di recessione in cui i consumi più sensibili al reddito possono soffrire, i general retail potrebbero accusare perdite». E infatti sono in molti a fare una distinzione tra food retail e general retail. I primi, se le cose dovessero peggiorare, potrebbero cavaserla meglio dei secondi. Insomma, molto dipende da ciò che vendono. «Anche se non è detto, perchè – aggiunge Montorfano – ogni azienda fa storia a se. Per esempio, l’olandese Ahold , seppur esposta al food, ha perso molto per questioni interne, legate alla mancanza di fiducia verso il management, accusato di aver adottato misure discutibili da un punto di vista contabile». Come il team di R.A.M anche quello di Euromobiliare Sgr ha una posizione di totale neutralità sul settore. «È decisamente collegato al ciclo economico – precisa Daniele Bottolo, responsabile Europa di Euromobiliare Sgr – e tornerei a investire solo nell’ipotesi di segnali di ripresa e non certo in questa fase». Una posizione condivisa da Simone Chelini , responsabile Europa di Nextra Investments Sgr che, pur in presenza di segnali negativi per i consumi, lo giudica addirittura in qualche caso sovrastimato e da Marco Pirondini , responsabile della ricerca di Pioneer Investments che sottolinea come anche in presenza di aziende dalle valutazioni attraenti come le inglesi KingFisher e Dixon, in realtà la domanda consumers è troppo debole sia in Usa sia in Europa. «E poi non si deve dimenticare che rispetto a quanto si verifica in Usa – aggiunge Pirondini – le dinamiche del settore in Europa sono decisamente diverse da un punto di vista delle profittabilità. In Usa c’è un mercato unico e quindi i leader sono veri colossi e possono beneficiare di economie di scala, in Europa il mercato è più locale e in ogni Paese ci sono marchi forti. In Europa gli alti costi degli immobili hanno un’incicidenza maggiore sui profitti, rispetto agli Usa dove, grazie ai mall, le spese sono più contenute». Ma Bottolo mette in guardia anche su un altro fattore di rischio per il settore che però, paradossalmente, potrebbe avere un effetto contrario, quindi positivo, se il mercato dovesse recuperare. «Alcuni grossi retail – precisa – come l’inglese Sainsbury, l’olandese Ahold e la tedesca Metro per regolamento sono obbligati ad assicurare il trattamento pensionistico dei loro ex dipendenti e quindi con il crollo dei mercati azionari e le pesanti perdite subite dai loro fondi pensione protrebbero essere obbligati a immetere liquidità nei propri fondi». Liquidità che verrà detratta dai profitti accumlati mese per mese e di cui è opportuno tenerne conto i fase di valutazione. «Ma paradossalmente se il mercato dovesse recuperare – conclude Bottolo – queste uscite dimininuiranno sensibilmente e quindi alcuni titoli torneranno a essere attraenti». In un quadro generale di neutralità i titoli che dai più vengono giudicati interessanti sono l’inglese Tesco per la diversificazione nel non food e i progetti di espansione in Asia e la francese Carrefour per consumi più elevati rispetto al previsto in Francia

          pagina a cura di Lucilla Incorvati