Raddoppia il deficit ad agosto e il governo rifà i conti

02/09/2003

martedì 2 settembre 2003

 
 
Pagina 3 – Economia
 
 
LA FINANZIARIA
Nei primi otto mesi 33,4 miliardi, come nel 2002. Crescita del Pil ridimensionata della metà

Raddoppia il deficit ad agosto e il governo rifà tutti i conti
          Sul dato pesano la spesa per interessi e il contratto della scuola. Il Tesoro: siamo in linea. Elevabile il tetto al disavanzo
          Per Welfare e consumi si cercano 5 miliardi: la meta potrebbero venire dalla previdenza. Scendono debito e pressione fiscale

          ROBERTO PETRINI


    ROMA – Settembre, il mese della Finanziaria, comincia all´insegna di un colore rosso cupo. E´ quello del fabbisogno dello Stato che, durante il torrido agosto che ci siamo appena lasciati alle spalle, ha raddoppiato passando da 3,2 a 6,3 miliardi. «Conti in linea», ha dichiarato ieri il sottosegretario all´Economia Giuseppe Vegas ma i dati dei primi otto mesi dell´anno indicano un saldo negativo di 33,4 miliardi di euro e testimoniano che il vantaggio faticosamente cumulato nella prima metà dell´anno si sta lentamente vanificando e che l´obiettivo di raggiungere i 42 miliardi a fine anno sarà segnato da una strada in salita.
    Se in un modo o nell´altro il 2003 è ormai contabilmente alle spalle, è il 2004 il vero rebus che il governo e la maggioranza dovranno sciogliere nei prossimi trenta giorni al termine dei quali sarà presentata la manovra di bilancio. Si sa che dovranno essere recuperati almeno 16 miliardi, di cui 5,5 con difficili misure strutturali e 10 con le discusse misure una tantum. Non tutti sono convinti che questa cifra sarà sufficiente: c´è chi parla ancora in queste ore di una lievitazione della manovra e c´è chi risponde confidando di un ulteriore ammorbidimento delle maglie europee.
    Le spese continuano a correre: lo stesso Tesoro ieri ha chiamato i causa i contratti della scuola (oltre alla spesa per interessi) per giustificare la corsa del fabbisogno di agosto. Proprio i contratti del pubblico impiego, definiti prima della pausa estiva, sono tra le voci che avranno un impatto di rilievo sui conti pubblici. Senza contare che gli oltre 12 miliardi di euro, raccolti quest´anno con il condono fiscale, sono una cifra considerata irripetibile nel prossimo anno a meno di nuove manovre di mastodontico intervento finanziario sul patrimonio dello Stato.
    Su tutto pesa la congiuntura: come è noto quest´anno le stime sono dimezzate e si va verso lo 0,5 per cento di crescita del pil, mentre per il prossimo la stima del 2 per cento contenuta nel Dpef già sembra destinata a ridursi all´1,5 per cento, almeno nelle ipotesi degli osservatori più accreditati. La ripresa è lontana ma non è solo questo il nostro problema: lo stesso governatore della Banca d´Italia Fazio ha avvertito durante l´audizione sul Dpef che solo un terzo dell´aumento del deficit di quest´anno è attribuibile alla scarsa crescita. Non è escluso che lo schema si ripeta anche il prossimo anno quando dovremo scendere dal 2,3 per cento all´1,8 nel rapporto deficit-pil (mezzo punto come ci chiede l´Europa).
    La situazione strutturale del paese non cambia: il «Bollettino statistico» diffuso ieri dalla Banca d´Italia conferma che siamo sempre in testa alla classifica del più alto debito pubblico a quota 106,7 del pil mentre ci confermiano ottavi in Europa per la pressione fiscale (41,6 per cento del pil), ai livelli del ’94.
    Dunque il passaggio è assai stretto e la caccia alle risorse è aperta. Tanto più che il governo si rende conto che dovrà trovare anche risorse per rilanciare in qualche modo lo sviluppo (si parla di 5 miliardi di euro). Da dove verranno? Una delle misure in dirittura d´arrivo sembra quella della celebre «Scip 3» (la vendita delle case dei militari che fu bloccata da An): è possibile che il decreto arrivi e assicuri entrate per 3 miliardi di euro per il prossimo anno. Il resto è affidato alla stessa previdenza, ai tagli ai ministeri e agli enti locali.