«Rallenta la corsa verso la pensione»

08/04/2004



8 Aprile 2004

L’INPS: EFFETTO INCENTIVI. I SINDACATI: TESI ASSURDA

«Rallenta la corsa verso la pensione»

    ROMA
    La corsa verso la pensione di anzianità rallenterebbe, a sentire il presidente dell’Inps Gian Paolo Sassi, e per merito dei molto annunciati (ma finora, ancora più che mai teorici) incentivi che il governo vorrebbe concedere a chi rinuncerà pur avendo i requisiti ad abbandonare il lavoro. «I conti stanno andando bene – ha detto Sassi al termine di un’audizione presso la Commissione bicamerale per la gestione degli enti previdenziali – non c’è stata nessuna fuga verso la pensione di anzianità. Anzi – ha spiegato – c’è stata una regressione, le previsioni sono state smentite per difetto. Più di centomila persone che hanno maturato i requisiti tra il 2003 e il 2004 non stanno andando in pensione. Normalmente si trattava di dati più bassi, 5-10 mila persone. È la prima volta che succede che tanti lavoratori non vadano in pensione pur avendone i requisiti». Una spiegazione che ai più appare ardita, e che assolutamente non convince i leader sindacali.
    Il numero uno Cgil Guglielmo Epifani la definisce «una tesi azzardata», mentre il segretario generale della Cisl Savino Pezzotta si tratta di un’ipotesi non confermata, visto che la gente «non aspetta gli incentivi» e, «quando può, se ne va». «La gente non aspetta gli incentivi – ha detto Pezzotta – piuttosto il fatto che ci sia qualche domanda in più è un segno dell’incertezza che vivono tantissimi lavoratori». Per il leader della Uil Luigi Angeletti, le dichiarazioni di Sassi confermano invece che «gli incentivi destinati al lavoro funzionano e bastano», e che quindi non è necessario intervenire sull’aumento dell’età di uscita per la pensione di anzianità. «Lasciamo la gente libera di scegliere, incentivandola – ha detto Angeletti – e vedremo che il problema verrà risolto dalle persone stesse in maniera intelligente e flessibile».
    Secondo i dati presentati da Sassi, l’Inps prevede di superare nel 2003 i 142,4 miliardi di euro di spesa per le pensioni, con un aumento di oltre 9 miliardi rispetto al 2002 (+7%). In percentuale, rispetto al Pil, la spesa dovrebbe crescere dal 10,58% del 2002 al 10,96%. Tra il 2004 e il 2006 la percentuale rispetto al Pil dovrebbe diminuire, ma a fronte di aumenti di reddito consistenti. Nel 2004 l’Inps si attende una incidenza della spesa sul Pil nominale del 10,95%, a fronte di una crescita del Pil, sulla base delle stime del Governo, dell’1,9% (proprio oggi la Commissione europea ha previsto per l’Italia un aumento dell’1,2%) mentre nel 2005 l’incidenza dovrebbe scendere al 10,78% e nel 2006 al 10,62%. Sassi ha espresso preoccupazione per la dinamica di spesa dei fondi speciali e per lo squilibrio verso il quale vanno le gestioni dei lavoratori autonomi. Nel 2003, a fronte di oltre 122 mila uscite tra artigiani (40.360), commercianti (32.669) e coltivatori diretti (49.006), il saldo dei nuovi iscritti ha contato appena 13.191 unità (17 mila nuovi artigiani e 2.186 nuovi commercianti gli iscritti, mentre gli agricoli sono diminuiti di 5.995 unità).