Rallenta l’economia, in aumento la pressione fiscale

02/03/2004


02 Marzo 2004

IL 2004 DEI CONTI PUBBLICI PARTE IN SALITA, FABBISOGNO DOPPIO RISPETTO ALL’ANNO SCORSO
Rallenta l’economia, in aumento la pressione fiscale
L’Istat: giù il debito, va bene il deficit. Tremonti: sono problemi europei

Roberto Giovannini
ROMA
La fotografia della situazione economica dell’Italia nel 2003, diffusa ieri dall’Istat, è tutt’altro che rassicurante. Una crescita economica pressoché nulla, con un Pil che aumenta solo dello 0,3%. Un debito pubblico che scende, ma che – complice un ricalcolo più preciso della montagna del debito – rimane a quota 106,2% del Pil. È stato invece centrato l’obiettivo di deficit, con un indebitamento pari al 2,4% contro una previsione del 2,5%. Ma a costo di una forte diminuzione dell’avanzo primario (cioè l’indebitamento netto esclusa la spesa per interessi): era del 3,9% nel 2001, del 3,5% del 2002, e nel 2003 è stato solo del 2,9%.

Fa discutere il dato sulla pressione fiscale, che sospinta dai forti incassi dei condoni (con i quali, in larga parte, l’Italia è riuscita a limitare il deficit) è cresciuta quasi di un punto percentuale, dal 41,9 al 42,8% del Pil. E una brutta notizia sul fronte dei conti pubblici giunge anche per l’inizio del 2004: in febbraio, infatti, il fabbisogno si è rivelato il doppio di quanto prevedeva il governo.
Ma vediamo in dettaglio i dati comunicati dall’Istat, che successivamente hanno visto precisazioni e puntualizzazioni da parte del ministero guidato da Giulio Tremonti. Piattissimo è l’andamento del Pil 2003, che cresce solo dello 0,3%. Vanno «benino» i consumi, malissimo gli investimenti: i consumi finali nazionali sono aumentati dell’1,5% (+1,3% la spesa delle famiglie, +2,2% quella della pubblica amministrazione), ma sono calati del 2,1% gli investimenti fissi lordi e dello 0,6% le importazioni di beni e servizi. Nel 2003 l’economia è stata sostenuta praticamente solo dalle costruzioni e dai servizi, il cui valore aggiunto è aumentato rispettivamente del 2,5% e dello 0,7%; industria e agricoltura in frenata (-0,1% e -5,6%).
Passiamo ai conti pubblici. Il deficit pubblico è stato pari al 2,4% del Pil nel 2003: meglio delle previsioni (2,5%), ma peggio del 2,3% del 2002. Il debito, invece, si è attestato al 106,2% del Pil. Tutto per colpa di una revisione condotta da Bankitalia sulla reale consistenza del debito dal 1999 in poi. In pratica, chiarisce una nota del Tesoro, sono emersi alla luce degli stock di debito non completamente computati. È il caso dei depositi postali detenuti dai privati: prima le Poste li stimavano, e ora sappiamo che era una sottostima.

E per un ammontare consistente (l’1,3% del Pil nel 2003). Un po’ minore (lo 0,4% del Pil 2003) l’impatto di una riclassificazione dei titoli pubblici detenuti da alcuni fondi pensione privati. Il risultato è che anziché scendere dal 106,7% del Pil al 105%, dopo il ricomputo si passa dal 108 al 106,2%. Come detto, l’avanzo primario (uno dei parametri di «qualità» dei conti pubblici) si è fermato al 2,9% del Pil. E per la prima volta dopo 5 anni torna negativo il risparmio delle amministrazioni pubbliche: in questo caso c’è un «merito», ovvero l’aumento del 22,4% rispetto al 2002 delle spese in conto capitale, spinto dal +44,9% degli investimenti fissi lordi. La pressione fiscale complessiva è invece aumentata dello 0,9%. Un dato formato da un calo dello 0,9% delle imposte dirette, da un aumento del gettito di quelle indirette (+1,9%) e dei contributi sociali, e soprattutto delle entrate da imposte in conto capitale (24,5 miliardi di euro, +338,6% sul 2002). È la voce in cui sono contabilizzate le sanatorie fiscali: l’imposta sul rientro dei capitali dall’estero (0,6 miliardi) e i condoni (19,3 miliardi). E per concludere, il dato sul fabbisogno statale di febbraio, che – comunica il Tesoro – è arrivato a quota 8 miliardi, contro i 4,4 dello stesso mese del 2003. Considerando i primi due mesi dell’anno, c’è da preoccuparsi: nel 2003 il «rosso» era stato di 5,4 miliardi, quest’anno di circa 11.
Nel pomeriggio il ministero dell’Economia ha diramato alcune note a proposito dei dati diffusi ieri. In primo luogo, afferma Via XX Settembre, la crescita langue così come negli altri Paesi europei, ma «mal comune non è mezzo gaudio. Per queste ragioni – si legge – sui dati 2003 va finalmente e seriamente avviata in Europa una riflessione sul futuro economico del Continente». Quanto al deficit, l’obiettivo è stato più che centrato, e il debito continua a scendere «in linea con l’obiettivo del Programma di stabilità». Sul peso del fisco, il Tesoro spiega che i dati Istat includono «il condono fiscale, che non costituisce incremento della pressione fiscale sul 2003, ma recupero di mancata pressione fiscale sugli anni precedenti». Vero, ma è altrettanto vero che questo recupero si è oggettivamente tramutato in aumento della pressione fiscale «presente». Infine, il negativo andamento del febbraio 2004: per il ministero di Tremonti l’aumento del fabbisogno è dipeso dagli arretrati degli aumenti contrattuali dovuti ai pubblici dipendenti, dal maggior tiraggio delle Regioni per la Sanità legata a debiti pregressi, a investimenti e alla spesa per le missioni militari dell’Italia nel mondo.