Ragionieri a Tremonti: no all’esclusiva dei Caf

19/11/2003



      Mercoledí 19 Novembre 2003

      NORME E TRIBUTI


      I ragionieri a Tremonti:
      no all’esclusiva dei Caf
      L.CA.


      ROMA – Una «discriminazione odiosa», da eliminare. Così William Santorelli, presidente del Consiglio nazionale dei ragionieri ha definito, in una lettera inviata al Ministero dell’Economia, l’esclusiva sull’assistenza fiscale per le dichiarazioni semplificate dei modelli 730, riservata per legge ai Centri di assistenza (Caf).
      «È giunto il momento – ha spiegato Santorelli – di estendere ai professionisti economico-contabili iscritti agli Albi la possibilità di effettuare assistenza fiscale in questo ambito». Dunque, i ragionieri commercialisti, nella lettera inviata al ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, chiedono di consentire anche alla propria categoria, così come ai dottori commercialisti, la facoltà di prestare assistenza fiscale sui modelli 730 presentati, già a partire dal 2004. «Un’attività – ha ricordato il presidente dell’Ordine – che i professionisti esercitano da sempre nei riguardi di tutte le categorie di contribuenti», con una garanzia di qualità della prestazione e di integrità deontologica in più, oltre a una possibilità che viene negata ai giovani commercialisti in entrata sul mercato del lavoro.
      La lettera di Santorelli segue di circa una settimana quella spedita al garante della Concorrenza, Giuseppe Tesauro, dal presidente dell’Ordine dei dottori commercialisti, Antonio Tamborrino (si veda «Il Sole-24Ore» dell’11 novembre), che sollecitava proprio l’Antitrust a invitare il legislatore a sciogliere il nodo del l’esclusiva ai Caf, assegnata nel ’98 dall’allora ministro delle Finanze, Vincenzo Visco, con il decreto legislativo 490/98 sul riordino dell’assistenza fiscale.
      Ma già a settembre, lo stesso Tamborrino aveva scritto al commissario europeo, Mario Monti. Che aveva, a sua volta, avviato una consultazione per verificare se fossero gli Ordini i veri depositari di rendite di posizione. «L’esatto contrario», replicano Tamborrino e Santorelli. Ed è di pochi giorni fa la notizia che la Corte di appello di Milano, attraverso una causa promossa da un gruppo di 16 studi di dottori commercialisti, ha già sollevato questione di legittimità alla Corte di giustizia europea, per incompatibilità con le norme comunitarie.
      «Una riserva dunque – ha concluso Santorelli – ingiustificata e lesiva anche del principio di eguaglianza. Un contenzioso che non potrebbe che concludersi con il riconoscimento dell’incostituzionalità delle norme in esame».