Ragionieri: contratto studi sotto tiro

14/10/2004



            giovedì 14 ottobre 2004


            sezione: NORME E TRIBUTI – pag: 25
            autore: M.C.D.
            PROFESSIONI • Dai ragionieri critiche all’accordo del 28 luglio
            Contratto studi sotto tiro
            ROMA • Il nuovo contratto degli studi professionali potrebbe portare «aggravi organizzativi e oneri economici troppo pesanti per le realtà di piccole dimensioni».
            È il Consiglio nazionale dei ragionieri a prendere posizione nei confronti dell’accordo siglato il 28 luglio, che per la prima volta accomuna i professionisti dell’area amministrativa, giuridica ed economica, del comparto tecnico e del settore sanitario.
            Le perplessità colpiscono non gli aumenti economici, ma il funzionamento di istituti, come l’assistenza sanitaria integrativa o il diritto allo studio, il cui impatto — è il timore velato — potrebbe non essere stato valutato a sufficienza.
            È la prima volta che un organismo di rappresentanza istituzionale si pronuncia su un accordo raggiunto dai sindacati di categoria, anche se il documento si presenta come "guida pratica" messa a punto dal gruppo di studio lavoro e previdenza, coordinato da Cesario Genco.
            Dunque, il Consiglio nazionale dei ragionieri raccoglie e mette in fila i dubbi e le critiche sui contenuti dell’accordo che sono stati sollevati da alcune sigle sindacali aderenti a Consilp (Adc e Unione nazionale giovani dottori commercialisti).
            Il gruppo di studio ha, in particolare, espresso perplessità sulla disciplina relativa a Cadiprof, la Cassa per l’assistenza sanitaria integrativa per i dipendenti degli studi, costituita il 22 luglio 2003. L’ente è finanziato con 13 euro mensili per ogni lavoratore e per 12 mensilità a partire dal luglio scorso.
            Per il periodo tra il 1 luglio e il 31 dicembre 2004 il versamento, di complessivi 78,00 euro per ogni dipendente, deve essere corrisposto in due soluzioni, entro il 30 settembre e il 31 dicembre 2004. Entro agosto doveva invece essere versata l’una tantum di 24 euro per coprire il periodo previsto dal precedente contratto.
            Il documento dei ragionieri nota che non sono previste sanzioni per eventuali ritardi. Inoltre, manca il regolamento della Cassa. Dunque, all’onere per i datori di lavoro non fa riscontro la chiarezza. «Restano, infatti, da chiarire — sottolinea il documento — i criteri che saranno adottati per i versamenti e le condizioni di erogazione delle prestazioni nei casi di assunzione part-time di un lavoratore presso più professionisti, nei rapporti di lavoro a tempo determinato inferiori a sei mesi, nelle ipotesi di "passaggio" di un lavoratore tra diversi professionisti e nei casi di cessazione del rapporto, anche ai fini del decorso della "franchigia" semestrale».
            Un altro capitolo spinoso è quello della formazione dei dipendenti e del diritto allo studio. Le iniziative di aggiornamento «pur in presenza di un aggravio di costi per il datore di lavoro», sono indispensabili per l’attività svolta e contribuiscono — si riconosce — «a elevare la qualità del lavoro dello studio». A patto che i progetti siano definiti in modo flessibile, per rispondere alle esigenze dei settori coinvolti. Infine, c’è allarme per la disciplina sul diritto allo studio.
            Spiega il documento: «Considerato che alle 40 ore annue di permessi retribuiti per motivi di studio si aggiungono ulteriori 24 ore di permessi retribuiti per ogni esame universitario sostenuto, si potrà arrivare alla fruizione da parte di un lavoratore studente di 328 ore annue retribuite, nel caso estremo di sostenimento di 12 esami universitari nell’anno. Inoltre, la limitazione delle possibili assenze contemporanee per congedi di studio al 10% dei dipendenti in forza, appare quanto mai lacunosa e dà adito a molteplici interpretazioni».