Rai, Cattaneo chiude le reti ai sindacati

21/10/2003



  Politica




21.10.2003
Rai, Cattaneo chiude le reti ai sindacati: lo sciopero non va in tv
di 
Felicia Masocco


 Le porte della Rai chiuse ai sindacati, il direttore generale gliele ha sbattute in faccia. Questo in sostanza l’esito dell’incontro tra i leader di Cgil Cisl e Uil, la presidente della Rai Lucia Annunziata e il direttore generale Flavio Cattaneo. Martedìelle sarà sul tavolo del consiglio di amministrazione di viale Mazzini.

Contro la riforma previdenziale i sindacati si preparano allo sciopero di venerdì, prima tappa di una mobilitazione che vedrà a novembre una grande manifestazione nazionale a Roma, una iniziativa sul Mezzogiorno e una sulla scuola, e a dicembre un altro sciopero generale, di otto ore. Il programma di lotta per ora è solo abbozzato, comunque non fa sconti. Cgil, Cisl e Uil intendono contrastare le decisioni del governo e dare la massima visibilità alle proprie ragioni. L’appuntamento di lunedì ertici Rai era stato reclamato per questo dopo il messaggio sulle pensioni del premier e il monologo del ministro Tremonti al «La vita in diretta». Il confronto non solo è stato inconcludente dal punto dei vista dei risultati per il «catenaccio» di Cattaneo sordo a parole come «riequilibrio», ma è stato anche occasione di un nuovo scontro tra questi e Lucia Annunziata. La presidente ha sostenuto con fermezza che compito del servizio pubblico è quello di dare voce a tutte le posizioni in campo tanto più che l’argomento pensioni riguarda milioni di famiglie.

Come ha dimostrato lo stesso presidente del Consiglio irrompendo nelle case degli italiani a reti unificate all’ora di cena per dire quanto la sua riforma fosse saggia e coraggiosa. Lucia Annunziata ha parlato di «modifica del Dna» del servizio pubblico se viene a mancare l’equilibrio tra le diverse e opposte ragioni. Il direttore generale ha mostrato di non porsi neanche il problema e si è appellato a circolari e delibere per dire che lo spazio televisivo è ripartito, il governo ha il suo spazio e lo stesso vale (o varrebbe) anche per le forze di maggioranza e di opposizione. I sindacati sono «una parte», ha osservato Cattaneo. Una parte sociale, infatti, che nella vertenza pensioni ha posizioni del tutto alternative a quelle dell’esecutivo che non è neutro, ma è «l’altra parte», hanno replicato Guglielmo Epifani, Savino Pezzotta e Luigi Angeletti. «Avete Raitre» è stata a un certo punto la battuta di Cattaneo citando una trasmissione della terza rete dedicata alle ragioni del sindacato, «Vorrà dire che diremo ai nostri iscritti di pagare solo un terzo del canone» gli ha risposto Pezzotta. Avanti così per circa un’ora, mentre l’opportunità di dare alle «forze sociali e d’opposizione lo stesso spazio di Tremonti» veniva ribadita anche del presidente della commissione di Vigilanza sulla Rai Claudio Petruccioli.

L’ultima parola al consiglio di amministrazione che si riunisce oggi. Con l’auspicio che non sia una replica di quanto accaduto il 30 settembre quando Lucia Annunziata abbandonò la seduta dopo la bocciatura della sua proposta di seguire in diretta la manifestazione sindacale del 4 ottobre, la prima dopo il messaggio televisivo di Silvio Berlusconi. Messaggio di cui la presidente non era stata informata: «Non sarebbe cambiato nulla» ha fatto sapere Cattaneo. Non è escluso dal cda esca fuori l’offerta ai sindacati di partecipare a «Porta a Porta», «ne parlerò con Bruno Vespa, vedremo», ha detto il direttore generale. «Ci sono già stato eravamo uno contro quattro» gli ha risposto Pezzotta. Altra possibilità un intervento a «La vita in diretta».

Contro i sindacati ieri anche una nuova offensiva di governo e Confindustria. Per Berlusconi la riforma delle pensioni «è improcrastinabile; per Antonio D’Amato lo sciopero «è inutile»; Maroni insiste con le profferte di dialogo. «Sarà un grande sciopero – è la risposta di Pezzotta – anche contro Finanziaria». «La nostra mobilitazione durerà – afferma Epifani – ed è corretto che il servizio pubblico radiotelevisivo l’accompagni con una informazione corrispondente al pluralismo delle opinioni in campo».