Raccomandati 4 su 10, il nuovo boom

21/11/2005
    lunedì 21 novembre 2005

    Pagina 26 -Cronaca

    Un vizio italiano che non tramonta, anche se aumenta la ricerca di personale via internet o attraverso i giornali specializzati

      Raccomandati 4 su 10, il nuovo boom

        Ricerca Unioncamere: per il lavoro vince la segnalazione
        Più frequente nelle piccole ditte, meno nelle grandi industrie, il Sud è in testa alla classifica

          ALESSANDRA RETICO

            ROMA – Avrai pure fatto il master e la specializzazione e due anni all´estero e quante idee. Però se sei amico, figlio, pronipote, quello che lo manda quell´altro lì, ecco, funziona meglio. Prego, si accomodi, la assumiamo. Spintarella, segnalazione e diciamo pure raccomandazione, che cambia: in Italia per lavorare serve che qualcuno consigli «è bravo, lo conosco». Pratica antica, e ancora molto viva: i dati di Excelsior, l´indagine di Unioncamere e ministero del Lavoro su oltre 100 mila aziende, dicono che la conoscenza diretta è anche nel 2005 il canale a cui le società ricorrono nel 42,6% dei casi.

            Ancora la storia del Paese di raccomandati? La pratica risale così indietro e così dentro la nostra cultura, ha dei modi e delle derive purtroppo clientelari che in un certo senso sì, è viscerale. Certi personaggi dei film degli anni ‘60, operaio o impiegato perché il commenda ha dato una mano. Anche oggi conoscere il capo è un buon curriculum, ma non è detto che se tizio è amico o amico di un amico funzioni poi come un tempo.

            Al sud sì, convince di più, specie nelle piccole imprese ci si fida eccome di quello che dice tal dei tali, un´azienda su due (il 45,4%, contro il 36 del nord) è "sensibile" alla segnalazione. E anzi, a volte non la discute nemmeno. Ma andando più a settentrione, verso grandi aziende, allora cambia, qualcosa cambia. Le human resources, i dipendenti, si scelgono con le agenzie di lavoro interinale, consulenti e società di selezione del personale. Professionisti della meritocrazia, cacciatori di teste ben pagati che dicono questi sono referenziati, gente brava e non per parentele.

            Quasi come in America, quasi, perché references lì non è solo un modo più bello di dire raccomandazione, ma ha un senso laico e di relazione di fiducia, di merito garantito.

            Ancora non è fondamentale, non è così discriminante. Però internet, quotidiani e stampa specializzata, centri per l´impiego e banche dati aziendali in un anno soltanto hanno visto raddoppiare il loro utilizzo "libero" da parte delle aziende. Al solito, più al nord e nelle grandi aziende: in quelle con oltre 500 dipendenti, le società di ricerca di lavoro sono segnalate come canali preferenziali da un 30%. Al meridione la rete che conta è un´altra, quella delle tre doppie w la conoscono e la usano in pochi.

              Insomma, la strada fatta è quella, una buona conoscenza per entrare a scuola a numero chiuso, per evitare il servizio militare, per spuntarla all´esame universitario, per far andare più veloce una pratica, per un tavolo con vista panorama. Dicono gli antropologi che la raccomandazione per noi italiani è uno schema interpretativo della realtà, qualcosa che fonda le nostre relazioni sociali. Per essere trattati normalmente, in un certo senso, perché tutti ce l´hanno, è la giustificazione. Il "mi manda Picone" una sorta di identità culturale, di appartenenza a una radice comune e di "fratellanza". Dicono i dati che questo è vero, è vero che la spintarella è percepita come un bene da chi la cerca e da chi l´accorda. Se non fosse anche consorteria, darebbe anche lavoro a chi lo merita.