Ragusa. Lavoro nero, cresce l’allarme

01/03/2002



28 febbraio 2002
RAGUSA
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La Filcam-Cgil chiede che venga attivata subito la commissione già istituita in seno alla Provincia regionale

Lavoro nero, cresce l’allarme
Una piaga sociale che nel Ragusano sembra in costante crescita

Lavoro nero, allarme rosso. A dare la stura agli interventi del sindacato su una piaga che, sul territorio ibleo, sembra essere in costante crescita, l’episodio di lunedì scorso. E’ la Filcams-Cgil, in particolare, a dire la sua in ordine all’arresto del titolare di un istituto di vigilanza privata, accusato di tentata estorsione ai danni dei dipendenti. In un documento dai toni durissimi, la federazione di categoria evidenzia come «la pratica del lavoro nero, che vede come vittime, consapevoli o meno, i dipendenti i quali vengono provati di elementari diritti, sia uno strumento ricorrente nel nostro tessuto sociale che viene praticato per il raggiungimento di facili profitti giocato sulle spalle dei lavoratori». La Filcams-Cgil, quindi, «denuncia ancora una volta il ricorso a questo strumento divenuto, negli anni, una piaga sociale incontrollabile e invita i lavoratori alla vigilanza ed alla protesta per un metodo che è sicuramente un freno allo sviluppo economico e sociale del nostro territorio». La Filcams-Cgil, inoltre, chiede che possa essere attivata, in tempi brevi, la commissione già istituita in seno alla Provincia regionale di Ragusa al fine di porre in essere tutte quelle proposte utili e necessarie a debellare questo triste fenomeno piuttosto ricorrente nei lavori cosiddetti precari e tra le offerte di lavoro per i giovani in cerca di prima occupazione.
Il sindacato, altresì, invita gli organi preposti a svolgere una più incisiva azione di controllo e di vigilanza al fine di fronteggiare il fenomeno. Le segreterie provinciali di Cgil, Cisl e Uil, dal canto loro, sono pronte ad appoggiare in pieno l’operato della task force per contrastare una piaga che, nell’area iblea, ha assunto connotati sempre più preoccupanti. Il fine primario, dal punto di vista sindacale, è quello di individuare strategie di prevenzione e di contrasto. «Stiamo cercando di passare – spiega il segretario provinciale della Uil, Giorgio Bandiera – alla fase operativa, per dare concreta attivazione a tutti gli impegni che la task force aveva assunto nelle scorse settimane.
Adesso, comincia il momento più difficile anche se gli ultimi episodi di cronaca non fanno che confermare quanto noi dicevamo da tempo».
Un’attenta disamina dell’incidenza del fenomeno consente di evidenziare come lo stesso risulta altamente esteso in particolar modo nel comparto agricolo soprattutto per ciò che riguarda gli impieghi stagionali, nel settore edilizio ed attività connesse, nell’artigianato e nell’ambito di alcune qualifiche ed attività professionali. «I settori, insomma – afferma il segretario confederale della Cgil, Tommaso Fonte – che chiedevamo da tempo di controllare e che, finalmente, cercheremo di passare al setaccio. Abbiamo esaminato specificatamente le attività da effettuare, attività individuate nella necessità di un forte potenziamento dei controlli da parte degli organi competenti». L’obiettivo è di non trascurare settore alcuno, con riferimento anche all’impiego di manodopera di extracomunitari senza permesso di soggiorno. Inoltre, occorrerà intervenire e riferire alle autorità competenti le irregolarità riscontrate. Sono già state formulate diverse proposte relativamente alla possibilità di riconsiderazioni normative con riferimento all’elevato costo del lavoro che favorirebbe per alcuni versi il ricorso al lavoro nero.
Giorgio Liuzzo

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